Festeggiamenti per il decimo anniversario Nato-Russia: la tensione è sempre più presente

Tra gli arazzi e gli affreschi che ornano i palazzi del potere di Mosca, si è tenuta la riunione commemorativa del Consiglio NATO-Russia

Tra gli arazzi e gli affreschi che ornano i palazzi del potere diMosca, si è tenuta la riunione commemorativa del Consiglio NATO-Russia.All'ordine del giorno c'erano i “festeggiamenti” del decimoanniversario della firma dell'Atto Fondativo delle relazioni tra laNato e la Russia e, insieme, del quinto anniversario della nascita delConsiglio in questione. Ma l'atmosfera è stata ben diversa da quellache ci si poteva attendere in occasioni del genere. Se 5 anni fa, aitempi della firma del Trattato per la nascita del Consiglio NATO -Russia a Pratica di Mare, i media parlavano addirittura di "ingressodella Russia nella Nato", oggi i toni sono infatti decisamente diversi.Da molte parti si prevede ormai come inevitabile una nuova guerrafredda, e, nonostante alcune brevi schiarite e le dichiarazionidiplomatiche per sciogliere la tensione, la sensazione comune è che irapporti tra Mosca e Bruxelles stiano solo peggiorando con l'andare deltempo. Il fatto che l'unico effettivo risultato ottenuto con i colloquiodierni sia stata l'apertura di un sito internet apposito per teneretraccia dei lavori del Consiglio Nato-Russia, la dice lunga sullo statodelle relazioni attuali.

I motivi più o meno palesi di conflittotra i due ex duellanti della guerra fredda sono molti: in primo luogosicuramente il sistema di difesa antimissilistica che gli americanivogliono costruire in Repubblica Ceca e Polonia e che i russi vedonocome un “cavallo di Troia” americano in Europa per tenere sottocontrollo il territorio della Russia europea e mettere a rischio lacosiddetta deterrenza nucleare, ovvero la capacità di una delle duesuperpotenze di reagire ad un eventuale attacco nucleare dell'altra. IlCremlino ritiene, non senza ragioni, che la deterrenza nucleare siastata alla base di tutti gli accordi del disarmo ottenuti sinora e cheuna sua eventuale violazione metterebbe in discussione tutto ciò che siè ottenuto sinora. Mosca teme perciò che l'installazione di missili perla difesa antimissilistica così vicino al territorio della FederazioneRussa, lungi dall'essere un sistema di difesa nei confronti dei regimi"canaglia" come affermato dalla Casa Bianca, altro non sia che un mododa parte americana per ridurre la capacità offensiva dei russi e quindila loro influenza sullo scacchiere europeo e mondiale.

Qualche settimana fa sembrava vi fosse stata una possibilità dirisolvere l'impasse diplomatico sullo scudo antimissile grazieall'offerta russa dell'uso congiunto della base di Gabala inAzerbaigian come capisaldo di un possibile sistema comune di difesaantimissilistica ABM, ma è stato lo stesso segretario della Nato, Jaapde Hoop Scheffer, ad affermare in una conferenza stampa a Mosca, inmaniera chiara, che la base in Azerbaigian non può essere un sostitutodi quelle previste in Repubblica Ceca e Polonia, quanto piuttosto unsuo complemento. Ma di questo i russi, almeno per ora, non ne vogliononeppure sentire parlare. Ricordiamo che nelle scorse settimane, primadel vertice G8, quando i toni si erano parecchio accesi, il presidenterusso Vladimir Putin aveva persino parlato della possibilità di puntarenuovamente i missili russi su obiettivi europei come possibile rispostaalla creazione di un sistema antimissilistico senza l'accordo di Mosca,per poi fare una parziale marcia indietro su queste gravi affermazioniche sono state definite "teoriche".

Oltre allo scudo antimissile, vi sono però diverse altre questioni sucui la Nato e la Russia si trovano su posizioni diametralmente opposte:anzitutto la questione del Trattato sulle Forze Anticonvenzionali inEuropa (CFE), la pietra miliare del disarmo europeo, la cui versionemodifica ed aggiornata è stata firmata ad Istanbul nel 1999 eratificata sinora da pochi Paesi, tra cui la Russia e l'Ucraina. Ilpresidente russo ha minacciato, durante il suo ultimo discorso sulloStato dell'Unione, il ritiro del suo Paese dall'accordo in questione, ameno che tutti i Paesi della Nato non si sbrighino a ratificarlo, inquanto, parole sue, la Russia si sente "tradita" dalle promesse mancatedell'Occidente sul disarmo in Europa.

Per questo motivo meno di due settimane fa si è tenuta una riunione diemergenza dei firmatari del CFE a Vienna, richiesta dai russi e finitacon un nulla di fatto che fa temere il peggio. Il motivo del contenderein questo caso è il rifiuto da parte di diversi Paesi di ratificare ilTrattato prima della conclusione del ritiro delle truppe russe dallaMoldavia e dalla Georgia, cosa che viene vista da Mosca come unaprovocazione e come il segnale della mancanza di volontà da parteoccidentale. La situazione è decisamente delicata, e la "KomsomolskajaPravda", quotidiano vicino al Cremlino, ha addirittura affermato che ilCremlino avrebbe già preparato un decreto per la sospensioneunilaterale del Trattato CFE e che, a meno di miracoli, stia soloattendendo il momento migliore per ufficializzare la notizia. Unsegnale molto preoccupante.


