Il Kosovo vuole la Serbia con Belgrado capitale nonostante la diplomazia Usa e UE

'La sovranità sul Kosovo spetta alla Serbia. Quella terra fa parte integrante del nostro Paese. E’ la terra dei nostri avi'

“La sovranità sul Kosovo spetta alla Serbia. Quella terra fa parteintegrante del nostro Paese. E’ la terra dei nostri avi. E’ lì che cisono i monumenti della nostra religione. E’ una terra che rimarràsempre parte inalienabile del nostro territorio. Non faremo passiindietro e non accetteremo mai di barattare il Kosovo con lapossibilità di diventare membri dell’Unione Europea”. Così parlaVojislav Kostunica, primo ministro della Serbia, proponendosi ancorauna volta come leader forte ed efficace e risponendo – nel pieno di unavera situazione di emergenza – ai diktat che il segretario di Stato UsaCondoleeza Rice lancia da Mosca. E’ lei, infatti, ad annunciare che“quella provincia della quale tanto si parla, non farà più parte dellaSerbia”. E che per addolcire la posizione statunitense parla poi – comeè nelle migliori tradizioni dell’arroganza americana – di una“indipendenza kosovara sorvegliata”… Ma Kostunica, interpretando isentimenti dell’intera Serbia e del mondo slavo, non fa passi indietro,pur comprendendo che Belgrado è sotto assedio. Cerca quindi di usciredallo stallo e da una possibile paralisi. Ha già in tasca una vittoriache non è da sottovalutare e che gli consente di alzare il tiro.

Tutto questo in seguito al fatto che il nuovo Governo da luiguidato ha ottenuto la fiducia del Parlamento con 133 voti su 250sfuggendo, di conseguenza, all’eventualità di nuove elezioni cheavrebbero fornito motivi di rinvio anche sulla questione kosovara. Orala nuova formazione che guiderà il Paese si presenta più stabile per ilfatto di essere sostenuta dai partiti del cosiddetto “bloccodemocratico” e precisamente dal Partito democratico serbo (Dss) - ilcui leader è lo stesso Kostunica – dal Partito democratico (Ds) che èquello del Presidente della Repubblica Boris Tadic e dal gruppo “G-17Plus” che è l'alleanza tra forze della società civile a suo tempocostituitasi in formazione politica e che è guidata dell'ex ministrodelle Finanze Mladjan Dinkic.

Kostunica affida proprio alla nuova assise nazionale di Belgrado la suanetta risposta agli americani. Sottolinea che fra le sue priorità vi èil mantenimento del Kosovo sotto la sovranità serba, anche a costo dirallentare quello che costituisce uno dei suoi principali obiettivi,cioè l'avvicinamento all'Unione Europea. Tutto il discorso del leaderserbo si muove sulla linea di quelle posizioni che anche Mosca hasbattuto in faccia alla Rice proprio in questi giorni. Il Cremlino haribadito, infatti, che sul Kosovo la Russia non voterà mai a favore diuna risoluzione del Consiglio di sicurezza basata sul piano delfinlandese Aktisaari, in quanto non può essere accettato un pianounilaterale che ha tutto il sapore di un “tranello” ai danni dellapolitica belgradese. La Russia e la Serbia, quindi, si trovano più chemai unite testimoniando un’integrazione crescente, almeno a livello distrategia geopolitica.

I problemi sul tappeto, comunque, sono notevoli e di non facilesoluzione. Nel Kosovo la situazione non corrisponde agli standard disicurezza e la condizione dei profughi è pur sempre tragica. Sonoignorate le richieste base dell’ONU (rispetto dei diritti delleminoranze nazionali) così come molti altri problemi. C’è da notare,inoltre, che gli albanesi kosovari non sono mai stati disarmati.Discutere su un documento vuoto di contenuti - come è quello presentatoall’esame della Serbia e della comunità internazionale - significa,secondo la Russia, perdere soltanto del tempo. Se invece si intendeaprire un “dibattito serio”, Mosca sarebbe sempre pronta ad avviaretrattative basate su regole diplomatiche, valide sia per gli albanesiche per i serbi.

La Russia, comunque, gioca d’azzardo rischiando di smarrirsi neilabirinti della realpolitik. Pesa su tutta la vicenda il rapporto conla Cecenia. Perché sono in molti – all’Onu e nel mondo degliosservatori diplomatici – a porre un parallelo tra la posizione dellarepubblica caucasica e la regione del Kosovo. In entrambi i casi – sidice – si tratta di rivendicazioni relative ad una totale indipendenza:Grozny da Mosca e Pristina da Belgrado.
Ma i russi anche su questo terreno della comparazione si muovono conestrema prudenza. E in questo caso concordano con la Rice quandoafferma che “quella del Kosovo è una storia speciale perché ci sonocondizioni particolari legate alla storia dell’ex Jugoslavia”. Mosca fasapere di non accettare che l’indipendentismo ceceno possa essere messoin relazione con la politica della Russia nel Caucaso: “Nessunterritorio – dice la diplomazia moscovita – può essere staccato dallamadrepatria. Si rischierebbero nuovi e paurosi conflitti. Nuovi etragici precedenti”. E quindi: Kosovo con Belgrado, Grozny con Mosca. Eanche in questo caso si può dire che non c’è nulla di nuovo.


La geopolitica della regione balcanica impone altre riflessioni. Comesi può, infatti, immaginare un Kosovo a gestione serba quando nelterritorio vivono oltre due milioni di albanesi kosovari? Ed ecco,quindi, che anche l’uso dei princìpi storici (quelli del secolo scorso)non offre risposte valide perché si è sempre in presenza di situazionidi coabitazione impossibili. Tanto che gli studiosi di Belgrado,Pristina e Tirana, seguendo le vicende kosovare ed avendo come tracciala storia passata, rilevano che secondo i princìpi che si vorrebberomettere in atto oggi la Transilvania, ad esempio, sarebbe territorioungherese, il Baltico spetterebbe alla Russia, la Bosnia rientrerebbenell’Austria e l’Istria nell’Italia. Anche la Vojvodina sarebbe ancoraparte dell’Ungheria. Perché mai, invece, la Vojvodina nella sua storiafu parte dello Stato serbo? La decisione di annetterla alla Serbia(cioè all’ex Jugoslavia) fu presa per due volte da parte dell’alloraminoranza serba; tutte e due le volte, senza la partecipazione deglialtri popoli, allora maggioritari in Vojvodina, vale a dire tedeschi eungheresi. Solo dopo due colonizzazioni e dopo un totale esodo ditedeschi e di ungheresi dalla Vojvodina, questa regione diventò unaprovincia a maggioranza serba… Si rischia ora di sviluppare uncontenzioso che, cercando di separare i fatti dalle opinioni,porterebbe a riaprire nell’Europa di oggi la questione balcanica, confattori diplomatici e militari che non possono essere previsti.

Fragile ed incerta è quindi la politica serba di queste ore. Kostunicadovrà far tesoro della storia del suo paese che è stato sempredilaniato da lotte intestine . Dovrà pertanto mettere in campo tutto ilsuo pragmatismo e la sua proverbiale cautela. Ma avrà bisogno – questoil punto nodale – di trovare alleati in Europa. Perché l’assistenzapolitica di Mosca, oggi, non è più sufficiente.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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