Memoria cervello umano sta diminuendo soprattutto tra giovani e manager: colpa dei device elettronic

Siamo a corto di memoria. No, non di memoria informatica. Quella roba è in vendita a metà prezzo ovunque, al giorno d’oggi

Siamo acorto di memoria. No, non di memoria informatica. Quella roba è invendita a metà prezzo ovunque, al giorno d’oggi. Sto parlando dellamemoria umana, quella racchiusa dalla materia grigia dentro il nostrocervello. Secondo una ricerca recente, ricordiamo sempre meno fattifondamentali. Quest’estate, il neuroscienziato Ian Robertson hacondotto un sondaggio su tremila persone, e ha scoperto che gliindividui più giovani sono meno in grado di ricordare informazionipersonali standard rispetto ai più anziani. Alla domanda sulla data dinascita di un parente, l’87 per cento degli intervistati di etàsuperiore ai 50 anni sapeva rispondere, a fronte di meno del 40 percento degli under 30. E alla richiesta del numero di telefono, un terzodei giovani faceva scena muta, e doveva tirare fuori il cellulare perleggerlo.

Questo gesto spontaneo – portare la mano alla tasca per trovare larisposta – è il succo della questione. La memoria di un telefonino puòimmagazzinare fino a 500 numeri, allora perché disturbarsi a stipare lastessa quantità di info nel proprio cervello? I giovani di oggi sono laprima generazione a crescere con una gamma infinita di dispositivi eservizi ubiqui che esistono espressamente allo scopo di ricordareinformazioni in modo che loro non abbiano bisogno di farlo: BlackBerry,cellulari, Gmail.

L’ho notato anche nella mia esperienza personale. Io non mi ricordo amemoria l’indirizzo email di un solo mio amico. A volte devocontrollare la mia casella di posta in arrivo addirittura per ricordareil cognome di un mio contatto. Alcuni miei amici non si fanno viviquando dai loro appuntamento fuori per pranzo se l’agenda di Outlooknon glielo rammenta. E quando si parla di cultura popolare – nomi dipersonaggi famosi, brani di canzoni – ormai confesso di aver rinunciatoa fare lo sforzo di ricordare alcunché, perché posso recuperarel’informazione che cerco all’istante, cercando su Internet.

Il confine che separa la mia memoria da Google si sta spostando,decisamente a favore del secondo. Spesso quando parlo al telefonocontemporaneamente cerco su Wikipedia e sui motori di ricerca on lineper approfondire l’argomento di conversazione, e sfrutto i risultatiper arricchire le mie tesi.

Il cyberfuturo è qui. Senza neanche accorgercene, abbiamo delegatoimportanti funzioni periferiche cerebrali ai chip di silicio che cicircondano. E francamente, ne sono felice. Se utilizzo Internet comeappendice mentale delle mie conversazioni quotidiane mi sento molto piùfurbo. Mettiamo che voi menzioniate un film che io non ho mai visto. Indieci secondi posso trovare il riassunto della trama, il cast,l’impatto in termini culturali che ha avuto. La macchina cambia il miomodo di comunicare, e nelle chat non faccio altro che incollare link,arricchendo di nuove “parole” il mio vocabolario e la mia conoscenza.


Si potrebbe affermare che scaricando tutti i dati sui chip, lasciamolibera la materia grigia di dedicarsi ad altre attività piùgenuinamente “umane”, come il brainstorming o il sognare a occhiaperti. Non solo: la memoria perfetta del silicio è una minierainesauribile di riflessioni. Ho un blog da quattro anni, il che vuoldire che ho riversato on line milioni di pensieri. Questo mi portaspesso alla surreale e deliziosa esperienza di digitare una ricerca suGoogle e scovare come risultato un vecchio post che non ricordavonemmeno di aver scritto. La macchina mi aiuta a riscoprire cose cheavevo scordato di sapere. È quella che Cory Doctorow chiama“intelligenza esterna”.

Eppure, qualcosa mi preoccupa. È vero, quando sono in Rete sonoindiscutibilmente un genio? Ma quando non sono connesso sono undisadattato? Il fidarmi eccessivamente della memoria artificiale miimpedisce di comprendere il mondo in altri modi?

C’è un altro genere di intelligenza, che deriva non dal riconoscimentoistantaneo ma dalla lenta digestione di dati e informazioni di una vitaintera. Si legge delle scoperte di Madame Curie, della storia dei paesiche confinano con l’Iraq. Si legge Guerra e pace. Poi lo si lasciasedimentare per decenni finché bang! Finalmente arriva l’illuminazione(se l’Afghanistan avesse delle riserve di uranio, i russi avrebberoscoperto il nucleare prima del 1917!)

Ormai pensiamo all’intelligenza umana come a un processore Intel, ingrado di analizzare dati alla velocità della luce e individuare deglischemi. Ma forse c’è altrettanto valore nella capacità di metabolizzaredentro di sé cose apparentemente senza importanza, aspettando che dianoi loro frutti. Ovviamente, non è una questione di tutto bianco o tuttonero. Io voglio tutte e due le cose: voglio che il mio cervello sia unaminiera di sapere e voglio che il mio cervello supplementare di silicione contenga ancora di più. Poi, nell’immediato, vorrei almeno essere ingrado di ricordare il mio numero di telefono.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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