Licenziamento per chi offende colleghi e datori di lavoro. Conferma della Cassazione

Cassazione. Rischia il licenziamento chi offende azienda e colleghi

La sentenza numero 19232 della Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso di una struttura sanitaria che aveva licenziato una infermiera perché, tra l’altro, aveva «proferito espressioni offensive sulla capacità e sulla professionalità del personale, e in particolare nei confronti della caposala del reparto di sterilizzazione e nei confronti della caposala del day hospital».

L'infermiera licenziata (che aveva diffuso la voce della presenza di medicinali ed attrezzature e supporti medici scaduti) aveva in un primo momento ottenuto l'annullamento del licenziamento e un congruo risarcimento danni dal Tribunale di Monza al quale si era rivolta. La Corte d’appello di Milano, poi, pur riducendo l'entità del risarcimento, aveva confermato la reintegrazione nel posto di lavoro.

Ma l’azienda sanitaria, mai doma, ha fatto ricorso in Cassazione, con esiti positivi.

I giudici della sessione lavoro hanno infatti accolto il ricorso rinviando la causa alla Corte territoriale di Brescia, invitando il nuovo collegio a riconsiderare il caso. Secondo la Cassazione, «in tema di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, allorquando siano contestati al dipendente diversi episodi, il giudice di merito non deve valutarli separatamente, bensì globalmente, al fine di verificare se la loro rilevanza complessiva sia tale da minare la fiducia che il datore di lavoro deve poter riporre nel dipendente».








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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