Elezioni in Ucraina: la sfida fra i due candidati, nasconde il nervosismo tra occidente e Russia

A pochi mesi dal braccio di ferro istituzionale per Yushchenko e Yanukovich si avvicina l'ora della verità, con le elezioni legislative di domenica

Sembrava così lontano il 30 settembre, quando la crisi ucraina aveva consigliato al premier filorusso Yanukovich e al presidente filoamericano Yushchenko di anticipare le elezioni per uscire dall'empasse politica creatasi lo scorso maggio. Ma alla vigilia della seconda elezione legislativa in un anno e mezzo, per rinnovare i 450 seggi della Rada, le tensioni non sono ancora sopite, e le strategie nel pieno della loro costruzione. Eppure, la sfida di domenica sembra già offuscata dai progetti a lunga scadenza, a cominciare dalle presidenziali del 2009. Alla disperata ricerca di alleanze, il presidente ucraino, strizza l'occhio alla '"pasionaria" della Rivoluzione Arancione Yulia Tymoshenko, uniti contro il comune nemico Yanukovich, e pronti a formare una coalizione forte che sostenga un unico candidato presidente.

"E' necessario mantenere l'attuale crescita macroeconomica e mantenere i prezzi stabili, obiettivo in cui ha fallito il governo Yanukovich; nello stesso tempo dobbiamo rendere efficienti le politiche sociali", ha proclamato Yushchenko nelle ultime ore di campagna elettorale. La Tymoshenko è indicata come possibile premier, in una riedizione del "fronte democratico" già vincente nel 2004, con lei già pronta a dettare le condizioni per appoggiarlo nel 2009, tra queste l'istituzione di un referendum popolare per scegliere la forma di governo. Un'abile mossa quella della Tymoshenko, alleata fondamentale nei giorni del Maidan Nezalezhnosti, la piazza di Kiev teatro delle manifestazioni popolari che consentirono l'ascesa alla presidenza del dirigente filo-occidentale, ma passata poi all'opposizione, dopo essere stata sollevata dall'incarico di premier, nel settembre 2005, dopo appena 7 mesi di governo.

Ma più che la lungimiranza politica sembra che a convincere il presidente a mettere da parte personalismi e rancori, e riaprire le porte alla "pasionaria" sia stata la paura di consegnare il paese nelle mani di Yanukovich, da molti considerato l'uomo di Putin a Kiev, e vera causa del braccio di ferro che potrebbe oggi permettere di rimescolare le carte. Un duello che per gli "arancioni" è l'ultima spiaggia di un sogno, e che rappresenta per i filorussi la possibilità di rilanciare la propria influenza politica ed economica sull'area. Non è un mistero, infatti, che i riflettori dell'Europa e degli Usa siano puntati su Kiev: in gioco c'è un paese strategico dal punta di vista energetico (l'80% del gas russo destinato all'Europa passa attraverso i gasdotti ucraini), tirato per la giacchetta da chi lo vuole nell'Ue (e magari nella Nato), e chi vuole ancora condizionare il mercato europeo, come fece Mosca all'inizio del 2006, nei giorni della crisi del gas. Unione europea e Usa hanno concesso lo status di economia di mercato, l'Organizzazione Mondiale del Commercio comincia a interessarsi di Kiev, l'economia ha ripreso a marciare (più 7,1% del Pil nel 2006), grazie anche agli investimenti stranieri. Anche per questo l'annunciata parità dei due schieramenti è vista come un pericolo che rischia soltanto di prolungare la paralisi di un paese diviso in due, con le industrie a sud ed ad est, in area russa, e una realtà rurale nel resto del paese.

Per ora i sondaggi danno favorito il "Partito delle Regioni" di Yanukovich, tra il 27% e il 35% (sulla scia 32,1% del 2006), che potrà contare sul Partito Comunista come alleato. Il blocco della Tymoshenko è dato al 20-26% (22,29% nel 2006), un valore molto appetibile per il "Nostra Ucraina-Autodifesa Popolare" di Yushchenko, fermo al 12-18%, senza migliorare il 13.95% del 2006. Le due forze arriverebbero a toccare un 35-40% che potrebbe essere sufficiente per battere Yanukovich, ma che darebbe la palla in mano ai tanti piccoli partiti, tra cui i Socialisti del presidente del parlamento Aleksander Moroz, autore del ribaltone che nell'estate del 2006 fece saltare il governo Timoshenko bis, lanciando Yanukovich come premier di un governo di coalizione con Yushchenko, fallito sul nascere, ma preludio alla crisi attuale. Oggi nessuno avrebbe una maggioranza indipendente, motivo per cui i vari schieramenti gridano al pericolo di brogli, promettono battaglia in caso di irregolarità, e si preparano a riempire le piazze. Senza dimenticare la partita per la nuova Costituzione, legata a doppio filo ai poteri per la prossima presidenza, ridefiniti e ampliati nei propositi filo-russe, e fumo negli occhi per gli alleati arancioni.

Un risiko ancora confuso, guardato a vista dalle grandi diplomazie internazionali e dai mercati, che rischia di diventare soltanto un coacervo di ambizioni personali, celate dietro le strette di mano di facciata e le dichiarazioni tattiche della vigilia. Dopo mesi di ricorsi in tribunale, sedute parlamentari con la sola maggioranza in aula, contrasti e proclami, Yanukovich può passare all'incasso, sfruttando la piazza come non seppe fare tre anni fa. E se Yushchenko vuole riprendersi i poteri presidenziali toltigli dal premier per via parlamentare, e rilanciare il suo programma di privatizzazioni, la Timoshenko aspira a tornare premier, ma magari, chissà, anche ad essere lei la candidata arancione per il 2009, beffando il suo alleato, e vendicandosi dei tempi passati. Tutto è possibile, in Ucraina.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


Torna su