Risarcimenti per il crollo delle Torri Gemelle dell'11 settembre: aspra lotta in tribunale

L'emozione e il dolore dell'11 settembre, dopo quasi sei anni, lascia spazio alla battaglia legale tra i vari soggetti toccati dalla strage, che si disputano le enormi somme stanziate per i risarcimenti

Come nei lutti familiari anche in quelli pubblici dopo un po' di tempo (spesso molto poco tempo) all'emozione e al dolore subentrano considerazioni più prosaiche: l'eredità, l'assicurazione, chi prende questo e chi quello. Allo stesso modo, passato il dolore più acuto e l'afflato patriottico per gli attentati dell'11 settembre, parenti delle vittime, compagnie di assicurazione, proprietari dei terreni e governanti si disputano le enormi somme stanziate per i risarcimenti e per la costruzione dei monumenti commemorativi.

A New York, dove morì la maggior parte delle vittime (2750 su 2974), infuria la battaglia legale tra la Port Authority, proprietaria del World Trade Center, e le compagnie di assicurazione per un risarcimento di quasi cinque miliardi di dollari, in assenza dei quali sono bloccati i lavori di ricostruzione. Al contempo sono partite le cause (individuali e di gruppo) per i danni fisici subiti da parte dei soccorritori intervenuti al momento del disastro e degli operai che hanno lavorato nel cantiere nei mesi e anni successivi.

Molti di loro hanno sviluppato malattie respiratorie e altri gravi disturbi (si parla di casi di tumore provocati dall'asbesto e da altre sostanze tossiche), e hanno fatto causa alla città di New York e al sindaco dell'epoca, Rudolph Giuliani, per la leggerezza con cui si affrettarono a dichiarare che non c'erano pericoli.

Ma la vicenda più grottesca riguarda i monumenti funebri che avrebbero dovuto essere eretti per commemorare le vittime e che a distanza di quasi sei anni ancora non sono completati. Il più complesso è sicuramente quello di New York iniziato solo nel 2006 dopo l'espletamento di una gara cui parteciparono oltre 5000 concorrenti. Il progetto vincente dell'architetto Michael Arad è intitolato Reflecting Absence ("il riflesso dell'assenza") e prevede che nel luogo dove sorgevano le torri vengano costruite, sotto il livello del suolo, come in una cavea, due fontane quadrate con i nomi delle 2750 vittime iscritti sulle pareti in ordine casuale. Nel sottosuolo inoltre dovrebbe sorgere un centro di accoglienza per i visitatori e un "museo dell'11 settembre".

A questo punto sono iniziate le prime polemiche perché molti parenti delle vittime non hanno gradito l'idea di relegare il museo commemorativo sottoterra, probabilmente - è stato detto - per non intaccare i lucrosi spazi commerciali del futuro World Trade Center. Anche i poliziotti e i vigili del fuoco hanno protestato chiedendo che i loro compagni vengano indicati sul perimetro delle vasche non assieme alle altre vittime, ma in una lista a parte e con tutte le indicazioni del grado e del corpo di appartenenza.
A parte le polemiche e i ripensamenti le principali difficoltà del progetto sono economiche. Il memoriale doveva inizialmente costare 500 milioni di dollari, ma i costi sono aumentati (anche se ancora non si sa quando il progetto verrà portato a termine) e oggi si stima che arriveranno a un miliardo di dollari, poco meno del costo delle torri quando furono costruite nel 1971. Comprensibilmente il sindaco di New York, il multimiliardario Michael Bloomberg, che di suo ha donato 16 milioni di dollari per il memoriale, ha chiesto l'interruzione dei lavori fino a quando il progetto non verrà riportato a livelli di spesa più ragionevoli.


Costerà invece molto meno, "solo" 22 milioni di dollari, il memoriale di Arlington, dove morirono i 59 passeggeri del volo American 77 oltre a 125 dipendenti del Pentagono. Il progetto è abbastanza semplice: in un parco alberato verranno installate 184 panchine (in ricordo di ognuna delle vittime) di forma futuribile, illuminate dal basso e circondate da gruppi di alberi, che guardano l'immenso fabbricato del Pentagono. I lavori sono iniziati nel giugno scorso e dovrebbero terminare a settembre del 2008. Giusto in tempo, dicono i maligni, perché l'inaugurazione costituisca un eccellente spot pubblicitario per i repubblicani nelle elezioni presidenziali che si terranno poco più di un mese dopo.

Ha invece i tratti della farsa la vicenda del memoriale per le vittime del volo United 93, che andò a schiantarsi sulle colline della Pennsylvania provocando la morte di tutti i 40 passeggeri. Nel 2002 il Congresso aveva approvato la somma di 58 milioni di dollari per la costruzione del memoriale, dimenticandosi però i fondi per l'acquisto del terreno, che è in larga parte di proprietà privata. Ne è nata una disputa vergognosa tra uno dei proprietari, un ingegnere minerario di nome Michael Svonavec, e l'associazione delle famiglie delle vittime. I parenti hanno offerto mezzo milione del milione di dollari ricevuti come diritti per il film "United 93" di Oliver Stone, mentre Svonavec ne chiede dieci per la sua parte.

Non solo, ha fatto erigere un inverecondo "memoriale provvisorio" con croci, bandiere a mezz'asta, una baracca con il registro dei visitatori, figure di cartone con le ali dipinte nei colori della bandiera americana e altra paccottiglia del genere. Per ripagarsi dei costi del suo patriottismo ha anche aggiunto una scatola metallica per la raccolta delle offerte, dal momento che lo sceriffo della contea non può più assicurare la vigilanza del sito per mancanza di fondi. La settimana scorsa gli agenti del parco nazionale, che ha in gestione il terreno, hanno sequestrato la voluminosa scatola metallica, ma hanno offerto all'ingegnere Svonavec 250.000 dollari per la sicurezza e le spese correnti. Quanto ai dieci milioni di dollari (molto più del valore della terra confinante) si vedrà cosa diranno i periti.

Ma è il progetto stesso del memoriale che ha fatto gridare allo scandalo, nonostante sia stato approvato da una giuria di cittadini, parenti delle vittime e esperti. Incredibilmente solo a cose fatte ci si è accorti che il vincitore della gara, l'architetto Murdoch di Los Angeles, aveva immaginato come elemento principale del memoriale un ampio arco di cerchio in muratura circondato da un boschetto, dandogli il nome di Crescent of Embrace ("l'abbraccio della mezzaluna"), cioè del più importante simbolo dell'Islam, e per di più orientandolo verso La Mecca. "Ma come - hanno detto gli indignati parenti - noi pensavamo di costruire un memoriale per le vittime e invece ci ritroviamo con un luogo di culto per gli attentatori!"








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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