La politica italiana rischia di essere travolta come ai tempi di tangentopoli secondo D'Alema

La classe politica italiana come una casta, distratta dai propri privilegi e a tal punto scollata dal sentire del Paese da correre il rischio di essere “travolta”, come nel ’92, da un qualcosa di simile a Tangentopoli, tuttavia ben più difficile da g

La classe politica italiana come una casta, distratta dai propriprivilegi e a tal punto scollata dal sentire del Paese da correre ilrischio di essere “travolta”, come nel ’92, da un qualcosa di simile aTangentopoli, tuttavia ben più difficile da governare e dalleconseguenze incerte. E’ Massimo D’Alema, in una lunga intervista al Corriere della Seraa lanciare un “allarme” direttamente dal Palazzo, che si sente“assediato” dal costante venir meno del consenso, ma non sa comeuscirne. O, forse, non lo vuole affatto. Perché ormai non sfugge più anessuno dei suoi più acuti inquilini, che la “sfiducia” dei cittadininei confronti della politica ha raggiunto livelli sconcertanti, cherendono sempre più debole in governo perché è “debole – sostieneD’Alema _ il messaggio al Paese”. “L’esecutivo ha il problemadrammatico – svela il ministro degli Esteri e vicepremier - che i suoirisultati sono oscurati dalla crisi del sistema politico, dal prevaleredel chiacchiericcio e delle litigiosità autoreferenziali. Tra l’altro,tutto perde di significato quando uno protesta non per quello che dicedi contestare, ma perché è preoccupato per la legge elettorale”.

Unsistema sull’orlo del baratro che sta per implodere sotto dei numeriimpressionanti, quelli che compongono il ritratto della societàpolitica nazionale quindici anni dopo Tangentopoli. E che sonoarrivati, dalle colonne dei giornali, come un pugno nello stomaco delcittadino contribuente, sempre più povero e sempre più incredulodavanti ad un popolo di eletti (179.485 persone) pagate uno spropositoseppur palesemente inadeguate alla soluzione di quelle che sono lereali emergenze del Paese. Fa male sapere che il costo della Presidenzadella Repubblica è quattro volte quello della Corona britannica, che iparlamentari europei dell’Italia sono di parecchio i meglio pagatidell’UE, che esiste nel Paese una legione di consulenti generosamenteretribuiti, che esistono aziende create per dare una collocazione agliscarti della politica e che i rimborsi elettorali hanno largamenteannullato gli effetti auspicati dal referendum del 1993 con cui venneabolito il finanziamento pubblico ai partiti. E indigna ancor piùvedere che questa stessa classe politica ufficialmente parla disolidarietà, socialità, equità e risanamento dei conti pubblici, ma sicontraddice comportandosi come un corpo separato e finanziariamenteirresponsabile. Si accapiglia sul problema delle pensioni dei suoiconnazionali, ma non esita ad approvare per sé il migliore dei sistemiprevidenziali possibili.

E’ un Palazzo d’Inverno che, accusa Sergio Romano sempre dalle colonne del Corriere“si divide su tutte le questioni di interesse nazionale, ma diventa,quando sono in gioco i suoi interessi, un partito unico. Seinterpellato e rimproverato, questo partito unico parla di “costi dellapolitica”, una espressione che contiene implicitamente un alibi. Sivorrebbe che il Paese continuasse a credere nella favolaautoassolutoria della democrazia necessariamente costosa in cui ognisoldo dato alla politica è speso per la libertà”. Ovviamente la libertànon c’entra nulla. Anzi, è proprio la libertà a correre il pericolo piùgrave perché il fronte dei politici e dei loro clienti farà di tuttoper rendere complesso l’iter di qualsivoglia legge di riformaistituzionale di cui il Paese – come ha sottolineato anche D’Alema – hadisperato bisogno per uscire dalle sabbie dell’immobilismo politico edeconomico.

Quale privilegiato al mondo si batterebbe per una serie di riforme chemetterebbero definitivamente a repentaglio le proprie rendite diposizione? Nessuno. Men che meno l’attuale classe dirigente del Paese,una pletora di debuttanti assoluti piovuti nella stanza dei bottonigrazie alla più rozza legge elettorale della storia Repubblicana. E chefarà di tutto, ma davvero di tutto, per restare inchiodata allepoltrone infischiandosene bellamente del declino del resto d’Italia.

L’assenza di credibilità della politica sta dunque facendo crescerenella società civile una palpabile onda di marea di malessere eindignazione, umori molto simili, se non addirittura più marcati, diquelli che anticiparono lo show down del ’93. Ma che stavolta, visto ilprecedente, rischiano di mettere seriamente a repentaglio la democraziaitaliana così come la conosciamo adesso. I segnali ci sono tutti, dalpiù banale al più eclatante, dall’ingestibilità dell’emergenzasanitaria a Napoli agli attacchi sempre più pesanti alla Rai, passandoper un’università e una scuola che cascano a pezzi e al livello ditassazione più alto d’Europa, per arrivare all’assenza pressoché totaledella certezza del diritto, della giustizia e della legalità.


Si tratta di vero e proprio arretramento sostanziale delle difesedemocratiche di un Paese che questa classe politica consente in nomedel mantenimento dei propri privilegi. Senza scomodare paginefondamentali della storia politica d’Europa, sarebbe bene ricordare chesituazioni come queste non hanno mai sfociato in qualcosa di positivo,a meno di un’improvvisa svolta che rimetta al centro dell’azione digoverno i problemi del Paese, facendo apparire il volto della politicameno lontano, ostile e distante. Al momento, tuttavia, non siintravedono segnali in questo senso, né progetti o idee da parte delceto politico che pure dovrebbe essere deputato a offrirne. C’è di chepreoccuparsi.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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