Nuovo Trattato Unione Europea: al via i lavori, ma i margini e i tempi sono molto stretti

Tiene banco, a Bruxelles, la trattativa su tempi e modalità del percorso che dovrebbe portare l'Ue, entro il mese di ottobre, all'elaborazione del testo di un nuovo Trattato, da sottoporre poi a ratifica

Dopo l'avvio formale, lunedì 23 luglio, della nuova Conferenza Intergovernativa - la settima nella storia della UE - i rappresentanti di ciascun paese europeo hanno iniziato a discutere i tempi e le modalità del percorso che dovrebbe portarli, entro il mese di ottobre, all'elaborazione del testo di  un nuovo Trattato, da sottoporre al voto dei Ventisette. A loro, il presidente di turno portoghese, Luis Amado, ha consegnato la riscrittura di un testo di quasi 300 pagine, in lingua inglese, su cui lavorare. Se i tempi verranno rispettati, si passerà poi alla ratifica della nuova proposta di Trattato all'interno di ciascuno dei paesi dell'Unione - escludendo quanto più possibile il ricorso allo strumento del referendum popolare - così da renderla definitiva prima delle elezioni europee del 2009.

Però, già proprio all'avvio, alla riunione dei Ministri degli Esteri della UE, non è mancato un nuovo tentativo della Polonia di rimettere in discussione l'intesa faticosamente raggiunta dai capi di Stato e di Governo dei Ventisette lo scorso 23 di giugno, sul futuro della Costituzione europea. La Ministra polacca, Anna Fotyga, ha infatti avanzato la richiesta di chiarimenti relativamente all'entrata in vigore del sistema del doppio voto in seno all'Unione (sulla quale i polacchi, nel vertice di giugno, avevano già spuntato un significativo rinvio) e si è mostrata interessata a seguire il Governo inglese nella non applicazione, anche nel suo paese, della Carta dei diritti fondamentali. Dichiarazioni che hanno sollevato più di un'irritazione tra i convenuti, obbligando Amado a richiamare i paesi europei al rispetto dei patti.

In realtà, i margini di manovra nella redazione del nuovo testo sono strettissimi, anche se non è da escludersi qualche possibile colpo di coda. Il nuovo Trattato, infatti, verrà definito sulla base del compromesso di giugno. Ciò significa - per restare ai passaggi più significativi - che non godrà del rango costituzionale, nel senso che non sostituirà quelli già esistenti, ma vi si sommerà, a modifica ed integrazione dei precedenti; che in esso non figureranno i simboli dell'Unione, presenti invece nell'originario testo di Costituzione (bandiera, inno...); che non vi sarà un vero e proprio Ministro degli Esteri europeo, ma un Alto Rappresentante che comunque presiederà le riunioni dei Ministri degli Esteri e avrà la carica di Vice-Presidente dell'Unione; che verrà istituita la figura di un Presidente della UE stabile, a partire dal 2009; che la carta dei Diritti fondamentali sarà collocata in un protocollo allegato, ma che ad essa farà riferimento il Trattato in un apposito articolo, dandole così valore giuridico; che il sistema del doppio voto (paesi e popolazione), per le decisioni a maggioranza, entrerà in vigore solo nel 2017.

Nel frattempo, si torna a parlare di ampliamento dell'Unione. L'occasione è data dalla vittoria del Primo Ministro Tayyp Erdogan alle elezioni politiche celebrate la scorsa domenica in Turchia, il cui successo è stato accolto con sollievo dalla gran parte dei paesi della UE. Dal Presidente della Commissione Europea José Manuel Durao Barroso al premier inglese Gordon Brown, tutti sono parsi rassicurati dall'impegno ribadito dal leader dell'AKP di volersi muovere sul cammino europeo. La Commissione ha già deciso di continuare nel negoziato con Ankara per l'entrata della Turchia nell'Unione Europea, nonostante la contrarietà del Presidente francese, Nicolas Sarkozy.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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