Russia: sostegno all'Iran per il nucleare pacifico e consolidamento alleanza

Sostegno al nucleare per fini pacifici e trattato di non aggressione con l'Iran e gli altri paesi del Caspio. La missione iraniana del leader russo pone Mosca al centro dei giochi diplomatici, rilancia i suoi affari energetici e raffredda sempre

Sospetti, misteri, intrighi. Ma più che un mediatore in trasferta, Vladimir Putin è oggi uno stratega compiaciuto del suo ruolo. Più che disinnescare la miccia iraniana, al presidente russo interessa soprattutto continuare la sua campagna energetica e politica, e porsi come interlocutore obbligato dell'Occidente nella complessa crisi irachena, di cui diventare il manovratore neanche tanto occulto.

Il suo viaggio iraniano è cominciato in ritardo a causa di un allarme lanciato dall'agenzia di stampa indipendente "Interfax" su un possibile attentato suicida per assassinare il capo del Cremlino durante la sua visita a Teheran. Secondo parte della stampa russa, le indiscrezioni sul possibile attentato sarebbero state messe in giro dall'intelligence statunitense, che avrebbe anche offerto piena collaborazione ai servizi russi sui dettagli, proprio per destabilizzare un incontro particolarmente delicato e decisivo per le sorti geopolitiche dell'area caspica, e dissuadere Putin dal suo programma. Già nei giorni scorsi, infatti, la missione del leader russo, la prima in Iran dopo quella di Josif Stalin nel 1943, aveva scatenato polemiche, preoccupazioni ed attese. Il presidente russo, accolto dal ministro degli Esteri iraniano Manoucher Mottaki, è la pedina chiave dell'importantissimo vertice dei Paesi del Mar Caspio, al quale oltre al presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, hanno prenso parte i presidenti di Kazakhstan, Turkmenistan e Azerbaigian. Sul tavolo le divisione del grande bacino, con la conseguente gestione delle risorse, ma anche petrolio, Iraq, e i rapporti con gli Usa.

Ma all'ordine del giorno, c'era soprattutto la questione del nucleare iraniano, al punto che Putin aveva consultato nei giorni scorsi i leader occidentali (Sarkozy, Merkel e Rice) neanche fosse un ambasciatore, per domare le ire del premier iraniano Ahmadinejad. Questi aveva proposto un "patto" di sicurezza tra i cinque paesi del Caspio, dal quale siano escluse tutte le altre potenze. Una esclusività che sembra soprattutto un rifiuto a trattare e a subire le imposizioni occidentali. "Le questioni legate alla sicurezza del Mar Caspio devono essere di esclusiva competenza dei Paesi rivieraschi", ha affermato il presidente iraniano, "magari creando un'organizzazione regionale per la sicurezza e la stabilità, che sia la base di una cooperazione per lo sfruttamento delle risorse energetiche". L'abbondanza di risorse di petrolio e gas naturale presenti sotto il fondo marino del Caspio fa gola ha tutti, e gli accordi tanto auspicati sono facilmente arrivati, tanto che i cinque leader hanno deciso di rendere annuale i vertici del mar Caspio e hanno annunciato che il prossimo summit si terrà a Baku, nel 2008; i ministri degli Esteri si riuniranno invece ogni sei mesi. "Il Caspio - ha detto il capo del Cremlino - deve unirci e non dividerci, le sue ricchezze devono essere sfruttate con una cooperazione globale tra i Paesi rivieraschi". Un'alleanza che si baserà soprattutto sulla non aggressione, insistendo sulla strada del dialogo, e impedendo il ricorso alla forza di qualsiasi genere, definito "inaccettabile" dal leader russo. "Non dovremmo neanche ipotizzare di impiegare la forza in questa regione - ha dichiarato Putin, che ha proposto un impegno (sottoscritto dagli altri paesi) per "non contribuire ad alcuna aggressione o operazione militare contro uno di loro, neanche con per un semplice appoggio logistico".

L'intesa è un tassello fondamentale nei giochi geopolitici attuali, perché impedisce alla Russia di intervenire in Iran, anche qualora la tanto chiacchierata campagna Usa contro Teheran si trasformasse in attacco militare. Non è un mistero, infatti, che Bush, vorrebbe una Russia più ferma verso l'Iran, così da indurre il regime degli ayatollah a rinunciare al suo programma nucleare, mentre per ora il leader russo si è sempre opposto alle sanzioni verso Teheran. Oggi, il possibile intervento militare in Iran condiziona le diplomazie occidentali, con gli allarmi lanciati dal ministro degli esteri francese Kouchner e l'invocazione di nuove sanzioni Onu a Teheran da parte di Angela Merkel, il cui termine ora è slittato a fine novembre. Tutto ruota intorno alla questione del nucleare iraniano, sulla quale Putin ha espresso giudizi diplomatici e sottili, parlando di "nostro sostegno al Trattato di non proliferazione nucleare e a tutti i programmi nucleari con fini pacifici, compreso quello iraniano, se rispetterà le condizioni di pace", avallando di fatto il nucleare iraniano, e sconfessando le speranze occidentali. Il tutto senza specificare se Mosca abbia deciso di sbloccare un'operazione più volte rinviata, quella che prevede una fornitura di uranio arricchito per l'avvio della prima centrale nucleare iraniana, a Bushehr, a un prezzo di 4 miliardi di dollari. Anzi, è stato Ahmadinejad a glissare sulla domanda durante la conferenza stampa, dichiarando concluso l'incontro con i giornalisti, dopo aver aggiunto che i cinque Paesi hanno "sostenuto il diritto legittimo all'uso pacifico dell'energia nucleare senza alcuna discriminazione, nell'ambito del Trattato di non proliferazione". Un commento che mal nasconde la soddisfazione per l'incontro di oggi, e per l'alleanza con Putin, lanciatissimo nei rapporti con l'Iran: il leader russo incontrerà anche incontrerà anche la Guida suprema Khamenei che d'abitudine non riceve i capi di Stato che non siano musulmani.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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