Al via gli scrutini, inizia l'estate amara dei respinti

I primi dati: raffica di non ammessi nei tecnici, tengono i licei. In futuro un debito nella stessa materia per due anni impedirà la promozione

Aumentano i bocciati. Il numero di studenti respinti è cresciuto soprattutto negli istituti tecnici, mentre, salvo rari casi nei licei la media dei "non ammessi" all'anno successivo è rimasta più o meno costante. Al tecnico Avogadro di Torino, il più grande d'Italia, la percentuale dei respinti ha superato il 37 per cento. A Genova i numeri parlano di un 30 per cento nei tecnici e la metà nei licei, ma anche tra chi ce l'ha fatta i debiti formativi, le ex insufficienze, hanno raggiunto quasi i due terzi degli studenti.

Nella capitale, al classico Virgilio numerose le bocciature per "cattiva condotta". Lì i professori non hanno perdonato le turbolenze avvenute durante l'occupazione della scuola. È andata bene invece ai liceali milanesi: al liceo classico Parini 22 respinti su 750 e di questi 13 su 200 tra i ragazzi di quartini. È passata la paura anche ai quattro studenti che provocarono l'allagamento della scuola: tutti promossi con 8 in condotta, anche se due si portano dietro un debito formativo a testa.

Lo scorso anno, nelle scuole secondarie superiori, secondo i dati ufficiali e definitivi del ministero dell'Istruzione, la percentuale dei "non ammessi" alla fine del primo anno toccò il 15,8 per cento mentre 8 su cento non furono promossi alla quinta classe.

Il quadro non è roseo ma potrebbe precipitare se e quando diventerà operativa la riforma della secondaria superiore voluta da Letizia Moratti. Il decreto attuativo, approvato il 27 maggio scorso dal Consiglio dei ministri, potrebbe essere applicato a partire dall'anno scolastico 2006-2007 e prevede un drastico giro di vite sui debiti formativi.

In poche parole, lo studente che per due anni di seguito, al termine del primo e del secondo biennio, non raggiungerà l'obiettivo della sufficienza anche in una sola materia dovrà ripetere l'anno. Ma il rischio bocciatura non deriverà solo dal profitto scolastico: con la reintroduzione del 7 in condotta accadrà lo stesso in caso di "gravi lacune comportamentali".


Ma quando sono nati i debiti formativi? La storia inizia nel 1994. Francesco D'Onofrio, allora ministro della Pubblica Istruzione del primo governo Berlusconi, decise l'abolizione dell'esame di riparazione a settembre. La decisione scatenò una ridda di polemiche, ma dopo qualche mese la novità venne digerita.

Che fine avrebbero fatto gli studenti valutati non sufficienti alla fine dell'anno scolastico? Per ovviare alla cancellazione dell'esame di riparazione venne introdotto il debito formativo. A fine anno, sui "quadri" esposti negli istituti, per ogni studente le insufficienze sono segnalate con un 6 segnato in rosso. Durante l'estate l'alunno può cercare di recuperare, ma la scuola organizza corsi di recupero all'inizio del nuovo anno scolastico al di fuori del normale orario di lezione.

Quanti debiti formativi sono possibili? La legge non fissa un numero massimo di materie. La competenza spetta ai consigli di classe che stabiliscono preventivamente i criteri da seguire, seguendo le delibere adottate dal collegio dei docenti primo dello svolgimento degli scrutini.

E nei casi in cui il consiglio di classe decida che lo studente deve ripetere l'anno? Nel 1998, una circolare firmata dal ministro Luigi Berlinguer, stabilì che le segreterie scolastiche dovevano avvisare le famiglie dell'esito negativo dell'anno scolastico, prima che venissero esposti i dati ufficiali, per preparare psicologicamente genitori e figli.

Ma non sempre le scuole riescono a seguire le indicazioni della circolare. Una seconda ordinanza, del 2001, chiarì che per i bocciati, sui "quadri" non dovevano essere riportati i voti conseguiti, ma solo la dicitura "non ammesso". I voti dovrebbero essere comunicati per iscritto alla famiglia assieme al preavviso della bocciatura.





Fonte: pubblicato il


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