Veltroni: sarà il nuovo leader del nuovo partito unico? Evocato il ricambio generazionale

A Firenze gli interventi di Angius, Prodi e D'Alema. Ma la relazione del sindaco di Roma lascia intendere quale sarà la candidatura del partito al momento di scegliere la guida del Pd

Candidato per i Ds a prendere la guida del Pd. Apertura a Mussi, peril presente e per il futuro. Attacco politico alla leadership diessina,nel nome di un rinnovamento profondo dell'attuale classe dirigente. Sulpodio c'è Walter Veltroni, e la differenza con il discorso di ieri diFassino si percepisce subito. Non si fa fatica a capire che il piùatteso è lui, e la platea non viene disattesa.

"Credo nelPartito democratico da più di dieci anni" spiega subito il sindaco, chetiene a precisare: "Quando penso al Partito democratico penso a ungrande partito di popolo, che non sia un'operazione di stati maggioridi oggi, di ieri o dell'altro ieri. Dobbiamo avere - continua - lacapacità di compiere un'operazione nel cuore della società, che siadentro il Paese e che senta le sue ansie, le sue angosce, i suoibisogni. Che stia dove sta la vita reale".

Veltroni sa toccare lecorde sensibili dell'uditorio, è una delle sue doti politicheunanimemente riconosciute; ma poi guarda dentro il partito. "Lo statod'animo con cui affrontiamo questa fase è quello giusto di una faseimportante, ma allo stesso tempo c'è il dispiacere perché qualcuno deicompagni del nostro lungo viaggio non sarà con noi nella nuova fase".Il riferimento è  Mussi, al quale rinnova "stima, amiciziacollaborazione", perché "dobbiamo tenere conto di questi compagni chese ne vanno e spero che in questo viaggio ci rincontreremo". Ilpassaggio è delicato, anche lui è stato parte del viaggio dell'exCorrentone che ora se ne va. Si fa allora aiutare da una citazionerubata a Vittorio Foa: "Paiono traversie ma sono opportunità". Insomma,arrivederci a presto, come non si sa. C'è poi l'omaggio ad AchilleOcchetto, e il riconoscimento di quanto fatto dal segretario  Fassinoin questi sei anni di cammino dal congresso di Pesaro: "Se siamoarrivati fin qui lo si deve al lavoro, al coraggio di Piero". Arrivanoi ringraziamenti a Marini e D'Alema,  ma dedica il "principale tributo"a Romano Prodi. Il solito Veltroni, si potrebbe dire, amico di tuttiperché non dimentica nessuno. Eppure, la sua sembra essere una dellepochissime alternative a disposizione del nuovo soggetto politico perritrovarsi in una leadership politicamente condivisa e largamenteapprezzata dal "popolo delle primarie" che, se sarà chiamato ascegliere l'uomo guida del Pd, molto probabilmente decreterà lavittoria dell'attuale primo cittadino di Roma. E in fondo è a loro, alpopolo delle primarie, che Veltroni dedica quest'altro passaggio dellasua relazione. "Noi, ed è questa l'ambizione e il fascino, stiamopensando ad un partito che nasce certo da una fusione, ma anche dallacapacità di coinvolgere, di far pesare, di far irrompere sulla scenadella vita politica italiana cittadine e cittadini che vorrebberopartecipare alla vita pubblica, ma che nell'attuale configurazionedella vita italiana c'è qualcosa che li tiene fuori". Secondo Veltroniil Pd dovrà essere costruito "nella carne" della società, "dentro lavita reale" delle persone, dato che "non è possibile guardare allasocietà solo attraverso i sondaggi, la tv, i giornali e neppureattraverso le nostre riunioni dove parliamo di noi". Ovazioni.

Arrivail momento di Gavino Angius, leader della terza mozione. Anche questo èun discorso atteso, e le attese non verranno deluse. "Le mie riserverestano e il mio dissenso è confermato" premette Angius; ma non citroviamo, come nel caso di Mussi, di fronte a un altro pezzo che sistacca. "Penso che si sta sbagliando il percorso, anche se convengo conFassino che separarsi non è la soluzione. Ma non è sbagliato chiedersisu che cosa ci si unisce. Si scioglie la più grande forza dellasinistra italiana -continua Angius-. Ho sentito tante parole: andiamoavanti, facciamo in fretta. E mi ha ferito soprattutto un'espressione:andiamo avanti anche se si perdono pezzi... Come se i compagni e lecompagne che se ne vanno siano pezzi". Il vicepresidente dei senatoridella Quercia passa alla critica nei confronti dell'intervento diFassino, dal quale si sarebbe aspettato "più apertura politica". Poiarriva al cuore del suo ragionamento: "Non condivido il progetto delPartito Democratico così com'è. -dice chiaramente-. Si dice che con lanascita del Pd si rafforzerà il governo. Ma già oggi i vice premier nonsono D'Alema e Rutelli, favorevoli al Pd? Non ci sono già i gruppidell'Ulivo? Che cosa cambierebbe dunque? E in più non mi convince ilruolo d'ordine che la sinistra riformista dovrebbe avere di fronte allasinistra radicale. Pensiamo davvero che con il Pd non avremmo più Rossie Turigliatto, metteremmo fine alle incontinenze di Mastella e alleossessioni dei teodem?". L'attacco è diretto, sorprende non pochi trale prime file, ed è difficile far finta di nulla. Quindi Angius passaalla fase propositiva, posta quale condizione imprescindibile per nonchiamarsi fuori dal progetto-Pd: "Il manifesto per il PartitoDemocratico non mi convince per niente: va rifatto tutto, di sanapianta".

