Unicredit-Capitalia: ecco il progetto di fusione per la seconda banca più grande d'europa

Nascerà un colosso da 100 miliardi di capitalizzazione, seconda in Europa solo ad Hsbc, visto che Unicredito capitalizza oggi 80 miliardi di Euro, e Capitalia 20.

Unicredit non si ferma più. E dopo aver acquisito il partner tedesco, adesso va all'attacco di Capitalia.

Nascerà un colosso da 100 miliardi di capitalizzazione, seconda in Europa solo ad Hsbc, visto che Unicredito capitalizza oggi 80 miliardi di Euro, e Capitalia 20.

Ieri è stato illustrato il piano a Bankitalia, Consob e Governo, domani si terranno in via straordinaria patto e consiglio di Capitalia e consiglio d'amministrazione di Unicredito, cui farà seguito una conferenza stampa congiunta con Alessandro Profumo e Cesare Geronzi.

L'operazione di fatto è un'offerta pubblica di scambio a valori che subito sono stati ratificati dagli operatori di Borsa si sono già allineati, visto che Capitalia in una settimana ha guadagnato il 17%, mentre Unicredit ha subito una leggera flessione.

Il modello sottostante il piano industriale sarebbe quello di una public company di tipo federale, con Unicredit che dà il nome, ma con tre marchi: Unicredit al Nord, Banca Roma al Centro, Banco Sicilia al Sud, e con ipotesi di sinergie fra i 700 milioni e 1 miliardo di euro.


I maggiori azionisti resterebbero quelli di Piazza Cordusio, ovvero le fondazioni: Cariverona, Crt e Carimonte avrebbero rispettivamente il 4%, il 3,8% e il 3,5%. Munich Re sarebbe al 3,8%, Allianz il 2,5% e Abn Amro l'1,7%, Quello che era il patto Capitalia si diluirà nel capitale del nuovo colosso, passando dal detenere il 30% della banca romana al 6% circa di Unicredit.

Per le cariche Profumo sarebbe amministratore delegato, il tedesco Dieter Rampl (Hvb, l'altra partner tedesca) presidente e Geronzi vicepresidente con delega alle partecipazioni, con una possibilità di divenire in futuro anche presidente del futuro consiglio di sorveglianza di Piazzetta Cuccia. Questo porterebbe ad un allargamento del cda di Unicredit a 4 o 5 componenti romani.

Questo significa quasi certamente la fine dell'era Arpe che molti danno in partenza per la City che lo ha sempre apprezzato.

"L'attenzione oggi è su temi più rilevanti. La mia posizione è dunque secondaria e non è oggetto di alcun negoziato". Così l'attuale Ad ha chiuso i commenti sulla sua vicenda personale.

La politica reagisce con segnali positivi, come quello lanciato dal ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani.

Secondo il titolare del dicastero i consolidamenti bancari "sono sempre benvenuti se hanno l'obiettivo di prestare servizi migliori", e che l'aggregazione sembra procedere verso il traguardo senza ostacoli.

Giudizio positivo all'operazione di concentrazione Capitalia-Unicredit, anche da Adusbef e Federconsumatori, purchè si traduca in un vantaggio per i consumatori-utenti con una riduzione dei costi dei servizi bancari in generale e dei conti correnti in particolare.

A questo punto però il risiko si sposta sulla partita per Generali e lì da sempre è noto l'interesse del gruppo Mediolanum, con voci rafforzatesi negli ultimi giorni, tanto che Ennio Doris, fondatore di Banca Mediolanum ha dichiarato "No, non c'è assolutamente niente. In futuro si vedrà, ma adesso non c'è assolutamente niente. Come l'anno scorso ho fatto il tifo per Intesa SanPaolo adesso faccio il tifo per Capitalia-UniCredit. UniCredit è una grande banca e anche Capitalia è una grande banca, diffusa nel sud d'Italia. Così l'aggregazione consente al player di livello europeo di rafforzare la propria presenza nel nostro paese".

Non nasconde, l'Ad di Mediolanum, le quasi certe conseguenze che l'operazione avrà su Mediobanca", sebbene sia "troppo presto" per trarre conclusioni.

E proprio il presidente di Mediobanca, Gabriele Galateri ha replicato a una domanda sui riflessi in Piazzetta Cuccia del matrimonio fra Unicredit e Capitalia "Prima di commentare una operazione come questa bisogna aspettare che i Cda decidano", declinando ogni commento sull'incontro dei vertici delle due a banche con il governatore di Bankitalia Mario Draghi e sul possibile ingresso delle Fondazioni nel capitale dell'istituto.

Lo si sapeva. Seguiamo questi movimenti da tempo.

Siamo ora alla grande concentrazione delle banche Italiane. Da un lato Antonveneta acquisita da ABN Amro, e BNL dai francesi di BNPP, dall'altra le fusioni Intesa- Sampaolo, e Unicredit-Capitalia. Restano in gioco Mps e Unipol, Mediolanum e Generali.

Spinte dalla pressione politica, dalla competizione internazionale, e dalla paura di essere solo prede di acquirenti stranieri, i campanili italiani iniziano un processo di convergenza non facile ma alla fine dettato dallo stesso mercato, portandosi ad un livello mai raggiunto dalla finanza italiana, che non è più neanche solo italiana, visto che il gruppo Unicredit è un colosso europeo, fortissimo in Germania e in Europa dell'est.

Forse un punto a favore del sistema Italia e una strada per il resto del sistema industriale, prima che si depauperi un patrimonio che forse ha ancora qualcosa da dire








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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