Smaltimento rifiuti italiani: la Romania non li accetta. E ora?

La dichiarazione rilasciata in conferenza stampa da Attila Korodi, ministro dell'ambiente romeno, è di quelle che non lasciano ombre di dubbio

La dichiarazione rilasciata in conferenza stampa da Attila Korodi,ministro dell'ambiente romeno, è di quelle che non lasciano ombre didubbio: "La Romania non stoccherà i rifiuti di Napoli." Di fronte alledomande dei giornalisti, il ministro di Bucarest non ha problemi amotivare la scelta: "La Romania non ha nemmeno la capacità di stoccarecorrettamente i rifiuti che produce, quindi non riempiremo le nostrediscariche con rifiuti provenienti da altri paesi". Si potrebbe direche le parole del ministro siano in leggero contrasto con quantoannunciato qualche ora prima dalle autorità italiane, che intendonorisolvere l'emergenza campana inviando rifiuti all'estero, inparticolare proprio in Romania. Come se non bastasse, Korodi aggiungeanche di "non aver ricevuto alcuna richiesta ufficiale da parteitaliana" riguardo all'autorizzazione di tale trasporto", propriomentre dal ministero dell'Ambiente italiano si fa sapere cheraccogliendo una richiesta di auto del sindaco Iervolino, unacommissione tecnica si recherà nei prossimi giorni a Bucarest peresaminare la fattibilità della proposta italiana.

Che l'idea di mandare rifiuti all'estero sia rimasta una delleultime vie percorribili, è chiaro anche a chi conosce il problemaappena superficialmente: le infrazioni italiane, in particolarecampane, presso l'Unione Europea per la gestione "casalinga" didiscariche esaurite, non messe in sicurezza e poi riaperte daBertolaso, hanno costi talmente elevati da superare, forse ancheabbondantemente, i costi del trasporto all'estero dei rifiuti. Ma ilproblema è un altro, ed è sempre il solito: chi gestisce i rifiuti, chie come li trasporta, che evenutali secondi fini potrebbero esserci.

Il primo problema che si pone, è quello del trasporto. Se si vuoleinviare rifiuti all'estero, c'è da fare scelte molto precise, perevitare che ci siano infiltrazioni mafiose nel grande affare (pagatocon denaro pubblico). Il trasporto non dovrebbe assolutamente avveniresu gomma, visto che si tratta di un settore sotto totale controllocamorristico. Dovrebbe avvenire o su rotaia, o al limite via mare, main questo caso andrebbero usati solo operatori pubblici, e nonmisteriosi armatori privati, se non si vuole tornare indietro nel tempofino al decennio delle "navi dei veleni", navi a perdere caricate discorie e fatte affondare qua e là nel mediterraneo.

Il rischio è che coinvolgendo in modo poco trasparente e frettoloso,come avviene sempre in situazioni di emergenza come quella campana,certi privati, le fette di torta più grandi finiscano ancora una voltanelle tasche dei clan specializzati in rifiuti. Oltre questo, cisarebbe da chiedersi perchè proprio la Romania. Probabilmente èopportuno chiederselo, al di là del fatto che, come ricordato dallostesso ministro Korodi, la Romania ha visto riconosciuto dall'UnioneEuropea "il diritto di rifiutare lo stoccaggio o l'incenerimento sulproprio territorio di rifiuti di qualunque tipo fino al 2015".

Per iniziare a farsi un'idea di cosa stia succedendo, torniamo indietrodi qualche giorno, e ritorniamo alle giornate intense di Serre, nelsalernitano, dove popolazione, sindaci e comitati civici si sonocontrapposti alla polizia ed all'esercito all'ingresso di Valle dellaMasseria, dove secondo il commissario Bertolaso andava assolutamenteaperta una discarica. In quei giorni, molti oratori anche abbastanza"titolati", compresi senatori e deputati, hanno non solo messo in campol'ipotesi di mandare rifiuti all'estero, ma hanno anche ammesso chec'erano trattative in corso con Slovenia e Croazia. Come, nel giro dipochi giorni, sia apparsa l'ipotesi romena sembra un mistero. Misteroche invece è facile da svelare: basta tornare indietro nel tempo di dueanni, quando si aprì per la prima volta la via di Bucarest, e non peril commissariato di governo.



