L'Italia dei Valori di Di Pietro si schiera a sorpresa contro il Viceministro Visco

Di Pietro ha annunciato una mozione che chiede al viceministro dell'Economia di rinunciare alla delegare per la Guardia di finanza almeno finché non siano concluse le indagini della magistratura

Sul caso Vincenzo Visco, il viceministrodell'Economia con delega alla Guardia di finanza, il polverone si fasempre più fitto e imprevedibile. E' della serata di martedì ladichiarazione del ministro delle Infrastrutture e leader dell'Italiadei Valori Antonio Di Pietro: "Sia Visco che il comandante generaledella Guardia di finanza, Roberto Speciale, sono, per il ruolo chericoprono, di per sé credibili ma le loro versione dei fatti sonodiametralmente opposte. Su questa vicenda sono in corso inchieste dellamagistratura per cui è inopportuno che il viceministro Visco continui amantenere la delega sulla Finanza, anche per non dare spazio a sospettidi interferenza. E' questa la ragione che ci porta a chiedere alpresidente Prodi la sospensione temporanea delle sue deleghe, in attesadegli esiti delle indagini della magistratura".

Praticamente,l'Italia dei Valori fa la stessa richiesta dell'opposizione e chiedel'azzoppamento di Visco. Il dibattito sulla mozione della Casa dellelibertà era stato fissato a mercoledì prossimo, e la sinistra, prima diquella data, aveva chiesto con Cesare Salvi (Sinistra democratica) eGiovanni Russo Spena (Rifondazione comunista) una riunione di tutti igruppi della maggioranza, per mettere a punto una linea unitaria.Richiesta rilanciata dallo stesso Russo Spena, che la definisce ilvertice "più urgente" alla luce della mossa dell'Italia dei Valori. Lapreoccupazione, insomma, c'è ed è palpabile. Resta da capire comeintenderà muoversi la maggioranza sul caso: persuadere Visco a un passoindietro spontaneo, per evitare l'imbarazzante dibattito, o andare alloscontro frontale? Quanto influirà nella partita il clima post -elezioni, tenendo conto della vicinanza di Visco al ministrodell'Economia Tommaso Padoa - Schioppa, già additato come uno deiresponsabili della sconfitta? Su un uomo simbolo di questo esecutivo(Visco è l'alfiere della lotta all'evasione fiscale) e sul suoeventuale ridimensionamento, si potrebbe giocare un bel pezzo dellasorte di questo governo. Specialmente tenendo conto dei fatti che labattaglia sarà combattuta nell'arena incerta del Senato, che lamaggioranza ha risentito della batosta subita nelle elezioniamministrative, che il Cocer, l'organismo di rappresentanza militare,ha difeso senza mezzi termini, e per la prima volta, Roberto Speciale:"Nella vita pubblica l'unica cosa di rilievo tra marzo e luglio delloscorso anno è stata la nascita di un nuovo Parlamento e di un nuovogoverno. Gli avvicendamenti sono allora la conseguenza del nuovoscenario istituzionale e politico?".

Il Cocerfa riferimento alla cronologia dell' "affaire Visco", esploso inseguito alla pubblicazione da parte del quotidiano "Il Giornale", di unverbale in cui il comandante Roberto Speciale denuncia all'avvocatogenerale dello Stato Manuela Romei Pasetti pressioni di Visco persostituire gli ufficiali di stanza a Milano. Sono quelli, protestal'opposizione, che avevano indagato sul caso Unipol. Il trasferimentodegli ufficiali di Milano non c'è mai stato, ma le pressioni sì,sostiene la Cdl. Gianluigi Nuzzi, il cronista del "Giornale" che hainnescato con i suoi articoli la battaglia, una sua idea se l'è fatta:"Nel momento in cui il comandante generale di un corpo militare mette averbale accuse di quel tenore, e che le stesse accuse vengonosuffragate da ulteriori testimonianze, allora le cose sono due: o c'èun complotto contro l'autorità politica, e questi generali ne debbonorispondere a una corte marziale, oppure il viceministro deve rassegnarele dimissioni. Tenendo conto che una scelta radicale in questa storiaridarebbe prestigio alla politica, quel prestigio compromesso negliultimi anni, come già denunciato dal presidente della Repubblica". Suisospetti che dietro alla traballante posizione di Visco si possainsinuare chi vuole in qualche modo ridimensionarlo, Nuzzi è netto:"Sarebbe indecente se un viceministro dovesse pagare colpe di altri osituazioni non determinate da lui. In questo caso sarei il primo adifenderlo". Nuzzi ritiene inoltre che le accuse, che periodicamentepiovono sul "Giornale", di indulgere alla pubblicazione di attiscottanti (facendo riferimento all'articolo pubblicato da aprileonline il22 maggio scorso) partano da un presupposto sbagliato: "O facciamo igiornalisti o facciamo i portatori dei vessilli di questo o quel gruppoeconomico o politico. Quando c'è una notizia, abbiamo il dovere dipubblicarla. Se teniamo una notizia nel cassetto facciamo come MinoPecorelli, che usava le notizie non per pubblicarle ma per farepressioni o ricatti. Il codice deontologico della nostra professione ciimpone di pubblicare ciò che abbiamo. Credo che un giornalista debbafarlo, anche se va incontro a dei procedimenti penali per violazionedel segreto istruttorio",








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


Torna su