Altra questione calda è sicuramente quella dell'indipendenza delKosovo. Già quando il Cremlino era in mano al filo-occidentale BorisEltsin, la Russia è stata fermamente contraria alla guerra della Natoin Kosovo e secondo la versione di alcuni dei principali protagonistidell'epoca, verso la fine della guerra, nella primavera 1999, si erarischiato addirittura lo scontro armato quando, con un colpo di mano igenerali russi decisero di spostare le proprie truppe dalla Bosnia(dove si trovavano in missione di peacekeeping) verso il Kosovo peroccupare l'aereporto di Pristina prima delle truppe della Nato. Allorala crisi venne risolta senza colpo ferire, ma i rapporti tra Mosca egli alleati occidentali su questo argomento sono sempre stati moltotesi e non hanno dato alcuna dimostrazione di miglioramento con iltempo. Ora, a distanza di ormai 8 anni dalla fine delle ostilità,secondo gli occidentali i termini sono maturi per parlare dello statusdefinitivo del Kosovo.

L'Unione Europea e gli Stati Uniti d'America appoggiano il cosiddetto"piano Ahtisaari", dal nome dell'ex premier finlandese che ne è statoil pensatore, che prevede la concessione di una indipendenza pressochécompleta alla provincia secessionista a maggioranza albanese. Ma ilnuovo governo serbo uscito dalle ultime elezioni (formato daidemocratici e dai nazionalisti moderati), appoggiato in pieno delCremlino, non vuole neanche sentire parlare di indipendenza, sebbenesia disposto a fare molte concessioni alla controparte. Gli albanesikosovari invece non sono disposti a trattare su niente altro che nonsia una completa indipendenza, soprattutto dopo le rassicurazioniottenute dal presidente americano George W. Bush che, durante il suoultimo viaggio in Europa, ha promesso "solennemente" al Kosovo la suaindipendenza. Ora la questione è nelle mani del Consiglio di Sicurezzadelle Nazioni Unite e Mosca più volte ha minacciato l'uso del veto aduna qualsiasi risoluzione che non sia accettata da entrambe le parti.Anche in questo caso, nessuna soluzione si intravede all'orizzonte perevitare lo showdown.

E non è finita qui. Altri motivi di disaccordo sono indubbiamente lasituazione preoccupante della democrazia e dei diritti umani in Russia,la quasi totale scomparsa delle fonti di informazione indipendenti, lamancata collaborazione delle autorità russe alle indagini di ScotlandYard sulla morte di Alexander Litvinenko, l'uso dell'arma energeticacome strumento di pressione da parte del Cremlino e più in generale unamancanza di fiducia tra le parti che è ancora il residuo di una guerrafredda, che non sembra mai essere veramente finita. Di tutto questo, eanche di altro, avranno modo di parlare i due presidenti, Putin e Bush,durante l'incontro che si terrà il 1-2 luglio a Kennenbukport, inMaine, nella casa di famiglia dei Bush. Ma, per quanto tutti loauspichino, nessuno si fa realmente illusioni che basti un incontro,per quanto ad altissimo livello, per porre nuovamente sul giustobinario le relazioni tra le due ex superpotenze. Anzi, è indicativo chenei prossimi giorni a Mosca Putin si incontrerà con il principalenemico degli USA nell'America Latina, il presidente venezuelano HugoChavez, per firmare una serie di accordi economici e militari piuttostocospicua, giusto prima di partire per gli Stati Uniti.

Il clima è desumibile anche dalle dichiarazioni del viceministro russo,Sergej Ivanov, da più parti considerato il principale candidato allasuccessione di Putin alle elezioni del prossimo anno, che ha affermatoche la Russia è pronta a mettere in produzione seriale i nuovissimimissili strategici Topol-M e tattici Iskander-M, per rinnovare il suoarsenale nucleare e convenzionale, in gran parte ancora di epocasovietica. O anche dall'annuncio che nel prossimo inverno la marinarussa terrà "manovre su larga scala" nell'Oceano Altantico con lapartecipazione della portaerei "Ammiraglio Kuznetsov", le prime diquesta portata dalla fine della guerra fredda. Stante queste premesse,l'incontro tra i due presidenti rischia di essere l'incontro tra dueleader sulla via del pensionamento anticipato, il cui unico realeobiettivo può essere quello di attenuare quanto più possibile ledifferenze, nell'attesa che i rispettivi successori cercheranno dichiarire una volta e per tutte quale futuro possa esserci per lerelazioni tra la Russia e la Nato.

Eppure, nonostante tutto, sarebbe sbagliato essere solo pessimisti. Daentrambe le parte, sebbene non si faccia mistero di tutti i problemiivi esposti, si parla della necessità della continuazione del dialogotra la Nato e la Russia come di una pietra miliare per la pace nelmondo. Come ha affermato oggi il presidente russo Vladimir Putin,"nonostante tutti i problemi che ci sono ... le relazioni tra la Nato ela Russia hanno raggiunto un punto di svolta negli ultimi anni. Si èpassato dalla fase del confronto alla fase della collaborazione".Questo è vero, almeno in parte. In molti progetti la Russia e la Natohanno sviluppato efficaci partnership, soprattutto nell'ambito dellalotta al terrorismo internazionale, ed è notizia delle ultime settimaneche la Russia ha ratificato, dopo diversi anni, l'accordo che permettealle truppe di Mosca di partecipare congiuntamente nelle esercitazionicon i Paesi della Nato, nell'ambito del Programma di Partnership forPeace. Ma, se l'obiettivo è quello di una reale e completa partnership,allora il cammino da fare è ancora molto lungo. Solo il tempo, ed unareale volontà politica, potranno trasformarlo in realtà. E, purtroppo,nonostante le belle parole, quest'ultima, al momento, ancora latita, daentrambe le parti.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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