Veltroni leader della sinistra: Montezemolo apprezza, ma altri personaggi pubblici sono contrari

L'insediamento di Walter Veltroni a futuro leader aprovocato reazioni diverse nel mondo della politica e dell'economia anche i normali cittadini sembrano averlo apprezzato.

L'insediamento di Walter Veltroni a futuro leader del Pd non è piaciuto proprio a tutti, anzi. Seppure un sondaggio prontamente commissionato da "Repubblica.it" (il giornale, in particolare nella sua versione cartacea, sembra sempre più candidarsi quale organo di partito del Pd) stabilisce al 72% l'indice di gradimento dei cittadini su un campione di 500 interpellati, nel mondo politico iniziano a emergere perplessità e distinguo.

In un'intervista che verrà pubblicata dall'Espresso, il ministro della Difesa Arturo Parisi, ulivista e prodiano di ferro, ha attaccato duramente il sindaco di Roma,: "Non è la prima volta che un candidato prescelto delude proprio quelli che lo hanno designato - ha detto con tono aspro-. Al momento però Veltroni ha deluso noi che gli avevamo affidato tutte le nostre speranze, nonostante tutto. Invece si è assicurato l'appoggio delle macchine di partito in quanto tali, di Fassino in quanto segretario dei Ds, e dei Popolari che hanno firmato la sua candidatura mettendogli come numero due Franceschini, da sempre il successore designato di Franco Marini". Poco da aggiungere, se non che a poche ore dalla kermesse del Lingotto, l'entusiasmo coinvolgente che si respirava nella Sala gialla sembra in parte già essere svanito, a cominciare proprio dal cuore dello stesso Pd.

Parisi infatti ribadisce la disponibilità per "una candidatura di servizio, per realizzare il progetto. In assenza di candidati alternativi credibili, e penso innanzi tutto ai giovani, ai famosi giovani-giovani che ora dovrebbero scendere in campo per rappresentare idee alternative a questa dinamica, ho idea che sia costretto a candidarmi. Se nessun altro si fa avanti. Sempre che ce ne siano le condizioni e che si possa giocare ad armi pari: se il leader è già deciso mi potete chiedere una candidatura di servizio, non la certificazione che sono un cretino! Chi parteciperebbe mai ad una gara della quale è stato già proclamato il vincitore?" Parole inequivocabili, probabilmente derivanti dalla rigflessione del ministro su alcuni passaggio del discorso di Veltroni non molto apprezzati.Ma Parisi conclude in maniera ancora più critica e risentita: "Se non intervengono correzioni radicali - ha continuato Parisi - ho paura che la frittata sia fatta: resta solo un regolamento per l'elezione dell'assemblea costituente che certifichi e pesi le correnti. Siamo più indietro del punto di partenza. Rischiamo uno scenario municipale: un sindaco e tanti piccoli gruppuscoli personali. Con una piccola differenza: che a livello nazionale non c'è il sindaco, ma solo i gruppetti".

Tra le varie dichiarazioni, nelle quali i rappresentanti dei partiti dell'opposizione si accalcano nel tentativo di demolire l'impatto politico e mediatico della discesa in campo del loro prossimo avversario, spunta poi quella di Luca Cordero di Montezemolo, che si pone invece nella schiera dei sostenitori di Walter Veltroni.
"Dopo la nostra assemblea - ha detto a margine dell'incontro degli industriali friulani - poche personalità politiche erano entrate nel merito delle questioni da noi sollevate. Una di queste è stato Veltroni. Dopo il discorso di Torino - ha continuato Montezemolo - spero si possa aprire un nuovo capitolo, una nuova stagione di rapporti con una classe dirigente politica moderna e vicina ai problemi veri del paese. Tutti noi - ha concluso il presidente di Confindustria - abbiamo bisogno di una politica forte, di una politica che decida. In questo senso mi ha fatto piacere ascoltare le parole di Veltroni che ha parlato di rischio, di concorrenza, di merito, di innovazione, di scuola".

Come naturale che fosse, anche la sinistra cosiddetta radicale si interroga sugli immediati effetti della candidatura del primo cittadino capitolino, e quale valore dare alle sue parole: da leader del Pd o da futuro premier? Questione non di poco conto, visto che Pdci, Prc, Verdi e Sinistra Democratica stanno tentando la difficile strada dell'unione politica. Ma in questo senso, la figura di Veltroni potrebbe più dividere che unire, sparigliando le carte.

Il capogruppo dei comunisti italiani Pino Sgobio, ad esempio, marca nettamente le differenze con l'impostazione veltroniana: "Mezze misure e riforme morbide, contrapposte a una politica delle scelte nette, chiare e decisive, oggi necessarie.

Non dissimile è la valutazione che circola in Rifondazione, dove Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera, si premura di ricordare che la scelta della leadership nell'Unione va fatta democraticamente; mentre Giovanni Russo Spena, suo pari grado al Senato, è più esplicito e affronta direttamente il nodo del programma, che per Rc non potrà essere quello annunciato ieri da Veltroni a Torino.

Un Veltroni leader dell'Unione trova invece qualche conforto dalle parti di Sinistra democratica, malgrado la consapevolezza che l'esplicito invito a rientrare nel Pd potrebbe attirare consensi nella pancia del movimento politico di Fabio Mussi. Il presidente al Senato di Sd Cesare Salvi commenta: "Ho tanta stima per Veltroni, ma critichiamo la vaghezza delle idee e soprattutto il fatto di avere un po' abbandonato la sinistra e il socialismo europeo. Quando si dice che certi temi non sono né di destra né di sinistra si fa una cosa che piace molto alla gente, spero non a tutti, ma non corrisponde al vero, perché secondo noi c'è ancora una distinzione tra destra e sinistra. All'Italia -secondo Salvi- occorre una grande forza di sinistra, e mi dispiace che i Ds abbiano rinunciato a svolgere questa funzione. Noi lavoriamo con tenacia per questo obiettivo".

Per chiudere il cerchio di queste prime reazioni occorre riportare anche la posizione di Boselli, ancorato con il gruppo dei Socialisti italiani tra il solco scavato dal Pd con la brusca accellerazione di questi ultimi giorni, e la possibilità di entrare a far parte del nuovo soggetto politico che si sta tentando di costruire a sinistra: "Non chiudo affatto gli occhi di fronte a una novità politica. Mi sembra, però, che il richiamo sotteso dalle parole di Veltroni alla cultura della sinistra liberalsocialista torinese non trovi riscontro in un Partito democratico, che proprio sui temi della laicità e dei diritti civili esprime posizioni assai deboli e contraddittorie. Un conto infatti - sottolinea Boselli - è una leadership alla ricerca d`innovazione, e un conto è il Partito democratico che ci sarà e che resterà una costruzione a tavolino tra Ds e Margherita".

Curzio Maltese, nel suo articolo "Il paese possibile", ricordava un episodio curioso, quando nel 1994, alla nascita di Forza Italia, un profondo conoscitore degli italiani, Mike Bongiorno, gli disse in un'intervista: "Per un decennio dominerà la scena Silvio, poi toccherà all'unico di sinistra che non comunica ancora col bianco e nero anni Cinquanta, Veltroni". Che fosse già tutto scritto?








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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