Armenia e Azerbaijan: scontro per poco più di 4000 chilometri quadrati con dietro Usa-Russia

Si arriva nella capitale russa e subito si scopre che c’è - oltrefrontiera - una nuova Cecenia che si materializza in un’altra parte del cuore del Caucaso

Si arriva nella capitale russa e subito si scopre che c’è -oltrefrontiera - una nuova Cecenia che si materializza in un’altraparte del cuore del Caucaso. Per ora c’è solo il recente risultato diun referendum (supercontestato) che assegna la vittoria all’Armenianella contestata questione del Nagorno-Karabach, l’autoproclamatarepubblica autonoma abitata in maggioranza dagli armeni ma inserita nelterritorio dell’Azerbaijan. Una enclave che da sempre è al centro discontri tra Baku e Erevan rivelando - dal punto di vista geopolitico -che in una regione già calda c’è un vero e proprio “conflittocongelato” sempre a rischio di nuovi inneschi. Il territorio contestatoè minimo: 4400 chilometri quadrati. Ma è qui che si concentranoproblemi epocali che segnano il rapporto tra le due grandi entità dellaregione: l’Armenia forte dell’appoggio di una diaspora internazionale edi lobby presenti negli Usa e in Israele; l’Azerbaijan legato al mondoturco ma pur sempre ancorato alla politica estera espressa da Mosca. Ecosì questa enclave del Nagorno-Karabach, pur trovandosi nel cuoredell’Azerbaijan non si sente azera e, in particolare dal 1988, alza latesta contro i “coloni” di Baku.

Abitata da una popolazione totale di 192.000 persone sicaratterizza con due etnie - gli armeni (76%) che abitano neifondivalle e i curdi e gli azeri (23%) nelle montagne. L’intera zona -caratterizzata da una crisi di identità di dimensioni storiche - ècomunque parte integrante dell’Azerbaijan, pur se a partire dagli anni’90 è sotto il controllo militare armeno. La capitale è Stepanakert edè qui che si registrano i maggiori scontri politici e militari checolpiscono direttamente i governi di Baku e di Erevan e che mettonosempre più in evidenza anche gli aspetti più duri di un secolareconflitto religioso, carico di ostilità e di intollernze. Da un lato ilcristianesimo, dall’altro l’islam.

E le storie di queste due grandi entità sono lastricate di dati e fattiche ancor oggi sono oggetto di contestazione. Si va dalla rievocazionedel predominio del cristianesimo segnato dal V secolo, all’invasionearaba... E quanto alla storia più recente le cronache rilevano che dopola rivoluzione dei bolscevichi del 1917, il Karabakh fu inglobato nellaFederazione Transcaucasica, che ben presto si divise tra Armenia,Azerbaijan e Georgia. Nel 1920, quando la Transcaucasia finìdecisamente nell’orbita del nuovo potere rivoluzionario, siverificarono nuovi spostamenti di confini. E fu così che venne creatala Regione autonoma del Nagorno-Karabach nell’ambito della repubblicadell’Azerbaijan. Tutto il contenzioso tra Baku e Erevan, pur essendosempre a rischio di esplosione, è restato negli anni sovietici sotto ilcontrollo politico, militare ed economico. Ma con la dissoluzionedell'Unione Sovietica - tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio deglianni Novanta - la questione è riemersa evidenziando il peso delle tanterepressioni.

Lamentando “l'azerificazione” forzata della regione operata da Baku, lalocale popolazione armena, con il supporto ideologico e materialedell'Armenia stessa, ha cominciato a mobilitarsi per riunire la regioneal potere di Erevan. Da allora è stata ed è guerra fredda e calda, verobraccio di ferro sfociato in guerra aperta, con un bilancio di circa30.000 morti e oltre un milione di profughi. Si sono registrati pogromcontro le minoranze etniche sino a giungere, con il crollo dell’Urssavvenuto nel 1991, ad una situazione di “vuoto” politico edistituzionale.

