Generali e Mediobanca: Geronzi come vicepresidente del gruppo assicurativo e più potere alla banca?

Spaghetti e mandolino, tragedia e farsa, c’è poco da dire l’Italia è così

Spaghetti e mandolino, tragedia e farsa, c’è poco da dire l’Italia ècosì. Ancora una volta al centro di tutto c’è Generali e Mediobanca etutti i suoi soci da Unicredit a Groupama, un balletto che nessuno avolgia di terminare. Un balletto che non può continuare. Così spuntaquella figuraccia di Geronzi fresca fresca. Lui dice che VincenzoMaranghi, lo storico successore e aiutante di Enrico Cuccia decedutopoco tempo fa, lo aveva battezzato presidente di Mediobanca. “Primadella sua morte Maranghi mi disse se volevo essere presidente diMediobanca”, ha dichiarato Geronzi alla stampa. Immediata la reazionedei familiari che si sono detti “profondamente sconcertatidall’attribuzione di parole e pensieri a una persona che non è più ingrado di asseverare né di correggere nè tanto meno di smentire quelleaffermazioni”.

In effetti del fatto che Geronzi, puntando al ruolo di erede dellatradizione storica di Mediobanca, sia scaduto in un eccesso ditempestività e di cattivo gusto sembra difficile dubitare. Certo ilmessaggio che ha lanciato è chiaro e coerente. Adesso Geronzi è ilpresidente di Mediobanca, ieri lo stesso Vincent Bolloré lo ha definitoil naturale candidato alla vicepresidenza di Generali (lasciando un po’indispettiti anche diversi manager di Mediobanca), domani Geronzipotrebbe diventare l’ago della bilancia nel nuovo assetto del Leone efarsi tramite la stessa Mediobanca (che delle Generali è il maggioreazionisti) garante del “nuovo corso).

A questo punto però ci sono diversi ostacoli e interrogativi. Ilprimo riguarda la contropartita che francesi vorranno in cambio delproprio appoggio. Un interrogativo grande quanto la stabilitàdell’intero sistema finanziario italiano anche perché Generali habisogno di crescere per difendersi dagli altri due grossi gruppieuropei che sono Allianz e la francese Axa. Proprio quest’ultima gioca da tempo il ruolodella pantera in agguato e nessuno sottovaluta i pericoli a cuipotrebbe esporre il Leone. Guarda caso fu proprio lo stesso Maranghi amettere in guardia Generali dal grandissimo pericolo che cadesse nellemani di Axa. Altro interrogativo riguarda proprio le mosse cheMediobanca e Generali dovranno fare per sventare una caduta. Bisognacrescere, crescere, crescere. Ma mille lacciuoli intralciano il passo.Unicredit, maggiore azionista di Mediobanca, tanto da dovere cedere perragioni di antitrust il 9,34% di piazzetta Cuccia all’indomani dellafusione con Capitalia, rischia un corpo a corpo con Intesa Sanpaolo. Seinfatti Unicredit è diventata il primo azionista di Mediobanca che, asua volta, è il primo azionista di Generali, bisogna anche ricordareche il Leone a sua volta possiede il 5% di Intesa San Paolo Imi. Perquesto Giovanni Bazoli, patrone della banca torino-milanese da subitoricordò a Unicredit che non poteva mantenere il controllo di Mediobancacon quelle quote e ricordò gli impegni a vendere. Insomma ancora unavolta intorno a Mediobanca ruotano tutti pezzi da novanta della nostrafinanza. La cosa più brutta che potrebbe accadere è che alla fineanxcora una votla a trarre il frutto delle divisioni nazinali sia unostraniero come Axa o come Allianz.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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