Referendum riforma legge elettorale: raggiunte le firme necessarie. A questo punto si farà?

Giovanni Guzzetta, presidente del comitato promotore del referendum sulla legge elettorale, ha annunciato la disponibilità delle 500mila firme necessarie per la consultazione. Ora l'esame di Cassazione e Consulta, lui annuncia la nascita di un mo

I referendari, a quanto pare, ce l'hanno fatta. Il presidente del comitato promotore della consultazione popolare sulla legge elettorale, Giovanni Guzzetta, ha annunciato il raggiungimento del mezzo milione di firme necessarie per mandare gli italiani alle urne. E', in realtà, un evento simbolico: le cinquecentomila adesioni devono passare il vaglio della Corte di Cassazione (i moduli saranno consegnati martedì alle 14 e 30) e si dovranno raccogliere, da qui alla fine della campagna, altre 60 - 70mila firme "di sicurezza". Guzzetta ostenta ottimismo: ci sono 25mila adesioni in arrivo dalla Lombardia, tutto un weekend di banchetti (a Roma si andrà avanti fino a domenica sera, con una serata speciale all'Isola Tiberina). Dopo l'esame della Cassazione (che sarà soltanto di natura formale, atterrà la chiarezza delle adesioni), il secondo gradino del giudizio spetterà alla Consulta, che valuterà, entro il 10 febbraio, la costituzionalità dei quesiti. Negli ultimi giorni sono stati sollevati dei dubbi: secondo alcuni, nel caso il referendum passasse, il Senato verrebbe costituito non più su base regionale, come la Costituzione espressamente prevede, ma nazionale. Se entrambi i responsi giuridici saranno favorevoli, si voterà tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Il referendum è abrogativo, l'unico in cui è richiesto il quorum del 50 per cento più uno degli aventi diritto, pena l'invalidazione. Si voterà con tre schede, quelle di cui si discute maggiormente puntano a terremotare il sistema elettorale in vigore e assegnare la maggioranza assoluta dei seggi al partito (non più alla coalizione) che otterrà la maggioranza, anche relativa, dei voti. La terza scheda si propone di abolire le candidature multiple.

Guzzetta ha rivendicato la parziale vittoria ottenuta, ha detto, contro tutto e tutti: "Il risultato raggiunto era comunque inaspettato perché l'iniziativa l'abbiamo portata avanti in piena solitudine, sia delle istituzioni sia dai mezzi di informazione". Le adesioni di politici e partiti, in effetti, sono arrivate in un secondo tempo. Dopo le elezioni amministrative è arrivata la sponsorizzazione convinta di Alleanza nazionale. Pochi giorni fa, quella dell'Italia dei Valori. Ma tutte le forze politiche "vantano" aderenti illustri e solitari: Arturo Parisi e Walter Veltroni per il Pd, Antonio Martino di Forza Italia, Marco Boato dei Verdi, solo per citarne alcuni. Ha fatto senz'altro il gioco dei referendari il dibattito che è montato attorno alla crisi della politica, innescato dalla pubblicazione del libro "La Casta" dei giornalisti del "Corriere della Sera" Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, che denuncia l'irrazionalità e l'enormità di certi sprechi della politica. I singoli passaggi del libro sono stati giornalmente somministrati dal quotidiano di via Solferino e il referendum sulla legge elettorale si è trasformato nella valvola di sfogo, nell'occasione di dare una scossa al sistema. Così, almeno, è stato ed è percepito dai più. Che sia una panacea, poi, è tutto da vedere. L'escamotage, per le forze politiche che si trovassero di fronte a una legge elettorale così radicale, sarebbe piuttosto semplice: raggrupparsi in uniche liste prima del voto per strappare il premio di maggioranza salvo poi disunirsi in gruppi distinti a Parlamento formato.

Pinzillacchere, come diceva Totò? Per Guzzetta evidentemente sì, se appare tanto rinfrancato dal traguardo quasi tagliato da puntare più in alto: "Dai comitati promotori nascerà un movimento. Ci impegneremo per sollecitare altre riforme istituzionali, oltre che per il sì sui quesiti elettorali, ma non saremo un partito". Poi, sull'onda dell'euforia: "'Siamo all'inizio di una primavera riformista e dopo la raccolta delle firme saremo concentrati innanzitutto sulla lunga campagna per il sì. Ma andremo anche oltre il referendum. Diventeremo un movimento impegnato a promuovere anche le altre riforme istituzionali, a cominciare dalla forma di governo". Con delle regole precise: "Il nostro compito non può essere quello di far nascere un'altra lista, ne abbiamo già troppe e abbiamo presentato i quesiti elettorali proprio per ridurne al minimo il numero. Bisogna dunque sfuggire alla tentazione di un'iniziativa politica generale. Ci occuperemo di riforme istituzionali, non di altro".Sul fronte dell'accordo politico da raggiungere in Parlamento, si segnala per giovedì prossimo un incontro tra Fini e Berlusconi per discutere di legge elettorale e tentare di trovare una strada comune, dopo le scaramucce dei giorni scorsi e le punzecchiature del presidente di Alleanza nazionale a un ex premier prudentemente omologo alla posizione della Lega Nord a sostegno del modello tedesco. E' questa, del resto, l'unica strada che le Camere sembrerebbero in grado di percorrere, sulla quale si registra una sostanziale convergenza, a parte Pdci e Verdi (che chiedono il proporzionale con premio di coalizione), la già citata Alleanza nazionale e l'Italia dei Valori, risolutamente in cammino sulla via referendaria. Di Pietro, praticamente, è uno di loro. Ha salutato così quota mezzo milione: "Mentre le cicale della politica parlata continuano a cincischiare sul da farsi noi dell'Italia dei valori, formiche operaie del referendum, contribuendo fattivamente alla raccolta delle firme, abbiamo lanciato il cuore oltre il nostro partito accettando anche di morire politicamente pur di far rivivere la governabilità del Paese e la supremazia delle istituzioni". Chiusura con echi imperiali: "Ora che il dado è tratto e il risultato del numero di firme è stato raggiunto, si apre una nuova fase politica in cui ci penseranno i cittadini a ridurre il numero dei partiti dagli attuali 42, a non più di quattro o cinque".








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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