Nuovo modello statale per l'economia in Russia: è quello dei siloviki. Alcune considerazioni

Pubblichiamo l'intervento di Andrei Illarionov sul giornale russo Kommersant in merito al rapporto fra libertà ed economia, soprattutto su come l'assenza della prima possa arrecare danno alla seconda

Andrei Illarionov* interviene sul Kommersant in merito al male arrecato all'economia dalla mancanza di libertà politica ed economica

Il nuovo modello di meccanismo statale è fondamentalmente creato. E' il modello dei siloviki. La sua caratteristica principale è l'uso della violenza, non limitato a nessun settore: legislazione, tradizione, morale. Questa è la politica silovika. Questa e' l'imprenditoria silovika. Questa è la giurisprudenza silovika. Questa è la politica estera silovika. Si possono trarre le prime conclusioni

La distruzione degli istituti dello stato moderno
Per qualità di istituti di primaria importanza sullo stato moderno la Russia si trova alla fine della lista mondiale. Per livello di diritti politi e libertà indoividuali il nostro Paese occupa il 158 - 159 ° posto tra i 187 Paesi del mondo, tra il Pakistan lo Swaziland e il Togo. Per livello di libertà di stampa è al 147 ° posto su 179, a pari livello con Iraq Venezuela e Ciad. Per livello di corruzione la Russia occupa il 123° posto su 158, vicino a Gambia, Afghanistan e Ruanda. Per livello di difesa di diritto di proprietà all' 89° su 110 Paesi del mondo, insieme a Mozambico, Nigeria e Guatemala. Per qualità del sistema giudiziario al 170 su 199, al pari di Burundi, Etiopia, Swaziland e Pakistan. Per efficienza della direzione burocratica al 155° su 203 e nostri vicini sono il Niger, l'Arabia Saudita, il Camerun e il Pakistan.
Il modello siloviko legalizza la violenza nella società. Per quantità di omicidi su mille abitanti la Russia occupa il 7° posto su 112 paesi tra l'Ecuador e il Guatemala, un po' più in basso del Sud Africa e un po' più in alto del Messico. In complesso, per livello di incolumità il cittadino del nostro paese si trova al 175° posto su 185 paesi, in un unico gruppo con Zimbawe, Sudan, Haiti e Nepal. I siloviki non hanno cura dei propri concittadini.
E per quanto riguarda l'espansione tecnica finanziaria e di personale delle strutture statali di sicurezza - esercito, polizia e servii speciali? Forse il loro rafforzamento negli ultimi anni non testimonia il rafforzamento dello stato ?
A differenza degli istituti dello stato moderno, cioè provvedere alla sicurezza dei cittadini, garantire la loro eguaglianza dinnanzi alla legge e ai poteri, la supremazia della legge, la separazione dei poteri , l'indipendenza dei mezzi di informazione di massa, la difesa della proprietà privata, della libertà di parola, delle organizzazioni sociali e politiche, la partecipazione all'attività politica e alla gestione del paese si hanno le sottostrutture del siloviki, cioè gli elementi dell'apparato statale tradizionale. Il loro rafforzamento può anche non andare di pari passo con il rafforzamento degli istituti di uno stato moderno.
Il fiorire delle sottostrutture dei siloviki è testimonianza diretta dell'opposto : la degradazione degli istituti moderni dello stato come in Somalia e Afghanistan, Iraq e Sudan, Cuba e Corea del Nord.

