Avvocati: stipendi e guadagni in crescita, ma è forte il divario nord e sud d'Italia

Diventare avvocato non è un fatto ereditario: solo il 12,4% di chi svolge la professione di avvocato è a sua volta figlio di avvocato mentre la maggior parte viene da famiglie di lavoratori dipendenti di fascia medio-alta

Diventare avvocato non è un fatto ereditario: solo il 12,4% di chi svolge la professione di avvocato è a sua volta figlio di avvocato mentre la maggior parte viene da famiglie di lavoratori dipendenti di fascia medio-alta. Gli avvocati italiani sono complessivamente soddisfatti della loro scelta professionale con percentuali che raggiungono l'85%: un valore che tende ad aumentare con l'età e con il reddito ma che non è estraneo a coloro che hanno redditi molto bassi - fra i quali coloro che si dichiarano soddisfatti rappresentano comunque il 75%. Per gli avvocati vale sempre più l'equivalenza "più mercato, più successo". Ma ci sono elementi di criticità: il divario fra Nord e Sud del Paese e il "divide" che riguarda le donne, che guadagnano meno. Sono questi alcuni degli elementi che emergono dalla presentazione dell'Indagine sugli avvocati italiani "Contrastare la crescita promuovere la mobilità", realizzata dal Censis su incarico dell'Aiga (Associazione Italiana Giovani Avvocati) e presentata oggi a Roma.

Gli avvocati italiani sono nella maggioranza dei casi (52,1%) favorevoli a forme di pubblicità delle loro specializzazioni e dei servizi offerti e più di un terzo (39,5%) dispone di uno studio ben organizzato, anche in forme associate di studio professionale con articolazioni complesse idonee alla competizione sui mercati terziari delle professioni e delle imprese. Misurano la qualità professionale sulla base della fidelizzazione dei clienti (63,6%) e della formazione continua (76,1%). Il 42% dichiara che nel proprio lavoro l'intreccio fra competenze professionali e attività imprenditoriali è già molto evidente. In sostanza, rileva dunque l'indagine, per gli avvocati vale l'equivalenza "più mercato, più successo". E diversi sono gli indicatori della propensione al mercato: oltre al favore nei confronti di forme di pubblicità, la cultura organizzativa è entrata a far parte del patrimonio di competenze degli avvocati come dimostra la diffusione dell'organizzazione del lavoro in forme associate mentre la stessa spesa per l'acquisto di materiali giuridici va da 300 a 3600 euro. Non mancano però elementi di criticità, come ha rilevato Giuseppe De Rita, segretario generale Censis: uno riguarda il "divide" fra Nord e Sud e l'altro quello sulla donna che "o fa l'avvocato singolo nelle nicchie povere di mercato o il dipendente nel grande studio", per guadagnare comunque meno. E infatti si legge nello studio come "a guadagnare oltre 39.200 euro annui sia il 45,7% degli avvocati uomini, a fronte di appena il 18,9% delle loro colleghe".

I punti di forza non escludono dunque criticità per il futuro sviluppo della professione. La prima, rileva il Censis, riguarda la maturazione dell'autonomia professionale, sia facendo riferimento al segmento professionale più debole, ovvero quello dei praticanti, sia in relazione alla possibilità di creare uno studio nuovo rispetto a quello in cui si comincia a lavorare, operazione "molto difficile" per il 73% degli intervistati sotto i 45 anni. L'ipertrofia della professione e le difficoltà che emergono in molti contesti locali, vista la saturazione delle piazze di riferimento, pongono soprattutto i giovani nella difficile situazione di rimanere parcheggiati per molto tempo nello studio di altri.

Il secondo problema rilevato dal Censis ha a che fare con il dualismo territoriale, per cui i professionisti meridionali e i giovani avvocati del Sud sono i soggetti che soffrono delle criticità più forti sul piano dello sviluppo: si nota che gli avvocati meridionali tengono più all'aggiornamento (82,4%) che alla fidelizzazione del cliente (51,8%). "Il primo problema che gli organismi associativi della professione devono affrontare - ha commentato Giuseppe De Rita - consiste nella necessità di riconoscere le profonde differenze che caratterizzano gli oltre 150 mila iscritti agli ordini professionali, e quindi operare una opportuna segmentazione degli stessi per bisogni, opportunità, aspettative differenziate, perché politiche indifferenziate di governo della categoria potrebbero limitarne in futuro la leadership che in questo momento oggettivamente riveste nel mondo professionale".








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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