Somalia: conferenza di pace, ma Mogadiscio sono presenti pochissimi rappresentanti. Un altro flop?

Si apre l'attesa conferenza nazionale di Mogadiscio indetta dal governo somalo, ma alla conferenza arrivano in pochi

Si apre l'attesa conferenza nazionale di Mogadiscio indetta dal governosomalo, ma alla conferenza arrivano in pochi visto che la capitalesomala è terreno di battaglia e che le stessi sedi del governo sono dagiorni prese di mira a colpi di mortaio. Il premier Ghedi aveva dettoche la conferenza si sarebbe tenuta anche se fosse esplosa una bombaatomica, ma la qualità ed il numero dei partecipanti porta a credereche si tratterà di qualcosa di assolutamente inutile. Nemmeno gliinviati della UE, tra i quali il nostro stoico Raffaelli, si sonopresentati e i piloti che dovevano portare gli “ospiti” stranieri sisono semplicemente rifiutati di atterrare in un aeroporto che è unodegli epicentri della violenza. La situazione nel paese è pessima, laviolenza nella capitale è ormai endemica ed è di pochi giorni fal'ennesima fuga in massa degli abitanti, che li porterà a raggiungeregli altri somali che fanno la fame nelle zone più decentrate del paese.La fame, nel paese “liberato dagli islamici” è una minaccia più attualeed imponente di quella della guerra. Particolarmente significativa epreoccupante è la situazione dipinta dalle agenzie umanitarie, chedenunciano il governo di ostacolare gli aiuti e parlano di un paese inmano alle bande armate nel quale centinaia di migliaia di profughi sonoabbandonati al loro destino.

Il governo, che vorrebbe controllare gli aiuti, ha accusatole ONG di sostenere i cattivi, poi è sembrato che avesse cambiato idea,ma la realtà continua a raccontare di aiuti saccheggiati anche dallebande governative. Di un esercito disciplinato nemmeno parlarne. Laguerra d'invasione etiope, cominciata il Natale scorso con il pretestodi un pericolo d'attacco somalo all'Etiopia, continua conun'occupazione scandita da attentati, scontri a fuoco di variaintensità.

A questo scenario si aggiungono saltuarie distruzioni di interivillaggi da parte dell'aviazione americana che, come in Afghanistan,bombarda interi abitati cercando di uccidere qualche manata di“terroristi” e poi giustifica le stragi commesse dicendo che i viliusano gli abitanti come “scudi umani”. Un po' come bombardare Milanoper eliminare Abu Omar, ma se si fa in Somalia, Iraq o Afghanistan,nessuno dice niente.

Intanto il dittatore etiope Zenawi ha condannato a morte gli oppositoriin patria, con l'accusa paradossale di aver provocato la morte deidimostranti pacifici, uccisi dietro suo ordine nelle strade di AddisAbeba. Il resto dei politici dell'opposizione, che non sono staticondannati da nessun tribunale, è da due anni rinchiuso in lager neldeserto insieme a decine di migliaia di studenti, colpevoli di trovarsiin disaccordo con la dittatura.

Dittatura peraltro simpaticissima all'Amministrazione Bush, forseperché utile fantoccio per il lavoro sporco in Somalia, forse per lacomunanza di stile; a capodanno Zenawi aveva annunciato la “missionecompiuta” e che l'Etiopia si sarebbe ritirata nel giro di un paio disettimane. Provate a controllare quanti politici in Occidente parlinomale della sanguinaria dittatura etiope e scoprirete che sono moltimeno di quanti parlino male di un Chavez o di un Morales.


La Somalia è sparita dall'orizzonte informativo italiano. E’ unfenomeno curioso, se si pensa che quando era tutto sommato pacificata,campeggiava sui nostri media quasi quotidianamente per i provvedimentipresi dagli “islamici” al governo in qualche remota provincia somala oper il sollevarsi di un isolato clan contro la trasmissione deimondiali di calcio. Oggi che i somali muoiono come mosche, vittime diun'invasione illegale e di bombardamenti non meno illegali, oggi che amilioni sono minacciati dalla morte per fame, la cosa non sembrainteressare nessuno. Eppure qualche responsabilità verso la Somalia,non solo storica, l'abbiamo sicuramente in quanto italiani.

La Somalia non fa più notizia, perché per i misteriosi meccanismidell'informazione nostrana, qualche migliaio di neri disperati èun'emergenza molto più vendibile che la morte di milioni di neri a casapropria per mano di criminali dei quali siamo “alleati”. Poveri somali,destinati a sperare in un rigurgito leghista per elemosinare unosguardo sul proprio martirio, mentre potenze straniere disintegrano illoro paese e lo consegnano in mano a banditi armati ed impiegati alloscopo. Disperato è il paese nel quale nemmeno gli eroi possono sperarein qualcosa di diverso da un destino già segnato.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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