Dove stiamo andando ?
E possibile, dati i bassi indicatori degli istituti statali russi, che questo sia il risultato del passato oligarchico, dello "sfacelo" e del "caos" degli anni 90, solo adesso superabile con un lavoro ostinato dei siloviki statali ?
Questo e' un mito. La caduta brusca della qualità degli istituti si osserva proprio negli ultimi anni. Nel 1998 (ultimo anno prima dell'arrivo al potere dei siloviki) il livello delle libertà politiche in Russia era del 58 % rispetto al livello medio dei paesi OECD. Nel 2002 (alla vigilia dell'arresto di P. Lebedev e M. Khodorkovskij e dell'inizio del saccheggio della YUkos) esso si è abbassato al 47 % e nel 2006 al 37. L'indice della libertà di stampa si è abbassato dal 55 al 47 e poi al 33 %, mentre il livello dei diritti politici dal 57 al 45 e poi al 35 % rispetto al livello del Paesi OECD e con il 2006 si è abbassato fin al di sotto del 30 %.
Il livello di difesa dei diritti di proprietà, che nel 2002 raggiungeva il 54 % rispetto all'indice dei Paesi più sviluppati, con il 2006 è precipitato al 14 %. Dal 1998 al 2005 la Banca Mondiale ha fissato il calo del significato degli indici russi (rispetto al livello della OECD) : indice di obbligo di rendiconto dei poteri dal 60 al 43 %, stabilità politica dal 60 al 43 %, qualità della regolamentazione burocratica dal 59 al 56 %.
La quantità di omicidi su 100 abitanti in Russia nel 1998 superava la media OECD di dodici volte. Verso il 2004 questa correlazione è arrivata a 14. La quantità di tali delitti contro la persona dal 1998 al 2006 si è più che raddoppiata.
Nel 2006, in condizioni di "stabilità politica", di prezzi record per petrolio e gas, di crescita economica senza precedenti, di un fantastico aumento di benessere e con tutto il potere statale nelle mani dei siloviki, il livello di criminalità nel Paese si è dimostrato doppio di quello del 1998. Mentre quell' anno ci fu un cataclisma economico di enormi dimensioni, bassi prezzi del petrolio, ma poteri più democratici.

Questa è un fallimento
La degradazione nella sfera della politica estera non è meno evidente. Avendo litigato con successo praticamente con tutti i partner esteri, il potere dei siloviki ha creato una situazione che da tempo non si notava nella storia russa. Oggi praticamente non abbiamo alleati. Certo, l'esercito e la marina ci sono ancora, ma di alleati politici esteri, sembra non ne siano rimasti.
Sotto il fragore dei timpani dei successi diplomatici la Russia, sembrerebbe, sempre più si trovi in una situazione di isolamenti politico internazionale di fatto.
Particolarmente chiaro ciò è apparso dopo l'assassinio di Anna Politkovskaja e l'avvelenamento di Aleksandr Litvinenko. In paragone ai precedenti sette anni, l' intensità media mensile di incontri della dirigenza russa con i colleghi stranieri nel l'invero 2006-07 si è ridotta di due volte. La quantità di incontri che i capi di stato di Paesi occidentali è crollata di due volte, con i capi dei Paesi della CSI del 3,4. Come ha detto un famoso personaggio televisivo: questo è un fallimento.
In verità la riduzione dei contatti con i partner tradizionali europei del Nord America e della CSI è stato in parte compensato con l'aumento di una volta e mezzo con i leader orientali, Inodnesia, Mongolia, Libano, Siria, India, Guyana, Qatar, Arabia Saudita, Cina. L'evoluzione degli istituti interni russi logicamente viene completata con l'evoluzione delle preferenze in politica estera.


Boom economico?
Tuttavia la crescita economica fa impressione ? E' cosi, ma anche essa è oggetto di comparazione. Il ritmo medio annuo di crescita del PIL nel 2004 - 006 al livello del 6,8 % è effettivamente superiore quelli di alcuni paesi europei. Ma è inferiore a quello russo degli anni 1999 - 2000, tra la fine del cosiddetto periodo oligarchico e l'inizio del funzionamento del modello siloviko. Relativamente a ciò i pezzi del petrolio negli ultimi tre anni (52 $ a barile) vano comparati con quelli degli anni 1999 - 2000 ($19 a barile) e la misura del regalo della congiuntura economica internazionale ha raggiunto il 15 - 19 % del PIL, mentre era assente negli anni 1999- 2000.
Negli ultimi tre decenni, esempio di crescita economica non è l'anemica Europa, ma la dinamica Cina. La Russia è rimasta intero ad essa nel decennio precedente e continua a restarle indietro. In questo periodo, come negli anni 2000 - 2006, il PIL russo è cresciuto del 58 % , mentrequello cinese dell' 88. Se sette anni fa le dimensioni dell'economia cinese superavano quelle russe di cinque volte, adesso di sei.
Grazie al modello dei siloviki il Paese è stato trasformato in un invalido economico anche sullo sfondo dei Paesi dell'ex URSS. Sui ritmi di crescita economica negli anni 1999 - 2000 la Russia era sorpassata solo da due paesi tra le 14 repubbliche dell'ex URSS, negli anni 2006 - 2007 invece da ben dodici.
Nella situazione di predominio del modello dei siloviki hanno cominciato a superare la Russia non solo gli altri esportatori di energia, come ad esempio Kazakstan (con un aumento del PIL del 94 % in sette anni) o Azerbaijan (153 %). Adesso la superano anche i paesi importatori di petrolio e gas: Armenia, Tadzhikistan Lituania, Estonia e Lettonia.
Perfino l'Ucraina, che non ha proprie fonti di idrocarburi, sottoposta al ricatto e allo shock energetici, che sta passando gli ultimi anni nelle rivoluzioni, nel cambiamento dei poteri, da mezz'anno vivente senza governo, si è sviluppata più dinamicamente del suo vicino orientale che febbrilmente innalza la Verticale del potere ( i ritmi medi di crescita del PIL negli anni 200 - 2006 sono stati rispettivamente di 7,1 e 6,8 %).
Ancora una volta viene confermata che la liberta economica e politica assicurano una crescita più rapida del benessere nazionale della violenza, anche se questa affonda le basi nelle risorse naturali.
Anche in Georgia, che anche non ha risorse energetiche sul suo territorio, sottoposta ad un totale blocco commerciale, energetico, consolare e postale il PIL l'anno scorso è cresciuto del 9 %, mentre quello russo che nuota dei gas-petrodollari solo del 6,7 %. Non è un evidente dimostrazione del totale fallimento del modello dei siloviki?

