Lavoratori minorenni sfruttati: nel mondo sono 218 milioni mentre in Italia sono 400mila

Il 12 giugno è la giornata mondiale dedicata alla lotta contro lo sfruttamento dei minori, che nel mondo sono 218 milioni e in Italia 400 mila

Il caffè che beviamo tutti i giorni o le sigarette che fumiamo, fino aigelsomini che ci vengono regalati: di tutti questi prodotti dovremmoringraziare le infaticabili mani dei milioni di bambini che sull'interopianeta vengono sfruttati per realizzarli. In occasione della giornatamondiale contro il lavoro minorile, promossa come ogni annodall'Organizzazione internazionale del lavoro, emerge la geografia diuno sfruttamento che fa rabbrividire e che non risparmia nemmeno ilnostro paese, che si vuole moderno, democratico, civile.

Lecifre di questo fenomeno ricordate oggi ci parlano di 218 milioni dipiccoli lavoratori fra i 5 e i 17 anni in tutto il mondo, spessocostretti in condizione di schiavitù e impegnati in attività illecite.Tra di loro, 126 milioni sono coinvolti in occupazioni pericolose. Ilmaggior numero di bambini lavoratori, 122 milioni, si concentra in Asiae nell'area del Pacifico; segue l'Africa Sub-Sahariana che ne contaquasi 50 milioni, mentre in America Latina sono 5,7 milioni. Nei paesiindustrializzati invece il numero si attesta ai 13 milioni, di cui 400mila, fra i 7 e i 14, proprio in Italia (come fotografano l'ultimorapporto in materia dell'Ires-Cgil).

Quest'anno il focus diattenzione è dedicato in particolare al settore dell'agricoltura, dovesi concentra il 70% dello sfruttamento dei baby lavoratori (Programmainternazionale sull'eliminazione del lavoro minorile dell'Ilo),considerato per altro come uno dei settori maggiormente pericolosivista l'esposizione che esso richiede a sostanze nocive come ipesticidi, le condizioni ambientali che portano a lavorare nei campianche sotto il sole cocente e ad elevate temperature, o l'uso dimacchinari e attrezzi rischiosi. Non a caso l'obiettivo di quest'anno èquello di una alleanza mondiale per combattere il fenomeno, lanciatadall'Ilo insieme ad altre cinque organizzazioni internazionali comeFao, Ifad, Ifpri, Cgiar, Iuf. Una proposta che spinge il direttoredell'associazione, Juan Somavia, a pronostici ottimistici: "Attraversouno sforzo concordato possiamo raggiungere l'obiettivo di porre finealle peggiori forme di lavoro minorile entro il 2016", ha dichiaratoforse alla luce del dato secondo cui tra il 2000 e il 2004 si èregistrata una diminuzione dell'11% del fenomeno, passato dai 246milioni di baby lavoratori a 218. A questo nobile fine potrebbecontribuire anche la politica di introdurre obbligatoriamente nell'Uel'etichetta di provenienza dei prodotti agricoli e alimentari affinchési instauri un vero commercio equo e solidale improntato al rispettodell'ambiente e, soprattutto, dei lavoratori, scoraggiando così losfruttamento minorile. Del resto, secondo un sondaggio realizzato dallaColdiretti, il 20% degli italiani chiede all'Unione Europea, massimoimportatore nel settore agroalimentare, controlli che vadano in questadirezione garantista.

All'origine della precoce entrata nelmercato del lavoro ci sarebbero la povertà e l'impossibilità diaccedere ad un'istruzione adeguata. Le disuguaglianze di censo, casta,etnia, religione e disabilità favoriscono l'esclusione dalla scuola edalla formazione spingendo in direzione del lavoro prima del tempo.

Perquanto riguarda il nostro paese, il fenomeno del lavoro minorile apparefortemente radicato anche se in leggera diminuzione, con settori comeil comparto agricolo e artigianale che registrano la maggiore presenzadi piccoli lavoratori (28,3% e 22,1%, secondo una indagine Ires-Cgilcondotta intervistando quasi due mila consulenti del lavoro), seguitidal terziario , dal commercio e dalla ristorazione (17,3% e 17,9%). Ilsettore dell'edilizia invece registra un "confortante" 5,39%.
E'soprattutto nel periodo estivo, quando la stagione richiede una piùnutrita manovalanza e possibilmente a basso costo, che la tendenza adimpiegare i minori cresce, soprattutto al Sud dove le famiglie sono piùnumerose e la dispersione scolastica più radicata. Causa principale,anche nel bel Paese, una condizione di disagio familiare (25,47%),un'economia sommersa (19,81%) e la povertà del contesto (18,87%). Anchel'inadeguatezza scolastica fa la sua parte: molto spesso infatti lascuola non garantisce una formazione tale da consentire un sanoingresso nel mercato del lavoro.
In Italia, dove la recenteFinanziaria ha indicato nei 16 anni l'età possibile per l'acceso almondo del lavoro conformemente all'innalzamento dell'obbligoscolastico, sono soprattutto i minori stranieri a rischiare uninserimento precoce nell'occupazione, che per loro si traduce in lavoroin nero e sfruttamento, anche in attività illecite come laprostituzione o l'accattonaggio.


Il nostro paese, pur avendoratificato nel 2000 la Convenzione Ilo 182 sulle forme peggiori dilavoro minorile (1999), non ha ancora predisposto il Piano d'Azione inmateria, così come previsto dalla Convenzione e dalla Raccomandazione190 Ilo ad essa allegata. Il Piano sarebbe invece di grande importanzaper sviluppare strategie in grado di affrontare il problema dellepeggiori forme di lavoro minorile, a partire dalla raccolta dei datisul fenomeno fino ad approntare interventi concreti di prevenzione e dicontrasto.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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