Elezioni in Ucraina: il partito degli arancioni filo-occidentale e della Timoshenko in vantaggio

I risultati sono ancora provvisori, ma il partito della pasionaria Timoshenko e quello del presidente Yushenko (democratici, filo occidentali) sembrano in vantaggio sul blocco filo russo del premier uscente Yanukovich, che però si autodichiara vincit

I dati che continuano ad affluire dalle sezioni dei diversi confermano il quadro che si era delineato dopo l'inizio dello spoglio delle schede: una vittoria della coalizione Blocco Yulia Tismohenko (Byut)- Naska Ukraina del presidente Yushenko, ma ottenuta sul filo del rasoio. Con un 31,5% accertato al partito della lady di ferro di Kiev e un 14 al partito di Yushenko: il blocco della cosiddetta 'rivoluzione arancione' sembra possa essere in grado di governare, grazie al premio di maggioranza. Ma sarà una lotta all'ultima scheda, visto che il pro russo Partito delle regioni del ex premier Viktor Yanukovich ha raggiunto un pieno 32% e potrebbe contare sui partiti satelliti - i comunisti con 4,5%, i socialisti che erano dati per spacciati, con il 3,1% e la formazione del presidente uscente del parlamento, Voldimyr Lytvin con il 4% - che sono quanto mai decisivi in questo momento.

Entrambe le coalizioni sono sicure della vittoria, fino al punto, come ha fatto il Partito delle regioni, di occupare per festeggiare il successo elettorale la Maidan Nesadlezhnosti, la piazza dell'Indipendenza nel centro di Kiev, la stessa dove nel novembre-dicembre 2004 si erano accampati i sostenitori di Yushenko per protestare contro le elezioni presidenziali truccate. Se non ci sarà vittoria da festeggiare, la piazza sarà comunque per i filorussi un presidio strategico per osteggiare l'affermazione dell'avversario. Oltre duemila sostenitori del Partito delle Regioni sono affluiti nella capitale dalle province orientali e molti Altri stanno affluendo, spesati e vettovagliati, con treni e convogli di pullman. Se la piazza che sosteneva Yushenko nel 2004 era composta da giovani e persone festose, la truppa di Yushenko sembra, a giudicare dall'aspetto esteriore, pronta a menare le mani alla prima occasione e sembra non aspetti altro. Si parla di oligarchi che hanno mobilitati in blocco le maestranze delle loro fabbriche, pagando ai mobilitati la giornata extra e garantendo vodka e premi pecuniari. In realtà questa mobilitazione preventiva sembra avere l'aspetto di una mossa per anticipare quella dell'avversario. Kiev comunque è tranquilla, almeno la piazza, visto che sostenitori del blocco arancione non si vedono in giro più di tanto.

Agitazione invece negli ambienti politici. Nonostante la pubblica alleanza tra il Blocco Yulia Tismoehnklo e Naska Ukraina, dichiarata questa mattina dalla stessa Yulia e dal segretario del partito presidenziale, Yuri Luzenko, corrono voci di possibile alleanza trasversale tra Yushenko e Yanukovich. Se ciò avvenisse ogni speranza di consolidamento di uno stato di diritto in Ucraina svanirebbe per lungo tempo ed il paese altro non diverrebbe che il bottino spartito tra due consorterie.
Parallelamente febbrili trattative avvengono tra i due blocchi con i partiti minori, il cui appoggio adesso può essere vitale per il Partito delle Regioni e di cuscinetto di sicurezza per il blocco Timoshenkoi-Yushenko. Nelle prossime ore sarà definitivamente chiaro chi è il vincitore di questa tornata elettorale dalla quale veramente dipenderanno il futuro e lo sviluppo dell'Ucraina in senso democratico. Ma chiunque sarà il vincitore non avrà la vita facile e la formazione del governo sarà un parto doloroso sottoposto a pressioni dall'interno e dall'estero.

Già da questa mattina ogni gruppo ha proclamato alle reti televisive la propria vittoria. Yanukovich ha affermato che sarà lui il premier e così ha fatto Yulia Timoshenko, che insieme al leader del partito di Yushenko, Yuri Luzenko, ha affermato solennemente dinnanzi alle telecamere l'inscindibile alleanza delle due formazioni per la formazione del prossimo governo. Luenko ha inoltre dichiarato la precisa volontà di non ripetere l'errore del passato, cioè di liquidare la Timoshenko a metà (o meglio all'inizio) del percorso. Non è difficile capire, infatti, come la Timoshenko sia per Yushenko garanzia di sopravvivenza politica: la riuscita di un governo dove i suoi parteciperanno, potrebbe offrire la possibilità di ricandidarsi alle prossime presidenziali previste tra un anno e magari vincerle.
Yanukovich ha già dichiarato di non riconoscere la vittoria della formazione politica avversaria e gli sconfitti, sia che saranno i filo europei sia i filorussi, non molleranno tanto facilmente.

