Classifica dei politici italiani più ricchi: Berlusconi vince, Prodi è abbastanza in fondo

Quanto guadagnano i politici? Primo in classifica Silvio Berlusconi, con il suo intramontabile salvadanaio da oltre 28 milioni di euro. Seguono i suoi deputati e senatori

"Se potessi avere mille lire al mese...". E invece di lire al mese ne ha più di cinque miliardi, per un totale di 28 milioni 33 mila euro l'anno. Chi? Silvio Berlusconi, naturalmente: il Paperon de'Paperoni della politica italiana dichiara nel suo 740 un reddito 313 volte superiore a quello di Romano Prodi, che si ferma a quota 89.514. E' quanto emerge dalla pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi di ministri, deputati e senatori relative all'anno 2005 e rese note oggi. Nella classifica dei facoltosi Berlusconi stacca tutti di molte misure, ma c'è da dire che gli altri politici del suo partito e della coalizione non se la passano male: ai primi posti nella top ten dei più ricchi di Montecitorio ci sono ben cinque deputati di Forza Italia (Maurizio Paniz, Gaetano Pecorella, Denis Verdini, Simeone Di Cagno, Rocco Crimi), due di AN (Giuseppe Consolo, Maurizio Leo), uno dell'Udc (Michele Vietti). Oltre all'outsider Angelo Piazza della Rosa nel Pugno. Al Senato i salvadanai più colmi sono quelli di Dario Fruscia (Lega), che dichiara 1.120.047 euro, e di Niccolò Ghedini, avvocato del Cavaliere, che presenta un biglietto da visita di 1.114.814 euro. Tra le signore, guidano la crociata per il benessere Daniela Santanché (An) e Gabriella Carlucci (FI), che dichiarano oltre 250.000 euro.

Di fronte a questi numeri, Romano Prodi fa la figura dello squattrinato. Ma il dato relativo al portafogli dell'attuale presidente del Consiglio e dei suoi miseri 90mila euro non deve trarre in inganno: anche nella compagine governativa c'è chi guadagna bene. In primis Giuliano Amato, che supera quota 400.000 euro, seguito a ruota da Luigi Nicolais (Funzione pubblica), 373.571 euro, Paolo De Castro (Politiche agricole), 346.369, Tommaso Padoa Schioppa (Economia), 312.728, Linza Lanzillotta (Affari regionali), 312.638, Clemente Mastella (Giustizia), 305.691 euro. Sopra i duecentomila si piazza Arturo Parisi (Difesa) con 202.225 euro. Sei ministri viaggiano tra i 150 e i 200 mila euro: Fabio Mussi (Università) con 191.782, Antonio Di Pietro (Infrastrutture) con 187.716, Giuseppe Fioroni (Pubblica istruzione) con 187.414, Massimo D'Alema (Esteri) con 174.078, Alfonso Pecoraro Scanio (Ambiente) con 168.780 ed Emma Bonino (Affari europei) con 157.990 euro. 

Se i risparmi dei politici vengono invece catalogati per leader di partito, si scopre che il piccolissimo Pri batte tutti dato che il suo segretario, Francesco Nucara, dichiara quasi 290mila euro (lalista comprende tra gli altri Casini, Maroni, Fini, Cesa, D'Alema, Boselli, Diliberto)

A vivere sotto i ponti di piazza Montecitorio e a chiudere la classifica è il parlamentare di Rifondazione Francesco Caruso, che al fisco ha dichiarato di essere nullatenente non avendo percepito alcun reddito nel 2005 (quando non era ancora stato eletto). Il leader dei disobbedienti non disobbedisce dunque al luogo comune del compagno senza una lira, ma nell'ambito dei cliché non è l'unico a portare alta la bandiera. Accanto ai dindini, infatti, si erge a verità un altro stereotipo di lunga data, se è vero che la Fiat resta di sinistra e la Mercedes di destra. Nell'ambito del parco automobili dei parlamentari emerge che quasi tutti i deputati di Forza Italia posseggono un'auto della casa tedesca, a cominciare dalla Mercedes '600' che compare nel garage di Silvio Berlusconi per finire alla '280' di Cesare Previti, alla 'E 200' di Donato Bruno e alla '250' di Enrico La Loggia. Quasi tutti i ministri e deputati dell'Unione, invece, dichiarano di possedere una Fiat, tra loro anche Prodi, che ha una Multipla e una Croma, seguito dai ministri per lo Sport Giovanna Melandri, che guida una Panda 4x4, e degli Esteri Massimo D'Alema, che dispone di una Lancia Y (ma vanta anche un'Audi A3). Gianfranco Fini e Piero Fassino, invece, non hanno alcuna automobile intestata a proprio nome. Che vadano a lavoro in bicicletta?





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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