Eurizon, la società assicurativa controllata da Intesa-San Paolo e Generali, sarà quotata in Borsa?

Potrebbe andare in porto per la fine di giugno l’attesa quotazione di Eurizon. Per la felicità di Mario Greco, il numero uno della compagnia assicurativa che da tempo preme per lo sbarco in Borsa, potrebbe alla fine risolversi una questione che con l

Potrebbe andare in porto per la fine di giugno l’attesa quotazionedi Eurizon. Per la felicità di Mario Greco, il numero uno dellacompagnia assicurativa che da tempo preme per lo sbarco in Borsa,potrebbe alla fine risolversi una questione che con le nozze IntesaSanpaolo era stata ritardata.

D’altra parte la nascita del colosso bancario patrocinato daGiovanni Bazoli aveva portato Eurizon al centro di una concentrazionedi potere e quote di mercato nel settore assicurativo di proporzioniinaccettabili per l’Antitrust. Così alla fine si era dovuto procedere auna serie di tagli che hanno definito meglio quanto rimarrà in IntesaSanpaolo e in Generali. Meglio, ma non abbastanza.

Perché comunque il progetto è ancora confuso. L’ipotesi che oggiAlberto Grassani dalle pagine del Sole 24 ore ventila è quella di undeconsolidamento di Eurizon dal colosso bancario fino a una discesa diquest'ultimo a circa il 30% della compagnia mentre il resto, con unasuccessiva quotazione, finirebbe nelle mani del mercato. Circa 7miliardi di euro che renderebbero la quotazione un record per piazzaAffari e un rischio da ponderare con molta, forse troppa, attenzione. Ameno di un ingresso di un qualche socio che renda più stabilel'azionariato e che anche renda più verosimile l'indipendenza di unacompagnia ancora controllata al 30% (in quest'ipotesi quota comunque dimaggioranza relativa) da Intesa Sanpaolo.

Inuovi soci stabili ("istituzionali" se si preferisce) sarebbero appuntole fondazioni, ma anche questo rimane un punto di criticità. Si trattadi un problema importante perché se le fondazioni rimangono azionistedi Eurizon e di Intesa Sanpaolo non ci sarà più la concentrazione diasset assicurativi eccessivi condannata dall’Antitrust,ma non si potrà neanche dire che si sia incentivata di molto laconcorrenza, perché ai soggetti separati farà capo un unico pool diazionisti. Legalmente la mossa potrebbe tornare e su questo forsepuntano gli uomini di Intesa Sanpaolo.

Ma alla fine cosa finirà sul mercato? Cosa sarà venduto da IntesaSanpaolo alle fondazioni amiche? La domanda non è da poco perché ildeconsolidamento di Eurizon potrebbe non coinvolgere le attivitàdell’asset managment che, in barba a quanto ribadito ieri da Draghi,potrebbero rimanere alla banca. In questo caso si fonderebbero in unsoggetto da 200-250 miliardi di euro gestiti le attività che erano diIntesa e quelle che erano di Sanpaolo: si tratterebbe dell’incontro didue storie molto diverse caratterizzate, quella di Sanpaolo, da unagestione in proprio del prodotto e, quella di Intesa-Nextra, darapporti di partnership.


In merito i richiami del Governatore delle banca d’Italia MarioDraghi, che ha ribadito la necessità di separare gli asset managerdalle reti distributive bancarie, lasciano un po’ il tempo che trovano.In realtà infatti quasi in tutte le banche italiane le due realtàcoincidono e, se anche si procedesse a una corretta separazione dellarete dai produttori per facilitare la concorrenza per le bancheinteressate sarebbe un problema relativo, visto che per esempio il csaodi Fineco ha fatto vedere che in media la rete assorbe l’80% dei ricaviossia che per una banca distribuire un prodotto proprio o altrui ètutto sommato un problema secondario. Tornando a Eurizon, potrebbeanche non essere venduta alle fondazioni amiche, ma anche a un soggettoterzo come uno straniero. L’ipo rimarrebbe comunque una mossa positivaper molti. Intanto la società è già competitiva e per questo forseMario Greco meriterebbe quell’autonomia che rivendica da tempo, d’altraparte degli accordi vincolano alla rete della superbanca la compagniaassicurativa specializzata nel ramo vita ancora per diversi anni. Unadirezione più precisa, ma imposta a onor del vero dall’Antitrust, èstata presa quando martedì 29 è stata annunciata la creazione di una newcoche compatterà il ramo assicurativo vita di Intesa (Intesa Vita che è ametà fra Intesa Sanpaolo e Alleanza-Generali) ed Eurizon e verràvenduta a terzi. Un passo senz’altro dovuto, persino imposto, ma nonancora abbastanza chiaro, visto che sono oramai mesi che il mercato siinterroga sulla questione. Certo piazzare un asset da 10 miliardi dieuro di valutazione non è facile anche se in molti pensano che comunquequesta massa di liquidità non farebbe male. Il problema è che sitratterebbe di un’ipo gigantesca e di un asset che comunque il grupponon ha nessun interesse a cedere a un concorrente, l’asso nella manicapotrebbe ancora un volta passare da fondazioni amiche.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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