Riforma Rai: intervengono Padoa Schioppa, Letta e Gentiloni con un progetto per renderla efficiente

Il ministro dell'Economia attacca: 'Occorre riunire un'assemblea'. L'Usigrai annuncia una giornata di sciopero 'se rimarranno immutate le attuali condizioni'. Alla prossima riunione del governo un ddl per cambiare le regol

Il Governo ha deciso di intervenire sulla situazione di pericoloso stallo che si è creata all'interno della Rai. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta e il ministro per le Comunicazioni, Paolo Gentiloni, hanno denunciato due interventi immediati. Il ministro del Tesoro chiederà alla Rai di convocare l'assemblea della società per chiedere la "rimozione" del consigliere di emanazione del ministero, Angelo Maria Petroni, con cui il rapporto fiduciario "si è interrotto".

Secondo passaggio la presentazione al prossimo Consiglio dei Ministri di un progetto di riforma della Rai, che, ha spiegato Gentiloni, avrà come obiettivi quelli di una maggiore separazione dell'attività della Rai dai partiti e dalla politica, una maggiore efficienza aziendale e di una maggiore separazione tra attività finanziate dal canone e attività finanziate dalla pubblicità all'interno dell'azienda.

Di tutte queste iniziative sarà informata la commissione di vigilanza parlamentare a cui il Consiglio dei Ministri invierà una lettera. E con ogni probabilità il ministro dell'Economia e azionista della Rai, Tommaso Padoa-Schioppa, sarà chiamato in audizione dalla commissione di Vigilanza martedì prossimo. L'ipotesi è fortemente caldeggiata da molti esponenti della Commissione ed è allo studio della presidenza.

Molto dura la reazione delle forze dell'opposizione. Se per Maurizio Gasparri l'estromissione di Petroni dal Cda della Rai rappresenta "un'inaudita violazione delle leggi vigenti", anche Sandro Bondi parla espressamente di decisione illegale. "Mai nella storia della Rai era stato rimosso dal governo un consigliere di amministrazione. La decisione è chiaramente illegale. Spero che il Presidente della Repubblica - ha detto il coordinatore di Forza Italia - supremo garante della nostra democrazia, possa intervenire per ristabilire le condizioni minime di agibilità democratica e per evitare ulteriori lacerazioni politiche di cui l`Italia non ha bisogno".

Una reazione, quella del centrodestra a dir poco sconcertante e ingiustificata, a meno che il definitivo affossamento della televisione pubblica non venga esplicitato a chiare lettere nel loro programma politico.


"Sulla sostituzione di Petroni si possono manifestare riserve e perplessità sul piano dell'opportunità politica, ma non si può certo gridare al colpo di stato o all'avvento di un regime autoritario, che è francamente un'esagerazione incredibile". E' quanto afferma, in una nota, il segretario dello Sdi Enrico Boselli. "La decisione del ministro Padoa Schioppa, pur da noi non condivisa, rientra nella perfetta legalità - prosegue -. E' del tutto evidente che con questo atto si apre un problema politico che investe gli equilibri all'interno del vertice della Rai". "Le opposizioni - conclude il leader socialista - possono rivendicare come è giusto garanzie, pur controllando Berlusconi Mediaset e non è poco, ma non è corretto che vogliano mettere sotto processo la maggioranza". E il centrosinistra sottolinea come, sebbene tardiva, la sfiducia nei confronti del consigliere Petroni è un primo passo per rilanciare l'azienda pubblica.

L'Usigrai ha annunciato una giornata di sciopero dei giornalisti. "Non staremo in silenzio a guardare lo spegnimento della Rai. - recita la nota diramata dal sindacato dei giornalisti radiotelevisivi - . Per questo abbiamo avviato le procedure per una giornata di sciopero. Lo stato di paralisi aziendale mette a repentaglio il futuro del Servizio Pubblico e in prospettiva i posti di lavoro. Non ci piace sottrarre agli spettatori l'informazione, né aggiungere altri fronti di lotta a quello già aperto tra giornalisti ed editori sul rinnovo del contratto nazionale. Ma oggi si gioca una partita decisiva per il Servizio Pubblico, già in netto ritardo sul rinnovamento tecnologico e una legge sbagliata determina un Consiglio di Amministrazione incapace di guidare l'azienda".

Su Petroni si reggeva infatti un assetto complessivo, ereditato dalla precedente legislatura, nel quale erano offerte garanzie per tutti: sia per chi stava in maggioranza ed è divenuto opposizione e sia per chi stava all'opposizione ed è divenuto maggioranza. Ora è necessario trovare un nuovo equilibrio difficilmente realizzabile senza le dimissioni dell'attuale Consiglio di amministrazione.

Ma come si è passati dall'unanimità nelle decisioni della prima fase della gestione Cappon alla paralisi di oggi? L'anomalia di un cda Rai di 5 esponenti di area Cdl e 4 di centrosinistra, nominato all'epoca del governo Berlusconi ed ereditato dall'esecutivo Prodi, è esplosa in particolare negli ultimi mesi, dopo settimane di scelte condivise. Le polemiche della maggioranza si sono subito concentrate su Angelo Maria Petroni, nominato nel 2005 dall'allora ministro dell'Economia Domenico Siniscalco, come rappresentate dell'azionista, e rimasto al suo posto nonostante il cambio di governo.
A complicare i rapporti in seno al cda, l'inchiesta sugli stipendi d'oro della procura di Roma: il 7 dicembre vengono iscritti nel registro degli indagati, con l'ipotesi di abuso d'ufficio, i cinque consiglieri Cdl Urbani, Petroni, Malgieri, Staderini e Bianchi Clerici (la procura ne ha appena chiesto il rinvio a giudizio) per il si', il 5 agosto 2005, alla nomina di Meocci, contro il no di Curzi, Rizzo Nervo e Rognoni e l'astensione di Petruccioli. Una nomina poi bocciata come incompatibile dall'Authority, con tanto di multa milionaria all'azienda, dal Tar e dal Consiglio di Stato.

A febbraio si torna a parlare di nomine. In ballo ci sono almeno una ventina di posizioni: Cappon vorrebbe tra l'altro Giovanni Minoli al posto di Antonio Marano a Raidue, Alberto Barbera a Rai Cinema e Carlo Freccero a Rai Sat. Ma la Cdl fa le barricate: Marano non si tocca. L'8 marzo Cappon decide comunque di formalizzare le sue proposte, forse proprio per portare allo scoperto la situazione di stallo. Si vota a scrutinio segreto e il pacchetto viene bocciato con maggioranze variabili tra i 5 e i 6 voti contrari. E' paralisi: Cappon va dall'azionista, il ministro Tommaso Padoa-Schioppa gli rinnova la sua fiducia.

La svolta il 21 marzo: Petruccioli annuncia in Vigilanza che non ci saranno più voti segreti in cda, procedura in contrasto con le norme sulle società per azioni. Ed è infatti a scrutinio palese che ieri i 5 consiglieri di centrodestra - Petroni compreso - bocciano la proposta di discutere subito l'ordine del giorno, proposto da Curzi e fatto proprio da Petruccioli, che chiede l'allontanamento di Marano e un giudizio conclusivo sulla direzione di Raiuno. E' la goccia che fa traboccare il vaso, il segnale che forse Padoa-Schioppa aspettava per intervenire.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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