Ricucci e la scalata del Corriere della Sera: avevo parlato con tutti i politici. E tutti negano

Ampi stralci degli interrogatori dell'immobiliarista Stefano Ricucci sono apparsi sui quotidiani nazionali e tirano in ballo numerosi leader politici: da Berlusconi a Prodi, passando per Fassino e Casini

Ampi stralci degli interrogatori dell'immobiliarista Stefano Ricucci sono apparsi sui quotidiani nazionali e tirano in ballo numerosi leader politici: da Berlusconi a Prodi, passando per Fassino e Casini. Ma tutti gli interessati smentiscono qualunque coinvolgimento. Sul Corriere della Sera Ricucci racconta la sua verità su come aveva avuto il via libera da Berlusconi e Gianni Letta alla scalata di Rcs. Il patron della Magiste ha poi raccontato ai pm: cercai Prodi attraverso Rovati, un mio amico. Poi il professore mi chiamò per farmi gli auguri per le nozze.

Tra i politici, Ricucci cita anche Massimo D'Alema e Piero Fassino sul fronte Unipol-Bnl e Pierferdinando Casini, per i legami familiari con il costruttore Caltagirone. Il panorama che emerge dai verbali che si riferiscono agli interrogatori con i pm della procura di Roma Giuseppe Cascini e Rodolfo Maria Savelli, pubblicati ieri da Repubblica, descrive soprattutto i retroscena che hanno portato Ricucci ad affrontare la scalata Bnl e Antonveneta. La Stampa dedica quasi una pagina agli interrogatori dell'immobiliarista: "Scalata Rcs, la Cdl mi appoggiò". Dagli atti processuali che, secondo quanto dichiarato dall'avvocato dell'immobiliarista romano, non sono ancora nelle mani dei legali, emerge come Ricucci abbia cercato consensi bipartisan, sia a livello politico che economico per le sue operazioni.

Pioggia di smentite
Caltagirone ieri aveva smentito l'immobiliarista con un lapidario: "Solo fantasie". Anche Berlusconi ha smentito le dichiarazioni di Ricucci su lui e Letta definendole: "Sciocchezze". Gli fa eco Letta che dice di non aver mai incontrato Ricucci. Il portavoce del Segretario nazionale Ds Piero Fassino ha scritto ha Repubblica: "ribadiamo: al di là delle ormai risapute conversazioni telefoniche con Giovanni Consorte, Piero Fassino non è stato nè artefice nè destinatario di alcuna girandola di telefonate con i protagonisti delle scalate bancarie dell'estate 2005, come invece si potrebbe incautamente desumere da una dichiarazione di Stefano Ricucci.

Casini va in tribunale
Casini ha scritto a Repubblica: "Gentile Direttore, ho letto su Repubblica di oggi una fantasiosa dichiarazione del signor Ricucci (che non ho mai avuto il piacere di conoscere) inerente mie presunte conversazioni telefoniche con il Cavaliere del lavoro Francesco Gaetano Caltagirone. Chi ci conosce personalmente avrà sorriso di tali scemenze". "Ma poichè un uomo pubblico ha comunque il dovere di tutelarsi - aggiunge il leader dell'Udc - ho dato mandato ai miei legali di intraprendere tutte le opportune azioni giudiziarie a tutela della mia reputazione".








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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