Nuovo governo russo di Vladimir Zubkov: poche modifiche rispetto al precedente. Considerazioni

Il presidente ha ratificato il nuovo esecutivo, in verità piuttosto simile al precedente. Perciò, secondo alcuni analisti, si tratterebbe di un escamotage di Putin per garantirsi un futuro politico ancora determinante

Nominato primo ministro dans l'espace d'un matin l'11 settembre scorso, dopo le "volontarie" dimissioni di Mikhail Fradkov, Vladimir Zubkov ha ottenuto come un lampo l'approvazione della Duma il 13 settembre e già la scorsa settimana ha tenuto una prima riunione del gabinetto, facendo intendere che lui rappresentava "Lui". In Russia tuttavia l'approvazione della Duma ha un valore relativo (l'esatto opposto di quanto avviene nelle democrazie parlamentari) se non c'è il placet regio, cioè presidenziale. Così lunedì sera 24 settembre il presidente russo Vladimir Putin ha firmato il decreto di insediamento del nuovo governo e pochi minuti dopo, alle 21,20 locali, la televisione ne ha dato notizia. La ratifica è stata la conclusione di una lunga e studiata attesa che ha messo a dura prova i nervi di funzionari e uomini politici russi.

Dopo la fiducia della Duma, la scorsa settimana per ben due volte Zubkov ha presentato la composizione del nuovo gabinetto al presidente Putin: tutti si aspettavano una rapida conferma. Per approvare il governo Fradkov nel 2004, lo "zar" aveva impiegato (sarebbe meglio dire: fatto aspettare) quattro giorni e solo uno per il governo Kasianov nel 2000. Tuttavia l'unzione del nuovo esecutivo tardava ad arrivare.

Una delle poche voci libere nel mondo dell'informazione russa, il quotidiano "Kommersant" ha definito "senza precedenti" quanto accaduto nella giornata di ieri.
Fino a 24 ore prima, l'annunciata riunione non si sapeva se sarebbe avvenuta e dove. Dodici ore prima non era chiaro se avrebbe dovuto aver luogo a Soci o a Mosca. Tre ore, poi due e poi un' ora prima non si sapeva chi dovesse parteciparvi, se il vecchi esecutivo o il nuovo. Solo ad un'ora e mezza dal suo avvio, ai giornalisti convocati alla Casa Bianca, sede del governo russo, veniva annunciato con un cartello l'arrivo del solo premier e l'esclusione dei ministri, da German Gref (ministro dell'Economia) a Viktor Khristenko (dell'Energia e industria).

L'attesa snervante (era una delle tattiche preferite da Stalin) per la stampa, ma soprattutto per i politici che realmente non sapevano quale sarebbe stato il loro destino, dava origine alla formulazione di varie ipotesi. Il giornalista Andrey Kolesnikov di Kommersant riporta la più significativa. Putin - riportando la diffusa opinione di funzionari governativi e uomini politi russi - avrebbe annunciato quella sera il trasferimento dei poteri presidenziali al primo ministro e sarebbe stato così libero di poter partecipare alle elezioni politiche guidandi la lista "Russia unita" (il cui successo elettorale è stimato al 90%, mentre il restante 10 andrebbe al partito fratello-avversario "Russia giusta", "garantendo" cosi un "democratico bipartitismo"). Una volta eletto alla Duma, Putin si sarebbe potuto ricandidare alle presidenziali e riprendere la guida del paese, questa volta anche con il ruolo di salvatore della patria perché, nel frattempo, il governo presidenziale di Zubkov avrebbe dovuto affrontare (in modo fallimentare, va da sé) una nuova crisi finanziaria come quella dell' agosto 1988, che avrebbe messo i ginocchio il sistema finanziario russo.

Poco prima delle 21 i giornalisti sono stati convocati nella sala Nagradnaya (delle onorificenze) dove era già seduto quello che si supponeva dovesse essere il nuovo esecutivo. Mancavano German Gref, ministro dell'Economia, Vladimir Yakovlev, ministro dello Sviluppo regionale e Mikhail Zurabov, ministro della Sanità e dello sviluppo sociale. Putin, giocando ancora sull'attesa, ha esordito annunciando di aver firmato una legge sull'aumento delle pensioni e solo successivamente, come fosse una delle tante questioni sul tavolo e non la principale, ha presentato l'esecutivo entrante, non senza ringraziare e soprattutto rimproverare quello uscente, ricordando che la sua efficienza era andata scemando con l'approssimarsi delle elezioni. Un monito per il nuovo governo, che in realtà appare già come una fotocopia leggermente modificata del vecchio.


I ministri mancanti, secondo il migliore stile sovietico, erano quelli dimissionati, ovviamente sostituiti dai presenti. Elvira Babyullina, già vice di Gref all'Economia, è diventata la titolare del dicastero. Tatyana Glykova, già vice ministro delle Finanze (nonché moglie del ministro dell'Energia Kristenko) è salita al rango di ministro della Sanità e dello sviluppo sociale. Dmitry Kozak, alleato di vecchia data di Putin e suo inviato per il distretto sud est della Russia (la regione di Beslan, per intenderci) è diventato ministro dello Sviluppo regionale.

Parallelamente al defenestramento dei non più grati (primo tra tutti Fradkov), il gabinetto Zubkov ha visto innalzare il ministro delle Finanze Aleksy Kudrin (un fedelissimo di Putin sin dai tempi di S.Pietroburgo) al rango di vice premier. Ma oltre ai cambiamenti di persone (e si prevede anche di stile), il nuovo governo ha confermato un principio che in Russia (ma capita anche in Italia) la legge vale per tutti . . . tutti gli altri.

La legge russa vieta che parenti lavorino insieme a incarichi governativi. Per questo motivo il ministro della Difesa Anatoly Serdyukov aveva rassegnato le dimissione in quanto genero del neo premier Zubkov. Le dimissioni sono state respinte da Putin che anzi ha premiato il concetto che in famiglia si lavora meglio, come testimonia il neo ministro della Sanità Glikova, moglie del ministro dell'Energia Kristenko. Vedendo il neo gabinetto pressoché identico al precedente, a Mosca ci si chiede quale sia il senso del cambiamento del premier e del rimpasto: sarà forse valida l'ipotesi che veniva avanzata nei corridoi della Casa Bianca lunedì sera?





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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