Gordon Brown, il successore di Tony Blair, propone nuove idee e programmi e ammette errori in Iraq

Il successore di Tony Blair dichiara ufficilamente la sua candidatura alla direzione del partito e alla guida del nuovo governo

Dopo l'annuncio del doppio saluto di Blair, che lascia la poltrona da leader laburista e quella di primo ministro il 27 giugno, Gordon Brown dichiara ufficialmente la sua candidatura alla direzione del partito e alla guida del nuovo governo.

Il cancelliere dello Scacchiere, spalla e, per alcuni, mentore dell'uscente presidente, si ritrova a tracciare il confine tra l' "era Blair" e un altro governo labour, e annuncia di avere idee e programmi nuovi. Lanciando la sua campagna per la leadership rivolge lo sguardo all'operato del premier, dicendo che "ha guidato il paese per dieci anni con successo, coraggio, passione e saggezza", ma non gli risparmia alcune critiche: degli errori sono stati commessi, ed è da questi errori che bisogna imparare.

Lo scozzese si impegna all'ascolto: "Ascolterò ed imparerò - ha detto - e mi sforzerò di andare incontro alle aspirazioni della gente, voglio guidare un governo umile abbastanza da sapere che il suo posto è al fianco del popolo, dove cercherò sempre di essere".

Ma quali sono le sue idee e i suoi programmi nuovi? E quali gli errori commessi?
Una svolta riguarderà la 'politica dello spettacolo' tanto amata e usata da Blair: taglio netto di Brown, forse in parte condizionato anche dalla sua storia politica all'interno del partito, spesso vissuta dietro o lontana dalle telecamere, puntualmente puntate sulla bella presenza di Tony. "Non credo che la politica sia una questione di celebrità. Mio padre era un sacerdote. I miei genitori sono sempre stati la mia bussola morale. Mi hanno insegnato l'importanza dell'integrità e della decenza".

Brown dichiara di voler mettere in primo piano lo sviluppo economico e la riconciliazione politica nel paese, si propone di dare il via a un nuovo corso nei rapporti con il Parlamento, e in proposito fa una promessa: "Uno dei miei primi atti come primo ministro sarà di restaurare il potere del Parlamento per rafforzare la fiducia del popolo britannico nella nostra democrazia. Il governo deve essere più aperto e più pronto alla verifica del Parlamento, per esempio nelle decisioni sulla pace e la guerra, nelle nomine pubbliche e in nuovo codice di condotta ministeriale".


Pace e guerra quindi, e a questo punto arriviamo ai citati errori. Brown prende da subito le distanze con le scelte del suo predecessore in politica estera, scelte che hanno fatto crollare la fiducia dei sudditi della Regina. Questo, tra l'altro, non stupisce più di tanto, dato che il candidato si è sempre detto contrario alla campagna-crociata irachena. Errori in Iraq, che pongono l'accento e il punto interrogativo sulla continuazione della storica "special relationship" con gli Stati Uniti, e l'amicizia fidata del premier inglese con un altro presidente uscente, George W. Bush.

Per ora su questi punti il candidato, la cui vittoria è quasi certa, se non scontata, non lascia trapelare indirizzi precisi. Annuncia però di voler visitare l'Iraq e altri paesi del Medio Oriente, non menziona il ritiro delle truppe ma dice che si consulterà con l'esercito sulla strategia futura. Vuole "vincere la battaglia dei cuori e delle menti", battaglia culturale, ideologica e politica contro l'estremismo e il terrorismo di Al Qaeda; vuole conquistarsi l'appoggio e la fiducia degli iracheni, i quali "devono percepire che partecipano al futuro del loro paese": sono passi da compiere per facilitare la ricostruzione.

In un'intervista al Time fa appello ai valori comuni delle due democrazie anglosassoni, ma non dà risposte sui futuri rapporti con Bush. "Penso che i rapporti tra Gran Bretagna e America saranno sempre forti... non si può prevedere quali eventi e quali decisioni ci saranno nel futuro, ma ripeto che i rapporti resteranno forti... Se hai valori che condividi, se c'è continuità, se c'è un fine comune di generazione in generazione".

Da parte sua, l'ex ministro degli esteri Jack Straw rassicura prontamente che non ci sarà uno sconvolgimento e che i rapporti Downing Street-Casa Bianca non cambieranno. Fiduciosa è anche Condoleezza Rice, sottosegretario di stato Usa, che, in un'intervista alla Bbc, sottolinea il forte legame tra Blair e Bush, cementificato dalla vicinanza in tempi duri, ma che nulla toglie alle previsioni future.

Per sapere con certezza se la special relationship sarà coniugata con una rassicurante, almeno per alcuni, duration form, o con un will future da costruire, bisognerà quindi aspettare. Resta da vedere se i sudditi di Sua Maestà decideranno di restare in area labour o se preferiranno farsi sedurre dalla novità rappresentata da David Cameron, il giovane leader conservatore. Precedenza ai "bullets" quindi, per eventuali "ballots", metaforicamente parlando.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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