Magistrati di Milano incompetenti secondo D'Alema. Scatta la reazione della magistratura

Nell'intervista rilasciata in esclusiva al Tg5 D'Alema attacca i magistrati di Milano: 'uno spettacolo indecente sotto il loro sguardo trascurato'

Alla fine il "divorzio" c'è stato, o almeno c'è stato uno strappo cheha consentito a stampa e tv di tirare in ballo il diritto matrimoniale.L'immagine è forte: il Ministro degli Esteri Massimo D'Alema che dàdegli incompetenti ai magistrati di Milano, accusandoli di aver avutouno "sguardo trascurato" mentre sotto i loro occhi si perpetrava uno"spettacolo da suk arabo". Leader carismatico del più grande (ex)partito della sinistra italiana che per la prima volta si scagliacontro la magistratura: ce n'è abbastanza per riempire pagine e paginedi polemiche giornalistiche, specie sui giornali di proprietà diqualcuno che i giudici già la considerava "matti" e "antropologicamentediversi" dal resto degli umani, e specie se la dichiarazione arriva inun'intervista esclusiva alla testata ammiraglia del gruppo di proprietàdel politico e imprenditore di cui sopra, il Tg5.

"REAZIONE" -Erano giorni che il grande timoniere dei Ds covava in silenzio unaprofonda rabbia riguardo la fuga di notizie, prevedibile, sulle sueconversazioni e su quelle di Fassino e Latorre verso le utenze privatedi Ricucci e Consorte. Erano giorni che premeva per un colpo serio, una"reazione" nei confronti di "un atteggiamento inaccettabile da partedei magistrati", come aveva detto al conclave dei vertici del partitoil 12 giugno scorso. All'inizio, a caldo era prevalsa la linea morbidadi Fassino, che non tirava in ballo né il Gip di Milano ClementinaForleo né Livia Pomodoro, presidente del Tribunale, né la magistrauranella sua interezza. In un primo tempo ci avevano rimesso i duecarabinieri che piantonavano la stanza 9, strigliati. Poi ilcontrattacco in due mosse dei Democratici di Sinistra. Il segretario,al comitato politico, confessa di non credere al fatto che possanoessere stati i legali degli indagati a far filtrare le conversazioni(riporta il Corriere: "ci hanno raccontato che erano stati gli avvocatia dare le intercettazioni, ma io l'ho detto a Livia Pomodoro quandol'ho chiamata, non erano i legali, perché erano trascrizioni provvisteanche di puntini di sospensione e figuriamoci se gli avvocati siannotano i puntini!"). Il Presidente, invece, usa l'intervistaprogrammata con la giornalista del Tg5 per lanciare il sasso. "Ironico,in grande forma, reattivo" secondo Carlo Rossella, che quando si ètrovato tra le mani il servizio della Parodi Delfino ha capito che loscoop era annunciato.

L'INTERVISTA - Scenagiorno, poco prima che il viceministro parta per il Kosovo, sfondocespuglio verde. Poche domande, cinque minuti di colloquio, un ministroed ex-premier tranquillo e tagliente come al solito. Inizia: "C'è loscandalismo, cè la volontà di fare confusione, c'è l'arroganteillegalità dell'uso illegittimo di materiali riservati o di inchiesteriservate, è una cosa diversa da tangentopoli". E ancora : "Io pensoche se si vuole indebolire il sistema politico democratico si cerca dicolpire quella che tutt'ora è la forza più consistente in questo quadropolitico. Vorrei dire che questo attacco si basa sul nulla perché,onestamente, mi vedo processato per aver fatto una battuta che, conogni evidenza - per chi mi conosce, io non lo dico neanche allo stadio"facci sognare"- è una cosa ironica. Questo è il crimine? E'questo?Questo è il tema che occupa i giornali per cui viene messa sotto accusaun'intera classe dirigente? Ma mi lasci dire che è un'indecenza". LaParodi Delfino glielo lascia dire, e lo incalza "Secondo lei lamagistratura come si è comportata?", sintomo preannunciatodell'esplosione di un giudizio di merito. D'Alema non ha difficoltà:"Io sono rimasto colpito, perché lo spettacolo di questi avvocati, chefanno su e giù, è uno spettacolo indecente, una specie di suk arabo,che è un reato". Poi il sorriso sornione, sopra e sotto i baffi:"Questo è avvenuto sotto lo sguardo ‘trascurato' della magistratura.E'un reato, e in Italia c'è l'obbligatorietà dell'azione penale, miaspetto che qualcuno venga perseguito." Infine la chiosa, cheseppellisce definitivamente la questione morale: "rileggendole, questefrasi, non trovo nulla di moralmente sconveniente".

