Incidente nucleare in Giappone a causa di un grave terremoto. Fuoriscita materiale radioattivo ?

Questo nuovo incidente, al di là della fuoriuscita o meno di materiale radioattivo, riapre la questione, a dire il vero sempre d'attualità, del nucleare in rapporto alle catastrofi naturali.

E' stato uno dei più violenti terremoti della storia del Giappone, quello che ha colpito il nord ovest del Paese, 250 km circa a nord di Tokyo, causando almeno nove morti e oltre 300 feriti.

Il Giappone è il Paese che ha saputo meravigliare il mondo intero per le sue costruzioni antisismiche e per il saper resistere alle scosse senza che ci fossero vittime. Stavolta non è andata così.

Il terremoto ha distrutto un intero villaggio ed ha innescato un violento incendio nella centrale nucleare di Kashiwazaki Kariwa, nella provincia di Niigata.

Le immagini trasmesse dalle emittenti tv mostrano una vasta colonna di fumo nero che si alza dall'impianto di Kashiwazaki Kariwa. I quattro reattori della centrale sono stati fermati. La compagnia elettrica Tepco (Tokyo electric power) ha confermato che le fiamme si sono sviluppate in un trasformatore che fornisce corrente ai reattori nucleari. L'agenzia meteorologica giapponese ha rilevato la scossa alle 10.13 ora locale (le 3.13 in Italia) del 16 luglio, avvertita anche a Tokyo.

Dopo la scossa più forte, ne sono state avvertite altre di assestamento, nessuna superiore ai 5 gradi della scala Richter. L'epicentro è stato registrato in mare, ad una profondità di 10 chilometri, al largo di Niigata, sull'isola di Honshu, a non molta distanza dalla centrale nucleare in fiamme.


Un dirigente della Tepco, Yasushi Hasegawa, ha prontamente dichiarato che "non c'è da temere alcuna contaminazione", addirittura prima che l'incendio fosse domato e prima di ogni analisi e rilievo per verificare il livello di radioattività della zona. Hasegawa ha aggiunto che i quattro reattori dell'impianto si erano automaticamente fermati durante il terremoto. Un iniziale allarme tsunami per la vicina isola di Sado è stato poi revocato. Lo tsunami in realtà c'è stato, ma con onde di un'altezza massima di 50 centimetri, e non nella zona della centrale nucleare.

Il premier Shinzo Abe, che era a Nagasaki per la campagna elettorale in vista delle elezioni del 29 luglio per il Senato, ha deciso di rientrare immediatamente a Tokyo. Solo nel pomeriggio, ora italiana, la stessa Tepco ha ammesso, tramite un proprio portavoce, che il forte terremoto ha causato una fuga di acqua contenente materiale radioattivo da uno dei reattori.

L'incidente giapponese ancora una volta ripropone, in modo drammatico, la questione della sicurezza delle centrali nucleari in caso di disastri e calamità naturali. Calamità che hanno interessato centrali nucleari già in altre occasioni, in passato. Nel 1977, in Bulgaria, nella centrale di Klozodiy, a causa di un terremoto, saltò la strumentazione di controllo del reattore. Grazie ai tecnici che riuscirono a fermare la reazione prima che divenisse incontrollabile, l’Europa ha evitato conseguenze gravissime. Il 5 gennaio del 2000, nella centrale francese di Blayais, una tempesta causò l'allagamento dell'impianto, costringendo a fermare i due rettori.

Proprio a causa del rischio di incidenti dovuti a calamità naturali, nel 1995 l'Alta Corte tedesca decide che la licenza di attività concessa alla centrale di Mülheim-Kärlich era illegale, a causa della mancata considerazione, in fase di concessione, del rischio di terremoto nella zona.

Il Giappone, zona sismica per eccellenza, ha sempre giocato la sua carta nucleare proprio sulla sicurezza: centrali indistruttibili, in grado di resistere a terremoti forti e frequenti, un nucleare "sicuro". Poi negli ultimi 10 anni una serie di incidenti ha fatto ricredere circa la tanto decantata sicurezza del nucleare nipponico.Dal 12 luglio 1999 in poi, giorno del blocco del reattore della centrale di Tsuruga per una perdita d'acqua, il Paese del Sol Levante ha visto un lungo susseguirsi di incidenti.

Il più grave fu quello di Tokaimura, sempre nel 1999. In una fabbrica di combustibile nucleare si attivò la reazione a catena incontrollata, con il rischio di un'esplosione. Tre persone morirono all'istante mentre altre 450 furono esposte alle radiazioni. Nel giro di poche ore fu necessario evacuare 300.000 persone. Lo stesso giorno, 18 tecnici dell’impianto sacrificarono la propria vita, accettando una missione da veri “kamikaze”: entrarono nell’impianto, con una radioattività circa 20.000 volte superiore alla norma, per fermare la reazione a catena, consapevoli che, terminata la missione, sarebbero morti a causa della contaminazione.

Questo nuovo incidente, al di là della fuoriuscita o meno di materiale radioattivo, riapre la questione, a dire il vero sempre d'attualità, del nucleare in rapporto alle catastrofi naturali. Che ha a che fare con una cultura del consumo energetico che non può confliggere con quella della sicurezza. Questione che scotta. Decisamente.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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