Mediobanca: si riapre il risiko bancario che potrebbe andar oltre ad Unicredit e Intesa Sanpaolo

Lo spunto viene da un report di Merrill Lynch pubblicato un paio di settimane fa e citato oggi da un articolo di Finanza & Mercati.

Mediobanca ancora al bivio. Finora il destino di piazzetta Cuccia sembra essere diventato quello di una cassaforte con in pancia il 14,1% di Generali in bilico fra gli interessi di Bazoli e Profumo.

In tempi di forti pressioni internazionali sul settore del credito il mercato, però, finisce per bussare anche alla porta dei salotti buoni e così qualcuno fa due calcoli sulle alternative della piccola banca d’affari dal passato glorioso.

Lo spunto viene da un report di Merrill Lynch pubblicato un paio di settimane fa e citato oggi da un articolo di Finanza & Mercati.

L’idea è quella che Mediobanca per una volta possa sganciarsi dalle pressioni politiche che la comprimono e cogliere la possibilità di una crescita autonoma che potrebbe portarla finalmente ad essere competitiva sul mercato europeo.

Se poi il vice ministro dell’Economia Vincenzo Visco oggi ha potuto dichiarare che in Italia “manca lo sviluppo di una grande banca d’affari” e che “Mediobanca non è all’altezza, non per qualità, ma per livello dimensionale” per competere in Europa, vuol dire che un certo consenso politico intorno alla questione si sta coagulando.


L’occasione per questo rilancio della merchant bank guidata da Renato Pagliaro e Alberto Nagel è costituita dal caso Italease. La banca del leasing che gli allegri interest rate swap del passato hanno decapitato e svalutato fino ai 13,7 euro potrebbe infatti passare di mano, con un concambio in parte in cash e in parte in titoli, dalle attuali banche popolari a piazzetta Cuccia. L’ipotesi nasce dalla fucina di Merrill Lynch secondo cui molti fattori infatti concorrerebbero a questa soluzione.

In primis i vari azionisti cooperativi di Italease (Banco Popolare con il 30,7 per cento, Banca popolare dell’Emilia Romagna con il 7,4% e Banco popolare di Sondrio con il 4,2 per cento) potrebbero in parte liquidare la loro quota nella banca del leasing guadagnando al contempo un biglietto d’ingresso nel salotto che conta.

Un sostegno su questo fronte verrebbe anche dalla Popolare di Milano di Roberto Mazzotta che da tempo progetta di entrare in Mediobanca e che potrebbe persino meditare, tramite i suoi forti legami con queste cooperative bancarie, di portare anche la Bpm nel disegno.

Dal lato di piazzetta Cuccia non mancherebbero poi i vantaggi. Mediobanca, con in tasca una Italease presa a prezzi favorevoli e ricapitalizzata con 700 milioni di euro, potrebbe spiccare il volo. L’appoggio dei nuovi azionisti andrebbe ad una maggiore autonomia del management e sarebbe limato un po’ dell’excess capital (liquidità disponibile subito) da 3,5 miliardi di euro che appesantisce Mediobanca. Le sinergie non mancherebbero – piazzetta Cuccia lavora già con profitto nel leasing – e la joint venture con Bpiemme, Compass e altre aree del suo business potrebbero essere ridisegnate entro un contesto di più ampio respiro.

Si potrebbe, secondo Merrill Lynch, anche promuovere un deal interessante che apra la banca al segmento retail.

Insomma le possibilità per una banca solida come Mediobanca non mancherebbero, e in questo momento si presenta anche un’occasione che riscuote un qualche consenso: resta da vedere se non rimarrà soltanto un castello di carte e se alla fine Mediobanca non rimarrà soltanto un cassetto chiuso a metà strada fra Unicredit e Intesa Sanpaolo.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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