Prodi e Bossi vicini per la riforma elettorale. Berlusconi elogia gli avversari. Nuovi scenari ?

E' di queste ore la conferma delle indiscrezioni sull'incontro tra Prodi e Bossi. E Berlusconi non attacca gli avversari, ma utilizza parole concilianti e posizioni più aperte e morbine

Il leader dell'Udc Pierferdinando Casini, dopo una settimana di scena lasciata al Silvio Berlusconi in versione moderata, ha ribadito a chiare lettere le proprie, note, posizioni su legge elettorale e future alleanze.

In un'intervista a "R retroscena", il rotocalco di La 7 che andrà in onda domani (28 aprile) alle 23.10, Casini ha detto, prendendo spunto dalle aperture di Franco Marini al Congresso della Margherita: "Ritengo che Marini volesse fissare un principio, che è quello dell'autonomia del Pd dall'estrema sinistra".

Per poi aggiungere: "Vedremo se quelle di Marini sono chiacchiere o fatti. Saranno fatti se il Pd appoggerà la riforma elettorale in senso proporzionale alla tedesca, acquistando così un'autonomia dall'estrema sinistra.

Se invece confermeranno questo meccanismo elettorale, allora saranno state solo chiacchiere". Dunque, Casini si conferma ultrà del proporzionale alla tedesca, se non altro perché con questo tipo di sistema "si aprirebbero dei processi politici nuovi.

Coloro che hanno firmato il referendum vogliono invece tenere ingessato l'attuale assetto che rende le estreme arbitri della politica italiana".

Casini ipotizza scenari fantapolitici nuovi che lo vedrebbero, in sostanza, divenire arbitro imprescindibile per la formazione di nuovi governi, qualunque sia lo schieramento o il partito che uscirà vincitore dalle urne. Nel frattempo, però, qualcosa si sta muovendo.


E' di queste ore la conferma delle indiscrezioni sull'incontro tra Prodi e Bossi (il leghista Calderoli, presente al vertice, ha detto che il premier ha garantito il primo voto al Senato su una riforma condivisa entro la fine di luglio), all'interno del centrodestra i giorni della compatezza sulla bozza di Arcore sono svaniti nel nulla.

La Lega, con l'obiettivo di vedersi riconosciuti federalismo fiscale e Senato delle Regioni e scongiurare con un testo comune l'odiato referendum, ha cercato e trovato sponda nel governo. Alleanza nazionale e Forza Italia sono ai ferri corti. Berlusconi e Fini non si vedono da venti giorni, e sembra il presidente di An sia rimasto parecchio disorientato dalla strategia "buonista" del Cavaliere: visita e belle parole ai Congressi di Ds e Margherita, posizioni morbide contro il governo, armistizio e mezzo pentimento su Enzo Biagi.

I piccoli della maggioranza temono l'inciucio, Fini si ritrova con un alleato che fino a poche settimane fa parlava di partito unico del centrodestra e ora strizza l'occhio agli avversari.

Il leader di Alleanza nazionale, per ritagliarsi uno spazio, si è preso in spalla il ruolo di oppositore duro, si è scontrato con D'Alema sul caso del rapimento di Daniele Mastrogiacomo, ha tuonato contro il disegno di legge del governo sull'immigrazione.

La fase politica è, per dirla con un termine in questo momento forse meno abusato che in altre occasioni, è in piena transizione.

E' partito l'iter di un referendum sgradito a tutti i piccoli partiti, di centrodestra e di centrosinistra, che tentano di divincolarsi come possono.

Mastella fa la voce grossa, la Lega Nord cerca l'accordo, Rifondazione rilancia il sistema tedesco, Comunisti italiani e Verdi denunciano la nuova bozza Chiti, che aprirebbe la strada, facendo scattare il premio di maggioranza al quaranta per cento delle preferenze, alla presenza di più poli e al perdita del loro potere contrattuale.

I "grandi", Forza Italia da una parte e gli embrioni del Partito democratico dall'altra, si dicono contro il referendum ma l'impressione è che lo facciano per mantenere l'unità di facciata nelle coalizioni e, in definitiva, tengano il classico piede in due staffe.

La presenza tra i firmatari di esponenti di punta (Giovanna Melandri per i Ds, Arturo Parisi e Giulio Santagata per la Margherita, Antonio Martino di Forza Italia è presidente del comitato di Roma) ne sono la plastica conferma. Del resto, in un sistema in cui il partito con più voti avrebbe diritto alla maggioranza assoluta dei seggi, ridurrebbe la contesa a una sfida tra forzisti e democratici.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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