Primo Ministro giappone Abi si dimette: decisivo il fallimento delle riforme

i dimette il premier conservatore, sconfitto nel voto di luglio e abbandonato dal suo partito

Alla fine non ce l'ha fatta più. Shinzo Abe, il premierultraconservatore da un anno alla guida del Giappone, si è dimesso oggidal suo incarico. Motivo ufficiale sono i contrasti con l'opposizionesulla legislazione per un proseguimento dell'appoggio logistico nel Mararabico alle forze americane e alleate impegnate militarmente in tuttala regione. Ma la vera ragione va ricercata nel tracollo elettorale diluglio e in una popolarità in vertiginoso calo, che gli hanno di fattoreso impossibile governare autonomamente. Eppure le dimissioni sonogiunte a sorpresa: nei giorni scorsi le allusioni di Abe ad un suopossibile passo indietro, e l'immediata smentita di un possibileabbandono, sembravano più che altro un espediente tattico perriallacciare il dialogo con il centrosinistra, ringalluzzita da unavittoria elettorale che l'ha rafforzata politicamente, consegnandoglila maggioranza del Senato a spese del Partito Liberal-Democratico. Inuna conferenza stampa trasmessa in diretta televisiva, Abe ha ribaditol'irrevocabilità della sua scelta, tradendo una certa emozione eammettendo che il rimpasto di governo con cui aveva cercato diraddrizzare la baracca, quindici giorni fa, non è stato sufficiente.Troppo difficile la convivenza con un'opposizione severissimasoprattutto in politica estera, che si è sempre rifiutata di appoggiarele missioni militari giapponesi al fianco degli alleati, in Iraq edAfghanistan, senza l'avallo dell'Onu. "Ho cambiato il mio governo perpotere proseguire le riforme. Ma è diventato molto difficile condurre atermine la mia politica, pertanto ho concluso che dovevo prendermi lemie responsabilità morali per sbloccare la situazione" ha dichiaratolaconico l'ormai ex premier.

Ilsuccessore di Junichiro Koizumi, l'ex premier esponente dell'alariformista dei Liberal-democratici, dimessosi da vincitore dopo oltrecinque anni, esce così di scena inghiottito dagli scandali edall'incapacità di gestire il suo ruolo. Prova ne sia l'esser diventatoun problema per il suo PLD, la più importante forza politica di destra.Come da prassi, Abe lascerà anche la direzione del partito, una sceltapiù imposta che intenzionale, e che di fatto sembra essere già ilcapolinea della sua carriera politica. Evidentemente i vertici del PLDhanno preferito evitare un'altra cocente e significativa sconfitta inparlamento, defenestrando l'uomo che ambiva a riformare la Costituzioned'impronta pacifista imposta al Giappone dagli Alleati dopo la finedella seconda Guerra Mondiale, ma che ha portato al partito soprattuttoimpopolarità e imbarazzo. Il suo esecutivo, infatti, è statobersagliato dalle gaffe personali, scandali sessuali, battute infelici,e soprattutto dai guai finanziari che hanno coinvolto i suoi ministri ecollaboratori, dalla scomparsa dalle casse statali dei contributiprevidenziali per un valore di 100 miliardi di yen (600 milioni dieuro) fino al suicidio del ministro dell'agricoltura ToshikatsuMatsuoka, colpito da una serie di accuse di malaffare. La lista degliscandali e delle vicissitudini politiche dei rappresentanti del suoesecutivo (tre ministri si sono dimessi strada facendo) è lunga quantotutto l'anno di governo, e le responsabilità, seppure non sempredirette, sono cadute inevitabilmente su di lui. Stritolato daicontrasti interni, il premier si è visto sfiduciato anche nei sondaggisecondo i quali solo il 30% dei giapponesi appoggiava la sua azionepolitica. Ha fallito nel piano di riforme, ha migliorato i rapporti conCorea del Sud e Cina (riconoscendo la sofferenza causata ai cinesidurante la guerra), ma senza affrancarsi dalla ingombrante alaprotettiva degli Usa, ha pagato le incertezze sui mercati finanziari,che oggi reagiscono male anche di fronte al suo ultimo colpo di teatro.In quadro del genere, il programma economico conservatore di Abe, lepromosse di revisione della costituzione (soprattutto in chiavemilitare e nazionalista) e il suo decisionismo fin troppo ostentatosono sembrati un prendersi gioco degli elettori, tradendo un'opinionepubblica seccata oltretutto dalle sue frequenti marce indietro, e fermanel puntare il dito contro l'inesperienza del 52enne premier, primocapo di stato nipponico nato nel dopoguerra ed erede non all'altezza diuna famiglia di grande tradizione politica .

Ad esultare ora èl'opposizione di centro-sinistra, il cui leader, Ichiro Ozawa, avevaminacciato di presentare una mozione di sfiducia contro Abe, culmine diuna strategia che ha come obiettivo principale quello di ottenereelezioni legislative anticipate. Il partito liberaldemocratico ha resonoto che la designazione del successore (è automatico che il leader delpartito di maggioranza alla camera dei deputati diventi di diritto capodel governo) avverrà il 19 settembre prossimo, fedele alle richiestedel premier dimissionario che ha chiesto che il nuovo presidente siascelto "il più velocemente possibile". Il favorito sembra esserel'attuale numero due del partito ed ex ministro degli Esteri, Taro Aso,uno dei più stretti collaboratori di Abe, fautore soprattutto della suarigida politica di sicurezza.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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