I MAGISTRATI -La risposta dei diretti interessati non si è fatta attendere. Neigiorni scorsi il Csm aveva fatto fronte compatto ed aveva commentatorilevando che non c'era stata alcuna falla nell'operato del Gip diMilano. Oggi è Giuseppe Grechi, presidente della Corte d'Appello diMilano, a fare quadrato: "Se è reato venga denunciato, se un uomopolitico lo ritiene prenda carta e penna e denunci il reato allaProcura", dichiara Grechi, infastidito. "Tutte le cautele che potevamoprendere per evitare la diffusione delle intercettazioni le abbiamoprese. Io e il procuratore generale faremo accertamenti per verificarequanto accaduto all'ufficio gip. Certo, il termine ‘magistratura'pronunciato da D'Alema è molto vago. Se scopriremo che sono stateacquisite illecitamente (dalla stampa, ndr) faremo denuncia, altrimentilo farà l'onorevole D'Alema". Dalla parte dei magistrati si schieraFelice Casson, senatore dell'Ulivo, d'accordo con D'Alema quando parladi "spettacolo indecente" ma contrario ad accusare i togati perché "nonspetta certo al Gup e al Gip inseguire gli avvocati su e giù per lescale". La protagonista del "j'accuse" di D'Alema, dal canto suo, nonrilascia dichiarazioni. Clementina Forleo, se non altro, ha il pregiodi essersi inimicata entrambi i fronti dell'arco parlamentare: oggi,per la fuga delle intercettazioni che fa scuotere le mura di ViaNazionale. E ieri, o meglio tre anni fa, quando aveva prosciolto inprimo grado il marocchino Mohamed Daki, accusato di terrorismointernazionale. Per quella sentenza -Castelli era ministro diGiustizia- era stata apostrofata come "squilibrata mentale"(Borghezio),ed invitata, nell'ordine, "ad assumersi la responsabilità morale nelcaso di un attentato"(Pisanu), ad "andare a fare la calza" (Gasparri),"a togliersi la kefia" (Selva), "a giocare a tennis" (Cossiga). LaForleo ci si era fatta una risata ed aveva querelato quasi tutti, mapoi sono arrivate le lettere minatorie ed allora ha smesso di ridere.Per la cronaca, Daki venne prosciolto in appello da tutte le accuse erimesso in libertà.

UN DDL ANTI INFORMAZIONE? -Sul conflitto in atto tra politica e magistratura abbiamo chiesto ilparere di un altro senatore e magistrato, Giuseppe Di Lello, Prc,membro della Commissione Giustizia, che al telefono ci spiega :"ladenuncia di D'Alema è una denuncia politica, che ha messo in risalto lagravità di questa propagazione di notizie che non hanno nessun rilievopenale e che riguardano persone che non sono indiziate né parte delprocedimento". Il senatore ha qualche dubbio sul ddl intercettazioni,chiesto a gran voce per mettere fine alla fuga di notizie: "la leggeche stiamo analizzando in questi giorni", ci spiega Di Lello, "destaqualche perplessità, perché almeno ad una prima lettura potrebbedeterminare una scomparsa delle notizie. Ora, si tratta di fare unaquadratura del cerchio, perché bisogna contemperare l'esigenza deicittadini ad avere le notizie, però anche l'esigenza che queste sianorilevanti e che non ledano l'onorabilità di persone che in realtà nonsono coinvolte nei processi". Per il senatore è una questione dicultura nazionale, "perché per esempio in Inghilterra questo problemal'hanno risolto drasticamente vietando la pubblicazione di notizie cheriguardano processi se non sono ad un certo stadio, o conclusi. NegliStati Uniti, invece, è proibito entrare con le macchine fotografiche ele telecamere nelle aule dei tribunali. Forse in Italia siamo abituatia leggere un po' troppo". Ma il cerchio non verrà quadrato nei tempibrevi che la politica spera, visto che il 19 luglio il ddl verràincardinato alla Commissione Giustizia ma dovrà lasciare la prioritàalla riforma dell'ordinamento giudiziario, che "scade"il 31 luglio.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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