'Segodnya' (Oggi), uno dei principali quotidiani ucraini, nell'articolo di apertura del numero odierno riferisce che i voti ieri si compravano per una cifra oscillante tra i 150 e i 400 grivnia (tra i 20 e 55 euro) a votante. Non è certo possibile fare distinzioni più o meno nette. Nessuno dei due blocchi ha alle spalle un vero background democratico e di genuina volontà di salvaguardia degli interessi collettivi e nazionali. Ogni blocco nasconde dietro se potentati economici e gruppi di oligarchi: il partito delle Regioni, per esempio, quelli dei magnati del carbone, della siderurgia e dell'energia, come Rinat Akhmetov e Vilkrotr Pinchuk (che avevano allegramente comprato dallo stato il maggior complesso siderurgico del paese, Krivozhstal, per soli 800 milioni di dollari, la cui privatizzazione fu annullata proprio dalla Timoshenko, e rivenduto poi al gruppo Mittal per 4,5 miliardi: una bella differenza per le casse statali!) e Dmitri Firtash, che detiene il 50% della oscura società svizzera Rosukrenergo (per altro indagata da FBI e Scotland Yard), che ha messo in ginocchio la compagnia nazionale ucraina per gli idrocarburi. Dietro Yushenko e Tinoshenko ci sono invece i tycoon del capitale finanziario e del mondo bancario ucraino, come Igor Koimosky, del gruppo Privat, e il banchiere Konstantin Zhevago. In realtà il blocco filo occidentale ha semplicemente più decenza nel rispetto del diritto e più senso della misura nel proprio arricchimento. Sono centinaia i casi accertati nelle regioni occidentali controllate dal partito di Yanukovich di imprenditori 'grassati', arbitrariamente espropriati, di mancanza brutale di diritti sindacali per i lavoratori, di cariche pubbliche semplicemente decise al vertice o vendute a caro prezzo perché fonte poi di arricchimento.


Oltre ali interessi 'interni' vi sono tuttavia anche quelli internazionali. La Russia non ha mai fatto mistero dell'appoggio palese a Yanukovich, sia quando lo sostenne alle elezioni presidenziali dell'autunno 2004 sia nel appoggio datogli nelle questioni energetiche una volta ritornato al potere come premier dopo le elezioni politiche del 2006.

Senza mezzi termini l'ambasciatore russo a Kiev, Vilktor Chernomyrdin, già primo presidente di Gazprom e primo ministro ai tempi di Eltsin, ha dichiarato che il prezzo del gas per il 2008 sarà diverso a seconda del blocco che guiderà il prossimo governo. Più chiara ingerenza di cosi! Se la Russia ha apertamente sostenuto il suo candidato, politicamente e finanziariamente, non si può dire che l'Europa abbia fatto altrettanto. Tuttavia l'estremismo delle passate elezioni si è smorzato da entrambi i fronti. Yanukovich, aperto sostenitore della lingua russa, si è espresso prevalentemente in ucraino per accattivarsi le simpatie dei nazionalisti. Yulia Timoshenko e i candidati del partito presidenziale hanno lasciato nel dimenticatoio per il momento (e non ci auguriamo per sempre) la partecipazione alla Nato dell'Ucraina.

La Timoshenko ha anche sottolineato che quando sarà premier (lo da per scontato) la sua prima visita sarà a Mosca. Сi si augura che a Mosca questa volta si abbia un atteggiamento meno ottuso nei confronti di Kiev. In realtà nulla di antirusso è mai stato decretato né promosso sia da Yushenko sia dalla Timoshenko, ma la cecità del Cremlino di fronte alla naturale volontà di un paese di scegliere da sé i propri dirigenti, lo ha spinto a compiere una serie di errori politici che hanno avuto la conseguenza di aumentare nell'elettorato il fastidio verso Mosca.

Nessuno a Kiev (e a dire il vero anche in Ucraina occidentale, a parte qualche migliaio di fanatici) vede la Russia come nemico e non ci sono atteggiamenti antirussi diffusi. Semmai vengono provocati dalla tracotanza di Mosca nell' imporre scelte.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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