Attualmente la situazione del Nagorno-Karabach (regione incapace dirisalire la china dell'estrema povertà in cui è piombata con ilconflitto dei primi anni novanta, malgrado gli aiuti finanziari delladiaspora armena) torna ad imporsi nell’arena politica e diplomatica,perchè i fatti di questi ultimi mesi destano serie preoccupazioni. C’èstato nella regione un referendum organizzato dalle forze armene che hasancito una nuova Costituzione e nelle settimane scorse si è compiutoun nuovo passo sulla strada di quella che viene auspicata come unadefinitiva indipendenza. Perchè il refrendum organizzato dagli armeniha segnato la vittoria di Bako Saakian, un ex generale che si èdistinto per la sua fermezza come capo del servizio di sicurezzanazionale.


Il personaggio ha quarantasette anni ed è da tutti ritenuto un “falco”.La sua biografia militare lo descrive come un uomo pronto a tutto,senza scrupoli e soprattutto impegnato sul fronte della lotta allacomunità azera. Nemico dell’Islam e del rapporto con la Turchia e amicodegli americani. Ora - forte dell’85% toccato dal referendum - prometteun'accelerazione del cammino verso il divorzio definitivodall'Azerbaijan.

Ma lo scontro istituzionale è pur sempre all’orizzonte. Baku mostra identi e si dichiara pronta a contestare i risultati di Stepanakert. Ein questo contesto non bisogna dimenticare che ci si trova nel cuoredel Caucaso, e cioè di una regione da secoli attraversata da rivalitа einimicizie profonde dovute non solo a questioni etniche, ma anche damotivi religiosi, come insegna proprio il caso di questa terra delNagorno-Karabach, un microcosmo cristiano con circa 190mila fedelidella Chiesa apostolica armena che vivono isolati nel cuore di un Paesedel tutto musulmano.

Ecco quindi che in questo complesso geopolitico lo scenario piùprobabile potrebbe essere quello relativo ad un nuovo inasprimento neirapporti tra l’autoproclamata repubblica indipendente e le autoritаazere. E’ quindi il caso di dire che le nuvole della tensione si stannoaddensando, coprendo ogni prospettiva distensiva. Perchè in caso dinuova tensione, entrerebbero in campo anche le diplomazie della Russiae degli Stati Uniti. E questo anche per il fatto che proprio in questoperiodo la Casa Bianca e il Cremlino si stanno scontrando sullo “scudospaziale” con i russi che non a caso hanno proposto agli americani diinstallare i loro missili proprio in Azerbaijan. E così il confrontosul Nagorno-Karabach - vero punto di relativo quilibrio - èun’eventualitа poco desiderabile.

A Mosca, intanto, ci si interroga su quale sarà, in concreto,l’atteggiamento di Saakian. Ma ci si chiede anche quale sarà la sortedi quel tormentato fronte dell’Ossezia del Sud che è egualmente unarepubblica autoproclamata e che vuole la secessione dalla Georgia. IlCremlino, in pratica, si trova tra due fuochi. Da un lato vuol favorirela permanenza del Nagorno-Karabach nell’orbita azera, dall’altro vuolefavorire l’Ossezia nel suo ditacco dalla Georgia.

Ma le difficoltà - quanto al rapporto con Stepanakert - sono ancor piùcomplesse. Perchè in questo caso una Russia che mostrerà di schierarsicontro l’enclave armena potrebbe essere vista all’estero come unadecisione ostile al mondo cristiano. E solo schierarsi contro ilgoverno azero danneggerebbe i rapporti commerciali basati sul commerciodi gas e di petrolio.

Il groviglio di interessi nazionali ed esteri scatenatisi intorno alNagorno-Karabach (qui le forze centrifughe hanno radici molto profonde)è, forse perfino più della Cecenia e dell’Ossezia del Sud, il simbolodelle contraddizioni che si sono aperte dallo sfaldamento dell’Urss. Econsiderato che lo stesso Azerbaijan, a sua volta, ha una piccolaenclave tra l’Armenia e l’Iran, risulta evidente che il fattore etnicoe religioso nel Caucaso rimane oggi più d’attualitа che mai. Per nonparlare poi delle potenze occidentali che vedono con terrorel’eventualitа di un blocco dei ricchi oleodotti azeri. L’atmosferagenerale è pesante e annuncia nuovi sussulti della tempesta caucasica.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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