Investimenti militari e settore difesa: l'Italia è l'ottava nazione al mondo. Forte export di armi

Italia tutta pizza, spaghetti e mandolino? Un lontano ricordo ormai se si pensa che l’Italia è l’ottavo investitore nel settore della difesa al mondo

Italia tutta pizza, spaghetti e mandolino? Un lontano ricordo ormai se si pensa che l’Italia è l’ottavo investitore nel settore della difesa al mondo. Nel solo 2006 il Belpaese di artisti e inventori ha esportato armi per un valore complessivo di 860 milioni di dollari, secondo una recente statisticaSipri (Istituto di Ricerca della Pace di Stoccolma). Pese pacifico di mediatori e diplomatici, l’Italia, che non disdegna però il business della guerra in cui investe per circa 29,9 miliardi di dollari l’anno, l’equivalente di 514 dollari per cittadino.

Certo siamo ben lungi dal primato statunitense che, per le sole operazioni militari in Afghanistan e Iraq ha aumentato il proprio budget militare fino a quota 538,7 miliardi di dollari, ricoprendo il 46% dell'intera spesa militare mondiale. "Un incremento che a partire dal 2001 ha contribuito al deterioramento dell'economia americana" - afferma il Sipri. Al seguito, come ormai da diversi anni, Gran Bretagna (59,2 miliardi di dollari), Francia (53,1 miliardi), Cina (49,5 miliardi), Giappone (43,7 miliardi), Germania (37 miliardi).

Per quanto concerne l’export mondiale di armamenti tornano a dominare la classifica per il secondo anno consecutivo gli Stati Uniti con 7,9 miliardi di dollari nel 2006. Segue la Russia con 6,6 miliardi di dollari e quindi la Germania - che con 3,8 miliardi di dollari raddoppia l'export di armamenti rispetto al 2005. Quindi la Francia (1,5 miliardi in calo rispetto ai 2 miliardi del 2005), l'Olanda che incrementa notevolmente le esportazioni raggiungendo nel 2006 la cifra di 1,5 miliardi di dollari) e la Gran Bretagna che sale a più di 1 miliardo di dollari di esportazioni.

Rientra in un trend tutto europeo dunque l’interessamento dell’Italia all’export di armi che segue però rotte extra-continentali. Aumentate del 37% nel corso degli ultimi 10 anni gli investimenti in armamenti raggiungono una spesa pro-capite di 184 dollari, contro i 173 dollari del 2005. A parte i numeri complessivi, la distribuzione della spesa militare è ancora una volta profondamente sbilanciata con 15 paesi che sono responsabili dell'83% delle erogazioni totali.

L’Italia raggiunge un record ventennale che preoccupa associazioni pacifiste e la Rete Italiana disarmo (v.articolo).


Chi troviamo al settimo posto tra le principali aziende di armamenti nel mondo? L’italianissima Finmeccanica con vendite per oltre 9,8 miliardi di dollari nel 2005, che segnano un incremento di oltre 2,67 miliardi di dollari (più 37,5%) rispetto al 2004. La controllata del Ministero dell'Economia e delle Finanze ha iniziato una lenta ma progressiva scalata alla graduatoria delle principali ditte produttrici di armi (era decima nel 2003) che, visti i recenti accordi con la casa Bianca, sembra procedere incessante. La tabella del Sipri delle 100 principali aziende di armi segnala inoltre che nel 2005 quasi il 70% delle vendite di Finmeccanica sono rappresentate da armamenti. A questo vanno aggiunte le vendite, per oltre 4 miliardi di dollari, della MBDA, il consorzio missilistico compartecipato da Bae Systems, Eads e di cui Finmeccanica detiene una quota del 25% e che produce solo sistemi militari (v.articoli).

Non a caso dopo essersi accaparrata la commessa per la fornitura per gli elicotteri presidenziali U.S., Finmeccanica ha siglato un nuovo accordo da 6 miliardi di Euro con il Pentagono (v.articolo) per la fornitura di aerei per il trasporto logistico (207 velivoli in 10 anni).





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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