Leggi Treu e Biagi: cosa andrebbe cambiato?

In vigore dalla fine del 2003 la riforma Biagi ha fatto levitare considerevolmente i contratti a tempo determinato

“La legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato. Una moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori, specie in giovane età. Prima non c’era, adesso c’è. Ha trasformato il lavoro in progetti a tempo. La paga in elemosina. I diritti in pretese irragionevoli. Tutto è diventato progetto per poter applicare la legge Biagi e creare i nuovi schiavi moderni. Dal pulire i cessi al rispondere al telefono. Lavoratori dipendenti si sono trasformati in imprenditori con partita Iva, senza soldi e senza sicurezze. Lavoratori transbiagici. Una sottospecie di schiavi. Meno tutelati degli schiavi sudisti. La legge Biagi è una legge di sinistra per una politica del lavoro di ultra destra. Copiata dai faraoni. Call-center al posto di piramidi” (leggi il libro).

Inizia così l’ultima creazione letteraria del Grillo parlante sul precariato in Italia. Pietra dello scandalo che ha suscitato non poche polemiche dal mondo politico e non solo. Che si sia d’accordo o meno con le parole del comico è innegabile che “legge Biagi” sia ormai diventato il sinonimo di “precarietà” nell’immaginario comune. Gli ultimi in ordine di tempo a confermarlo sono stati il deputato di Rifondazione Francesco Caruso e il comico Beppe Grillo, definendo la moderna flessibilità come una malattia endemica se non addirittura un arma.

In vigore dalla fine del 2003 la riforma Biagi ha fatto levitare considerevolmente i contratti a tempo determinato prospettando alle nuove generazioni un futuro di precariato senza diritti ma con molti doveri. Ed è così che a fronte di una totale assenza di sicurezza contrattuale i co.co.pro si trovano a dover sostenere una crescente pressione contributiva.

Ieri il giuslavorista Pietro Ichino ha risposto duramente alle polemiche sollevate da Caruso e Grillo e avvallate dalla sinistra “radicale”, sostenendo che, più che contro la legge Biagi, dovrebbero prendersela con la legge Treu. In effetti, fu proprio questa legge del 1997 a fornire ai datori di lavoro strumenti come il contratto a tempo determinato e il lavoro interinale, ai quali la Biagi ha aggiunto altre possibilità come lavoro a chiamata, staff leasing (l’affitto di intere squadre di lavoratori) e outsourcing (il subappalto di interi rami d’azienda). È più probabile che a creare il senso di precarietà non siano tanto gli strumenti in sé, quanto piuttosto l’uso che ne viene fatto. Un esempio classico è quello del part-time: introdotto dalla legge Treu per permettere maggiore libertà al lavoratore, spesso viene utilizzato dal datore di lavoro per gestire con più flessibilità il personale.

Intanto il ministro per le politiche giovanili, Giovanna Melandri, propone un fitto programma di incentivi ai talenti e alla creatività con case low cost e finanziamenti per la creazione di impresa.


Dopo l’aumento delle aliquote contributive sui contratti ai parasubordinati (dal 16 al 23% ed ora al 26%), si progetta un’estensione massima a 36 mesi dei contratti a termine con conseguente assunzione a tempo indeterminato. E per venire incontro ai 4,5 mln giovani tra 25-35 anni vivono ancora con i loro genitori vuoi per comodità vuoi per necessità, la Finanziaria 2007 ha predisposto un meccanismo di vantaggio fiscale di 2.600 euro di detrazione dal reddito per i circa 500 mila studenti universitari fuori sede.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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