Il 16 marzo 2005, una delegazione di imprenditori, tutti rigorosamenteprivati, partirono in "missione econonica" in Romania. Undici leaziende, tutte campane, partecipanti. Ambiente, edilizia e nuovetecnologie i principali settori interessati. La missione si èsviluppata dal 16 al 19 marzo, con incontri di affari, lapartecipazione alla Fiera Romenviroteccon un apposito stand, ed una Tavola rotonda sul tema "Investire inRomania: Ragioni e Opportunità". A quella Tavola Rotonda parteciparono,tra gli altri, il Ministro per le attività delle Piccole e MedieImprese, il Ministro dell'Ambiente e della Tutela delle Acque ed ilMinistro dell'Economia e del Commercio, tutti del governo romeno.

Il motivo? Semplice, come dichiararono gli stessi organizzatori: “ilPaese rumeno offre numerose opportunità e, in previsione del suoingresso nell'Unione Europea nel 2007, le piccole e medie imprese chesi affacciano oggi a questo mercato potrebbero trovarsi con un elementodi competitività importante, in meno di due anni". "Il mercato rumeno èfertile ed attualmente vi operano il 29,9 per cento di aziendeitaliane. Di queste, il 3,5 per cento è costituto da aziende campane,in Romania da più di dieci anni", dichiarò un imprenditore allachiusura della missione. Ma il problema di fondo è che delle 11 impresecampane andate in Romania quel giorno, e che poi hanno iniziato a fareaffari con Bucarest, oltre la metà sono state e sono tuttora coinvoltein inchieste giudiziarie in tema di ecomafie e quindi oggetto diostative prefettizie ai sensi della legislazione antimafia italiana.Legislazione, quella antimafia, che invece in Romania non esiste.Preoccupa particolarmente il fatto che vi abbia partecipato, proprioper il settore ecologia-ambiente, qualcuno reputato dalla magistraturae dalla DDA contiguo ad uno dei più feroci clan di camorra delnapoletano.

Vediamo invece cosa accade sul fronte sloveno e croato, quello che erastato paventato inizialmente. Anche in Slovenia e Croazia, soprattuttonel settore ecologico, è un via vai di imprese italiane, che approdanoin quei territori ed investono grossi capitali. Per motivi geografici(è ovvio che le brevi distanze fanno abbassare i costi di trasporto)tutto il settore adriatico dell'ex-Yugoslavia è popolato di impresesostanzialmente del triveneto, con alcune eccezioni di aziende venete.Non sempre si tratta di aziende "immacolate", dal punto di vistaecologico, come è il caso della Servizi Costieri di Cittadella (PD),ancora oggi oggetto di infinite indagini, sequestri e dissequestri daparte della magistratura, aventi per oggetto molti punti oscuri nellagestione dei rifiuti speciali che stoccava; ma in ogni caso si trattadi aziende che non provengono da una regione "a tradizionale presenzamafiosa" come la Campania.

Le aziende campane poco pulite, hanno scelto la Romania due anni fa edappare alquanto sospetto che dopo la proposta di Slovenia e Croazia(proposta fatta non a caso, ma nata proprio dal tentativo di non cederealtri affari ad imprese di camorra) all'improvviso la scelta cadaproprio sulla Romania. Troppo sospetto. Come dichiarò già nel 2002 ilsenatore Novi in sede di commissione Antimafia, "non ci si puòinterrogare sui sistemi criminali italiani senza capire qual è il ruolodi alcuni paesi come la Romania." Oltretutto, si tratta di un Paese cheè appena entrato in Unione Europea, con tutte le facilitazioni doganaliche questo comporta, senza però avere ancora una legislazioneambientale secondo gli standard europei e anche senza una legislazioneantimafia.

Forse qualcuno sta contando molto sulla poca memoria storica degliitaliani e soprattutto dei campani, nel tentativo di far rientraredalla finestra romena chi è uscito dalla porta delle ostativeantimafia. Per questa volta, ha risolto il ministro Korodi, rifiutandodi accettare rifiuti napoletani in discariche romene, gestite dasocietà dove già sono presenti capitali campani. E domani?





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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