Mose il progetto che dovrebbe difendere Venezia dall'acqua alta: interviene l'Unione Europea

Il progetto che dovrebbe proteggere la laguna veneta dall'acqua alta è di nuovo al centro dell'attenzione critica della Commissione Ue, che ha spedito per la seconda volta una lettera al nostro governo chiedendo maggiori informazioni sull

La notizia. Per la seconda volta l'Europa interviene sul progetto del Mose di Venezia per sanzionare l'Italia, ma al contempo per offrirci una possibilità di riscatto. Dopo aver spedito nel gennaio 2006 una lettera di messa in mora del nostro paese, prima tappa formale della procedura di infrazione, oggi la Commissione europea ha riscritto al governo di Roma chiedendo di fornirle, entro un mese, nuove informazioni sul progetto in costruzione per contrastare il secolare fenomeno delle acque alte nella laguna. Una missiva che nasce dall'insufficiente documentazione presentata dall'Italia l'anno scorso, ma volta al contempo ad evitare il secondo stadio della procedura di infrazione, ovvero l'invio del parere motivato che prelude al deferimento alla Corte di Giustizia.

L''Europa dunque ci offre un'altra possibilità, ma pone come condizione una spiegazione esauriente in merito all'impatto ambientale che le dighe mobili avranno sull'area lagunare della città dei Dogi: "La nostra iniziativa - ha spiegato Lena Reuterberger, portavoce del commissario all'Ambiente - non mira a fermare il Mose, ma a precisarne l'impatto ambientale. La Commissione intima ora al governo di fornirle, entro un mese, nuove informazioni, non considerando sufficienti quelle già ottenute". Una mancanza importante visto che il progetto di contrasto al fenomeno dell'acqua, ha spiegato sempre la Reuterberger, interessa "diversi siti protetti dalla rete Natura 2000 e secondo la direttiva Ue sugli uccelli selvatici". Il commissario all'Ambiente Stavros Dimas sospetta che l'Italia non abbia completamente salvaguardato il patrimonio ecologico delle aree che accolgono i cantieri preposti alla realizzazione del Mose, un patrimonio di interesse comunitario che rischia di venire intaccato dalle dighe mobili che dovrebbero difendere la fascia veneta esposta all'alta marea.

Una azione, quella europea, che è stata accolta con soddisfazione dall'amministrazione di Venezia da tempo contraria al Mose, come dimostrano le parole del sindaco Massimo Cacciari. Dopo aver espresso la volontà di incontrare lo stesso Commissario all'Ambiente Stavros Dimas, il primo cittadino si è detto convinto del fatto che ormai esista una diffusa consapevolezza, anche Oltralpe, dell'impatto ambientale negativo che il progetto avrebbe sulla laguna, un potere distruttivo non riducibile "alla salvezza di qualche uccellino", bensì vera e propria "alterazione irreversibile di interi habitat protetti dalle normative locali, nazionali ed europee".
Del resto, più di 12mila cittadini si sono resi protagonisti di una petizione indirizzata al parlamento europeo con cui hanno esplicitato le ragioni ambientali, paesaggistiche e urbanistiche della loro contrarietà. Una iniziativa che è stata presa sul serio da Bruxelles, che a fine febbraio ha convocato un'audizione per ascoltare le loro obiezioni e per esaminare il dossier; mentre a metà maggio ha inviato un gruppo di ispettori della Commissione Ambiente a visitare i cantieri. A seguito di questo, l'Europa ha provveduto ad indirizzare la prima lettera di infrazione invitando l'Italia a fornire maggiori informazioni soprattutto sullo studio dell'impatto ambientale, secondo Bruxelles non ancora realizzato.

Il Mose. Progetto dal valore complessivo di 4,3 miliardi di euro, nasce dalla necessità di fornire un'azione di contrasto all'emergenza dell'acqua alta che, ciclicamente, si abbatte sull'area lagunare, il cui suolo rispetto al mare, nell'ultimo secolo, si è abbassato di 23 centimetri. Confermato dal 1996 da tutti i governi italiani, in ultimo da quello di Romano Prodi nel novembre 2006, il Mose si articola in una serie di opere mobili e complementari. Nella prima categoria rientra un sistema di paratoie che in condizioni normali di marea si riempiono d'acqua e restano adagiate in alloggiamenti realizzati sul fondo del mare e consistenti in cassoni prefabbricati di calcestruzzo armato. Ogni paratoia è vincolata da un lato ad una cerniera che la rende mobile cosicché quando è prevista una marea superiore ai 110cm, viene immessa aria compressa che rimuove l'acqua consentendo alla paratoia di sollevarsi dalla superficie del mare, sfruttando proprio la rotazione della cerniera, e di ergersi a difesa della crescente quantità di acqua che minaccia la costa. Sono principalmente tre le zone in cui questo sistema dovrebbe essere realizzato e che attualmente ospitano già 11 cantieri: porto del Lido, di Malamocco, di Chioggia, ovvero le bocche più importanti di accesso alla Laguna che, in condizioni di altamarea, saranno chiuse il tempo necessario alla manovra di sollevamento delle paratoie, più o meno 4,5 ore.

Le opinioni. Roberto Musacchio, eurodeputato del Prc, ci spiega perché il sistema del Mose dovrebbe essere sostituito da altri interventi più compatibili con l'ambiente e più efficaci. "Il Mose", sostiene Musacchio, "è stato concepito rispondendo ad una loggia antiquata che lo rende poco incisivo e deleterio per l'ambiente, come testimonia una cospicua letteratura tecnico-scientifica in materia". "Al contrario", prosegue, "come sostenuto anche dai comitati locali che lo contrastano, sarebbe più opportuno pensare ad operazioni diverse, rispettose dell'habitat ma capaci allo stesso tempo di incidere realmente sul problema". Tra queste ipotesi alternative, la migliore consisterebbe in "una ridefinizione del porto della laguna, attraverso il superamento di quelle opere che nell'ultimo secolo sono state realizzate e che hanno impedito lo scorrimento delle acque". Sulla lettera europea e sulla possibilità che si possa bloccare la realizzazione del Mose, Musacchio si dice ottimista perché "finché non si procedere alla costruzione delle paratoie e finché l'Europa continua a puntare il suo faro di attenzione sul progetto e sull' impatto ambientale che esso potrebbe avere, è ancora possibile sperare che il governo riveda la sua posizione e si proceda a scelta alternative". Dello stesso avviso anche Valerio Calzolaio, responsabile ambiente di Sinistra democratica, che ci ricorda come il piano "abbia visto da sempre l'opposizione del Comune di Venezia" per motivazioni "economiche, ambientali e di utilità". Per questo, secondo lui, il richiamo dell'Europa deve essere ascoltato dal governo, "che dovrebbe riaprire il tavolo di confronto per accogliere le obiezioni locali ma anche le richieste che provengono al di fuori del Veneto e di Venezia".








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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