La politica estera delineata da Putin nel summit asiatico: ridiventare una potenza economica

Putin lascerà la guida del Paese nel 2008, ma ha già fissato le linee strategiche della politica estera che la Russia dovrà seguire per il prossimo futuro

Putin lascerà la guida del Paese nel 2008, ma ha già fissato le lineestrategiche della politica estera che la Russia dovrà seguire per ilprossimo futuro. Il suo discorso a Biskek - in occasione del verticedella Shangai Cooperation Organization (Sco) che si è svoltonella residenza presidenziale di Ala-Arca - va considerato come un veroprogramma di attività e di interventi, presupposto fondamentale per unapolitica distensiva dal Baltico al Pacifico. L’esponente del Cremlinoha colto l’occasione dell’incontro (che la stampa di Mosca definiscegià come un G6) per esporre ai massimi dirigenti dell’Asia i punti dalui ritenuti strategici per uscire da un certo tipo di isolamentopolitico che si è registrato negli ultimi decenni. Gradualmente e senzascosse - rivelando una politica di cautela e prudenza - Putin hadisegnato un continente eurasiatico destinato ad assumere un ruologlobale nella gestione degli affari. Ha indicato nella politica delladistensione e della collaborazione economica il punto centrale. Non hafatto cenno alle interferenze americane, ma tutto l’impianto del suodiscorso è stato ovviamente interpretato come una presa di distanzadalle mire d’oltreoceano.

A parlare direttamente degli Usa (che in Kirghisia hanno unaloro grande base, a Manas, dalla quale svolgono le operazionisull’Afghanistan) è stato invece il presidente iraniano MahmudAhmadinejad che ha denunciato gli americani per quello scudo spazialeche è “una minaccia non solo per un singolo Paese ma per tutta l'Asia”."Noi vediamo - ha detto l’esponente di Teheran - che stanno continuandole minacce di una potenza per ciò che riguarda la dislocazione deglielementi dello scudo spaziale in alcuni punti del mondo. Taliintenzioni vanno oltre la minaccia ad un singolo paese ma riguardanouna parte importante del continente, di tutta l'Asia, dei paesi membridell'organizzazione di Shangai. Purtroppo nel mondo attuale alcuniPaesi sono abituati a parlare da una posizione di forza e ciò avvienequando tutto il nostro mondo ha maggior bisogno di pace e sicurezza".

Ahmadinejad ha poi proseguito dicendo di confidare nelle capacitàdell'organizzazione di Shangai "di lottare per un atteggiamento giustoe rispettoso verso i diritti di tutti i popoli e di porre fine alleingiustizie, alle minacce e alle discriminazioni" in modo particolarenel Medio Oriente, "dove hanno avuto luogo tentativi di occupazione edi giocare nuove carte politiche". "Nonostante tali offensive sianofallite, esse portano enormi difficoltà e disgrazie per i popoli diquesta zona" e in tal senso Ahmadinejad si è detto poi convinto che ilgruppo di Shangai "riuscirà a prevenire l'uso della forza e delleminacce e il tentativo di imporre la propria volontà da parte di alcunepotenze" e "sarà messaggero di pace e amicizia nel mondo intero".

Putin e Hu Jintao lo hanno ascoltato in silenzio. Ma la tv di Mosca hadato spazio al discorso del leader iraniano. E questo potrebbe stare asignificare che quell’intervento non ha infastidito minimamente la purpragmatica diplomazia russa. Ma a parte questa “impennata”antiamericana il vertice di Biskek (protetto da 60mila poliziottiarmati) è stato quello del buon vicinato e della cooperazione con tuttii paesi dell’Organizzazione e di un auspicio di possibili estesioni(India, ad esempio).

Obiettivo generale di questa Eurasia sempre più in formazione - hainsistito Putin - dovrà essere quello di estendere i rapportieconomico-commerciali accrescendo l’interazione sia tra i paesi chesono membri ufficiali, svolgendo anche una precisa e positiva azionenei confronti di quanti sono ancora “osservatori”. Spazio poi, inquesta politica tesa a ridisegnare i confini geopoliticidell’Organizzazione, lo studio e l’analisi di nuovi trattati (regionalie generali). In particolare l’accento è stato posto sulla sicurezzanell’Asia Centrale che potrà essere garantita solo se vi sarà unosforzo collettivo dei paesi interessati. Di conseguenza le prioritàdell’Ocs saranno quelle relative alla lotta contro il terrorismo, ilseparatismo e l’estremismo. E qui il riferimento di Putin è stato piùche mai chiaro. Perchè proprio le repubbliche ex sovietiche che ora siritrovano nell’Organizzazione attraversano fasi di grande instabilità.