Ad ogni modo, diversamente da Mussi, la terza mozioneaspetterà la fine del congresso per decidere il da farsi: "In unpartito si può essere un'infima minoranza - conclude Angius - ma non sipuò essere percepiti come un relitto, come il prodotto di un pensieromorto, sconfitto dalla storia. Mi auguro che questo non avvenga".Lunghi applausi, molto sentiti.


Riscrivere il manifesto con tuttele forze dell'Ulivo, rivedere le basi programmatiche. Queste lecondizioni rappresentate dalla terza mozione. Una sorta diprovocazione, visti i tempi troppi lunghi nel caso in cui veramente cifosse la volontà di compiere tale processo. D'altronde, dall'interventodi Angius, si è capito che non tutta la sua mozione se ne andrà. Ma lasua relazione ha colto nel segno, come dimostra l'incontro dietro lequinte tra lo stesso Angius e Fabio Mussi alla fine del suo discorso.Sarà interessante seguirne eventuali sviluppi.

Tra Angius e ilvero e proprio boato che accompagnerà la salita del presidente MassimoD'alema sul palco, si interpone il premier Romano Prodi, il cuiintervento viene interrotto da 27 applausi, in un crescendo culminatoquando il presidente del Consiglio, avviandosi alla conclusione, haannunciato gli impegni che attendono il governo e il nascente Partitodemocratico. "Noi siamo inflessibili difensori della libertà religiosae, a pari titolo, della laicità dello Stato", concetto strettentelegato a quello riguardante "la libertà di ognuno di vivere la propriafede religiosa e la fedeltà alla propria Chiesa". Gli applausi deicongressisti sono andati al premier anche quando o suoi passaggi hannoparlato di Europa, di giovani candidati alle elezioni europee, degliorizzonti del Pd, e nella citazione  del presidente della RepubblicaGiorgio Napoletano

Consumato il rito prodiano (così come in casaDl), e ringraziando il presidente del Consiglio per la sua "tranquilladeterminazione" con la quale ha perseguito negli anni "l'obiettivo diunire i riformisti", Massimo D'Alema interviene e delinea i contorni di"un nuovo patto sociale". Per il vicepremier "lavoro, impresa, ecultura sono le componenti di un nuovo patto sociale per il nostroPaese", per cui una forza riformista come il Pd deve "essere insiemeliberale e socialista" (termine di certo non scelto a caso), perproporre maggiori opportunità ma anche più eguaglianza, per fare inmodo che "la speranza prevalga sulla paura".

Un cambiamento vero,secondo D'Alema, quello che provocherà il Partito democratico: "InItalia, dove i cambiamenti vengono proclamati numerosi, raramentevengono concretizzati. Questo invece lo stiamo realizzando e per farlosi incontrano resistenza, fatica e sofferenza".

E la "provaprovata" dell'importanza del Partito democratico sarebbe la presenza diSilvio Berlusconi, spostatosi dal congresso diessino a quello dellaMargherita. "Non è un caso che Berlusconi abbia voluto essere presente;è un uomo che ha la percezione di quello che si muove. L'uomo - hainsistito nella sua teoria - ha voluto essere sulla scena che eglicomprende essere di un profondo e reale cambiamento, una sfida pertutto il mondo politico, anche per il centrodestra", visto che"anch'esso deve incominciare a camminare per dare al paese una grandeforza politica conservatrice, che vada oltre la Cdl". Per D'Alema,infatti, "il paese ha bisogno di semplificare la politica, e il nostronon è incosciente verticismo, è invece portare a termine un impegno cheabbiamo preso con i nostri elettori".

Si passa ai problemi dicasa. La discussione "forte, appassionata, dolorosa, che si accompagnaal dibattito che a Roma sta facendo la Margherita, sta dando al paesela consapevolezza che sta accadendo qualcosa di importante, uncambiamento vero, come ce ne sono di rari nella vita politica di ungrande paese come l'Italia". Al tempo stesso, il ministro degli Esterievidenzia come "non si esce dalla crisi della politica senzacambiamenti radicali, e il bipolarismo va ripensato non nella suaessenza, che è stato un passo avanti, ma nella sua forma, perchéabbiamo messo insieme un maggioritario talora brutale, privo di regolecon il permanere di una cultura proporzionale con tutti i suoi egoismie vanità, che infastidiscono il paese, che chiede alla politicacoerenza e coesione".

Si spengono le luci al Mandela Forum diFirenze, qualche ora di riposo e poi il gran finale, per dare vita a unnuovo inizio dai contorni ancora incerti.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


Torna su