La catastrofe oggi
Ogni crisi ha pesanti conseguenze. In caso di fallimento della politica economican anche un cataclisma serio (come ad esempio la crisi russa del 1998) con l'assunzione di una politica responsabile può essere superato relativamente in fretta. Tuttavia la distruzione degli istituti statali nel senso di una loro alta inerzia sono incompatibili con le crisi politiche.
Gli istituti di uno stato moderno sono il fattore più importante di crescita economica a lungo termine, per assicurare un degno ruolo al paese e ai suoi cittadini nel mondo moderno. Il modello di meccanismo statale dei siloviki, sebbene collaudato decine di volte, ha dimostrato in modo persuasivo a cosa porta. Comparate la Corea del Nord e del Sud, la Germania Est e Ovest fino agli nizi degli anni 90, la Cina popolare e Taiwan fino all'inizio dehli anni '80, il Viet Nam del sud e del Nord fino al 1975.
Il conteggio del tempo del nuovo esperimento è già cominciato. In breve tempo è diventato chiaro in che misura il modello di meccanismo statale dei siloviki perde in confronto a modelli più liberi in Ucraina e in Georgia. Proseguendo questo esperimento avremo l'occasione di vedere come i nostro confratelli vicini più liberi supereranno la Russia.
Le aspettative tradizionali di una crisi si concentrano intorno ai prezzi sui prodotti energetici. Cosa succederà se crollerà il prezzo del petrolio ? Questo ritornello si sente dappertutto.
Il problema non è domani ma oggi. Non è nel prezzo del petrolio ma nello stato degli istituti di uno stato moderno. Non è nei fattori esterni , ma in quelli interni. Il problema è il modello siloviko di stato, gerarchico, violento, imposto oggi alla Russia.
I suoi creatori hanno promesso la rinascita dello stato russo, mentre il modello dei siloviki lo distrugge. I suoi creatori hanno promesso sicurezza per i cittadini, ma il modello siloviko la annulla. I suoi fondatori hanno promesso il rafforzamento della sovranità della russa, ma il modello siloviko porta all'isolamento del paese. I suoi creatori hanno promesso l'accelerazione della crescita economica, ma il modello siloviko garantisce la stagnazione. I suoi creatori hanno promesso il rafforzamento del paese, ma il modello siloviko significa il suo indebolimento.
Per la Russia moderna non c'e' quindi compito più importante che cambiare l'attuale modello di meccanismo statale.

* Andrei Illarionov è stato consigliere economico di Putin dal 2000 al 2005 (prima ancora ne era collaboratore a S. Pietroburgo, nella squadra del sindaco Anatoly Sobchak). E' l'unico collaboratore del presidente russo ad aver spontaneamente lasciato l'incarico, nell'autunno 2005, per dissensi con la politica putiniana. Attualmente è presidente dell'Istituto di analisi economica (Mosca) e uno dei promotori, insieme all'ex premier Kasianov, dei movimenti democratici di dissenso.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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