Putin si candiderà come premier alle prossime elezioni russe con il partito "Russia Unita"

Vladimir Putin, per mantenere il controllo del potere, sebbene dovesse lasciare la presidenza nel marzo 2008, ha deciso di candidare a Premier

L'attesa è finita. Dopo mesi di speculazioni su cosa avesse deciso difare Vladimir Putin per mantenere il controllo del potere, sebbenedovesse lasciare la presidenza nel marzo 2008, ora finalmente èdiventato tutto molto più chiaro. Che il tempo delle scelte stesse perarrivare era ormai lampante, dati i tanti, troppi segnali, che inqueste ultime settimane erano trapelate dal Cremlino. La nomina apremier di un perfetto sconosciuto quale Zubkov è stata il momentoiniziale di una strategia che è culminata ieri con l'annuncio, asorpresa, dell'accettazione da parte del presidente russo VladimirPutin del posto di capolista di “Russia Unita” per le elezioni dellaDuma. A questo si aggiunga l'altra notizia, ancora più a sorpresa:Putin ha affermato di ritenere "abbastanza realistico" che egli possadiventare il prossimo premier russo, in caso di vittoria (scontata) diRussia Unita alle elezioni e dell'elezione di un presidente "decente,competente e moderno", un modo come un altro per definire colui chedovrà essere un suo fedele alleato. Si squarcia dunque il velo suquello che è stato definito dai manifesti elettorali di “Russia Unita”il "piano Putin", ovvero la via maestra per la "vittoria della Russia".Una via che, come vediamo porta ancora non solo il nome ma anche ilvolto dell'attuale presidente russo.

La scesa in campo di Vladimir Putin trova concordi tutti gliosservatori: è una decisione che ha pesantemente alterato gli equilibripre-elettorali, che già prima spiravano secondo il vento del Cremlino.Secondo alcune stime il partito “Russia Unita”, già accreditato dioltre il 45% dei voti prima della giornata odierna, potrebbe puntareora addirittura al 60-70% e ottenere così, di gran lunga, lamaggioranza dei due terzi della Duma, ovvero quella prevista pereventuali modifiche della Costituzione russa. La decisione odierna diPutin significa molto probabilmente, però, anche la prematura scomparsadel partito “Russia Giusta”, che nelle intenzioni iniziali del Cremlinoavrebbe dovuto diventare il secondo partito della Russia, superando icomunisti, grazie all'appoggio dell'Amministrazione presidenziale.

Ora che invece “Russia Unita” ha ottenuto l'appoggio totale di Putin,grazie alla sua candidatura da capolista, le possibilità per gli ormaicompetitori di “Russia Giusta” di ottenere seggi alla Duma si sonoridotte moltissimo, con estremo disappunto del suo leader, lo speakerdel Senato Mironov, che puntava proprio sull'immagine di Putin perottenere consensi popolari. Lo scenario più probabile, a questo punto,diventa quello di una Duma controllata quasi interamente da “RussiaUnita” con i comunisti di Zjuganov come unica forza di opposizionepresente.

Altra cosa su cui tutti concordano è che, grazie alla sua scesa incampo per le elezioni parlamentari, Putin abbia deciso di porre unavera e propria polizza assicurativa sul suo futuro politico e non solo.Il problema, se si vuole definirlo tale, deriva dal fatto che una voltalasciato il sancta sanctorum del potere russo, ovvero il Cremlino,chiunque gli succeda potrebbe essere tentato dalle spire del potere e,per quanto possa essergli fedele ora, cercare in futuro di tradirlo edi usurparne il ruolo. Ma se il partito di Putin dovesse ottenere il75% dei seggi alla Duma, come ormai è più che probabile, il prossimopresidente avrebbe molte più difficoltà in un ipotetico scontro con ilsuo predecessore, in quanto in Parlamento vi sarebbero i numeri permetterlo sotto impeachment e, di conseguenza, tenerlo sotto scacco.

La posizione di Putin come primo ministro gli garantirebbe poi,automaticamente, il ritorno al Cremlino ad "interim", nel caso diqualsiasi impedimento del presidente in carica. E non dimentichiamoinoltre che nessuna norma dell'attuale Costituzione russa, che ilpresidente Putin ha affermato più volte di voler rispettare, glivieterebbe di candidarsi per un terzo ed anche per un quarto mandato,una volta concluso, in qualsiasi modo, quello del suo successore.


Per ottenere questo scopo, Vladimir Putin deve però ora sciogliere ilpiù delicato dei punti restanti. Preso atto che la sua scelta saràsicuramente ratificata in modi più o meno democratici dal popolo russoalle elezioni presidenziali di marzo, sta ora al presidente puntare sulcavallo che maggiormente gli possa garantire affidabilità e certezza diritorno al Cremlino in tempi brevi. Scartati Ivanov e Medvedev, i dueattuali vice primo ministro, conosciuti in particolare per la loroambizione e determinazione che mal si legano con il ruolo per ilprossimo presidente nei piani di Putin, il più probabile candidato allasua successione diventa dunque l'oscuro primo ministro Viktor Zhubkov,ancora sconosciuto ai più.

Di costui si evidenzia non solo l'amicizia che lo lega a Putin daitempi dell'amministrazione comunale di San Pietroburgo, ma anche - esoprattutto - il fatto che nel 2012, alla scadenza del suo eventualemandato al Cremlino, avrebbe 70 anni e quindi non avrebbe più lapossibilità, stando all'attuale Costituzione, di ricandidarsi per ilCremlino. Vale a dire che, nei piani di Putin, si tratterebbe di unpresidente di passaggio, destinato a tenere calda la poltrona delCremlino per il ritorno del suo vero padrone.

Ma stanno davvero così le cose? L'insistenza con la quale più volte nelpassato Putin ha affermato che il suo successore deve essere unpresidente "forte" e che lui non farà nulla per ostacolarlo, lascerebbepresupporre il contrario. Ma, come ha affermato stesso oggi uno deigrandi mandarini del partito “Russia Unita”, la verità è che "avremo unpresidente, ma la politica rimarrà la stessa", ovvero quella stabilitada Putin, che rimarrà dunque il deus ex machinaonnipotente della politica russa. E c'è addirittura chi, come ilpresidente filo russo, Ramzan Kadyrov, auspica la presidenza a vita diVladimir Putin, seguendo l'esempio del Kazakhstan.

Probabilmente è troppo, ma di fronte all'assoluta inconsistenza diqualsiasi reale opposizione al suo potere nonché alle innumerevolidivisioni interne di ciò che rimane dell'opposizione democratica, nullasembra poter ostacolare il piano dell’attuale inquilino del Cremlino.Come si riuscirà a conciliare la presenza di due centri di poterediversi, il Cremlino del suo successore e il governo dello stessoVladimir Putin, è tutto da vedere. Una cosa comunque è certa: lungidall'essere conclusa, l'era Putin per la Russia è appena agli inizi.L'Occidente si metta l'animo in pace, l'Orso russo ha ripreso amuoversi e ci vorrà molto tempo prima che torni nuovamente in letargo.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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