Tassi di Interessi Unione Europea: ci si aspetta un ulteriore rialzo a settembre o ottobre

Per i paesi di Eurolandia si prospetta una conferma al 4% sul costo del danaro, dalla consueta riunione mensile del Consiglio direttivo della Banca centrale europea che si terrà domani a Francoforte

Per i paesi di Eurolandia si prospetta una conferma al 4% sul costo del danaro, dalla consueta riunione mensile del Consiglio direttivo della Banca centrale europea che si terrà domani a Francoforte. In assenza di segnali espliciti di strette a brevissima scadenza, gli osservatori si interrogano sulla tempistica delle possibili future mosse, e le ipotesi convergono su un nuovo aumento da 25 punti base a settembre o a ottobre. Ma non tutti gli analisti danno per scontati altri ritocchi. Possibili indicazioni potrebbero arrivare dalla conferenza stampa con cui, alle 14 e 30, il presidente Jean-Calude Trichet spiegherà le conclusioni raggiunte dal Consiglio.

La ripresa economica dell'eurogruppo, tra fluttuazioni trimestrali, appare consolidata, e la Bce ha più volte riferito di attendersi un riaccendersi delle pressioni inflazionistiche nella seconda metà dell'anno. Sui mercati l'attesa della riunione alimenta l'ansia, e le aspettative di una linea 'risoluta' dell'Eurotower che sostiene il rapporto di cambio della valuta unica sul dollaro. Oggi l'euro ha nuovamente sfiorato il picco storico, a 1,363 negli scambi mattutini - un soffio dai 1,3682 toccati il 27 aprile - per poi ritracciare a 1,3622 negli scambi pomeridiani.

Ma oltre ai dati macroeconomici, stavolta ad animare le discussioni dei banchieri centrali Ue - rigorosamente a porte chiuse - potrebbero aggiungersi alcuni sviluppi 'insidiosi' nei due maggiori paesi dell'area: Francia e Germania. Il governo nominato dal neo presidente Nicolas Sarkozy studia un piano di incremento dell'Iva - battezzato "Iva sociale" - di un ammontare imprecisato che servirebbe a finanziarie un taglio dei contributi sociali sul costo del lavoro. Secondo gli economisti di Bank of America consentirebbe di dotarsi di un surrogato di svalutazione competitiva, con cui aggirare quella forza dell'euro che secondo Parigi mette a repentaglio la competitività dell'export.

Per gli esportatori esistono dei meccanismi di rimborso sull'Iva, e l'aumento finirebbe per ripercuotersi solo sui prezzi al consumo - inclusi quelli dei bei importati - ovvero proprio su quella inflazione che la Bce punta a tenere a bada con la sua politica monetaria.

In Germania, invece, i rischi provengono dalle vertenze sugli aumenti dei salari dei lavoratori dipendenti. Un tema su cui la stessa Bce ha più volte richiamato le parti sociali alla "moderazione", ma ora, dopo tre anni di 'magra', i sindacati tedeschi hanno rialzato la testa. Le richieste si sono moltiplicate, e dopo i metalmeccanici - che hanno appena ottenuto un incremento da oltre il 4% - si sono fatti avanti gli addetti di telecomunicazioni, costruzioni e ferrovie.


Se questo non bastasse, sempre Sarkozy ha lasciato intuire che al momento, vista la necessità di sostenere l'impatto del suo piano di riforme fiscali, gli obiettivi di risanamento del deficit di Bilancio non sono in cima alla sua lista di priorità.
Direzione opposta per la Germania, dove il governo della cancelliera Angela Merkel ha approvato proprio oggi una bozza di bilancio per il 2008 e un piano economico triennale che punta al risanamento e al pareggio dei conti entro il 2011. Il Financial times, con un editoriale pubblicato questa settimana, si è spinto a suggerire che la divergenza Parigi-Berlino sui conti pubblici potrebbe perfino minare, sul lungo periodo, l'esistenza stessa dell'euro.

L'istituzione di Francoforte, per parte sua, ha sempre rivendicato - a parole e a fatti - di essere determinata a fare tutto quanto è necessario, e in suo potere, per garantire la stabilità dei prezzi. Proprio con questa linea si è guadagnata una credibilità che, secondo la stessa Bce, ha consentito di tenere a bada i prezzi durante le sfiammate petrolifere senza far ricorso a pesanti interventi sui tassi. L'obiettivo ufficiale è di un'inflazione inferiore ma prossima al 2% su base annua nel medio periodo. E con altrettante determinazione la Bce ha sempre difeso la sua autonomia decisionale.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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