Esistono all’interno di questi paesi movimenti che si battono contro igoverni ed aumentano, nello stesso tempo i fenomeni di terrorismo. Perquesto motivo l’Ocs si trova impegnata a creare una organizzazionetransnazionale che combatta le destabilizzazioni. E non è un caso sedopo l’appuntamento di Biskek i partecipanti al vertice si sonotrasferiti nella città russa di Chelyabinsk per assistere a una seriedi manovre militari organizzate dai russi. Tutto questo allo scopo dicreare una forza di risposta contro il terrorismo e per combattere iltraffico di droga e di armi e i gruppi criminali, in ossequioall’accordo di mutua assistenza contro un attacco armato.

Ma la vera finalità è politica perché come ha dichiarato Li Hui,assistente del ministero cinese degli Esteri, “per la prima volta tuttii leader dei sei Stati membri della Scoassistono alle esercitazioni”. Ma c’è anche chi vede in questamassiccia operazione di puro stampo militare - pur se difensivo - unasorta di avvertimento nei confronti degli americani. Gli analisti dimolti paesi osservano in proposito che i maggiori rapporti diplomaticie politici di alto livello nello Sco sono anche utilizzati da Cina eRussia per espandere la loro influenza nell’Asia centrale e contenerela presenza degli Stati Uniti. Su questo punto, comunque, Putin non hafatto cenno ad interessi strategici del Cremlino. Ma non ha mancato nelcorso dei colloqui con Hu Jintao di sottolinare l’importanza deirapporti nel campo dell’industria militare.

E si sa bene che sia India che Cina si rivolgono a Mosca per lacostruzione di navi da guerra e che New Delhi ha commissionato lacostruzione entro 3 anni di una portaerei da 1,5 miliardi di dollari.Per Pechino, tra l’altro, è fondamentale avere portaerei in grado diconfrontarsi con quelle Usa, sia per assicurare i rifornimentienergetici (che passano in gran parte per lo Stretto di Malacca) siaper un possibile intervento militare a Taiwan. Intanto nel 1998 icinesi hanno comprato la Varyag, portaerei classe Kuznetov, ancora in costruzione al momento del crollo sovietico, ma ora è evidente che solo la Russia può aiutare a finirla.

Questioni militari a parte a Biskek si è potuto constatare che un ruoloparticolare in tutta la strategia disegnata da Putin spetteràall’Afghanistan, paese che dovrà raggiungere la sua fase distabilizzazione e normalizzazione democratica anche in collaborazionecon la Russia e la Cina. Un aspetto, questo, di estrema importanza perle realtà regionali ex sovietiche che si trovano a fare in conti,quotidianamente, con gli estremismi dei talebani.

Grande attenzione Putin ha riservato alle questioni commerciali edenergetiche. Rivelando ancora una volta di essere un presidenteparticolarmente attento agli affari. Tanto che alcuni osservatoriarrivano a sostenere che una volta uscito dalle stanze del Cremlinopotrebbe assumere un ruolo dirigente a livello di grandi organizzazionieconomiche mondiali. E, forse, anche a guidare il settore piùstrategico dell’Osc,quello del gas e del petrolio. Putin, quindi, esce a testa alta daquesto vertice che lo ha visto impegnato in un confrontopolitico-diplomatico con alcuni dei presidenti più autorevoli delcontinente: dal cinese Hu Jintao all’iraniano Mahmud Ahmadinejad,dall’afgano Karzai al mongolo Nambaryn Enkhbayar e agli altri massimiesponenti delle ex repubbliche sovietiche come il kasako NursultanNazarbajev, il tagiko Emomali Rachmonu, l’usbeko Islam Karimov, ilkirghiso Kurmanbek Bakiev e l’ospite d’onore della Turkmenia,Gurbanguly Berdymuchammedov.

Per ora nessuna reazione dalla Casa Bianca su questa riunione in terraasiatica. Ma è certo che Bush non mancherà di far sentire la sua voce.Per ora ha staccato un assegno di 16milioni di dollari come regalo allaKirghisia che “ospita” a Manas aerei, carri e soldati. Tutti a stelle estrisce.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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