Riportare la democrazia nella Russia dominata da Putin: solo con la forza, secondo Boris Berezovsky

Boris Berezovsky, l'oligarca russo nemico giurato di Putin e ora in esilio a Londra, è pronto a guidare la rivolta contro il Cremlino. 'L'uso della forza è necessario per cambiare il regime' ha dichiarato in un'intervista pubblica

Torna a farsi sentire Boris Berezovsky. L'oligarcarusso, in esilio a Londra, ha rilasciato un'intervista al quotidianobritannico The Guardian, svelando senza imbarazzo i suoipropositi sovversivi, e non mandandole a dire al presidente Putin."Dobbiamo usare la forza per cambiare il regime - ha dichiarato -perché non è possibile cambiare questo regime con gli strumenti dellademocrazia. Non ci può essere alcun cambiamento senza il ricorso allaforza". Berezovsky ha ammesso di sostenere finanziariamente alcunimembri dell'elite politica russa, vicini a Putin, per mettere in attoun colpo di Stato, e quando gli è stato chiesto se stia effettivamentefomentando una rivoluzione, ha risposto serafico "assolutamente sì".Pur senza entrare nel dettaglio, per evitare di esporre a ritorsioni isuoi contatti moscoviti, l'esule non ha nascosto di aver messo adisposizione "esperienza ed ideologia", per guidare una rivolta cheparta da poche certezze assolute: quella che Putin è un dittatore, equella che non c'è possibilità di svolta in Russia con le elezionidemocratiche. "Sto anche facendo passi concreti, la maggior parte deiquali di ordine finanziario", ha rivelato.

I suoi pianiavrebbero radici lontane, come ha lui stesso riferito, avendo spesogran parte degli ultimi sei anni per "cercare di distruggere l'immaginepositiva di Putin", dipingendolo agli occhi dell'occidente come unsimbolo dell'anti-democrazia. La reazione di Mosca non si è fattaattendere, aspra e diretta. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov,ha dichiarato che "la legge russa considera le dichiarazioni diBerezovsky come un reato e le autorità britanniche dovranno interrogarea questo proposito l'ex oligarca". "Vogliamo credere - dice - cheLondra non concederà asilo a una persona che vuole usare la forza percambiare il regime in Russia". Gli fa eco il ministro degli esterirusso Sergey Lavrov che ha chiesto al governo inglese di privare l'exoligarca dello status di rifugiato politico, perché le suedichiarazioni rappresentano un "motivo sufficiente per prendere lemisure legali necessarie, essendo vere e proprie richieste per ilcapovolgimento violento dell'ordine costituzionale in un altro Paese".Un tale provvedimento aprirebbe di fatto la strada per l'estradizione.Lavrov fa notare che non è la prima volta che Berezovsky rilasciadichiarazioni di questo tipo, "commettendo atti per i quali le leggibritanniche richiedono la sua estradizione, abusando grossolanamentedella sua condizione di rifugiato e dell'ospitalità di Londra", con lacui diplomazia il Cremlino non ha ultimamente rapporti eccellenti.Anche per questo il procuratore generale russo Yurij Chaika ha apertoun'indagine e ha chiesto l'estradizione al governo inglese, auspicando"che gli venga sottratto lo status di rifugiato politico e vengariconsegnato alle autorità russe". Per Chaika, ex ministro dellaGiustizia e attualmente a capo della Procura, "le affermazionichiaramente incitano a un capovolgimento violento delle autoritàcostituzionali e istigano all'uso della forza", ovvero "a un presa delpotere politico con mezzi non democratici o comunque illegali".

Sonoormai vari anni che Berezovsky, ex magnate da sempre inviso alCremlino, è a Londra, accusato di aver violato la Costituzionedell'aquila bicipite, nel tentativo di ottenere il potere politiconella Federazione. Negli anni novanta fu protagonista della prima fasedelle privatizzazioni a Mosca e acceso sostenitore e finanziatore dellarielezione di Boris Eltsin nel 1996. Il suo appoggio all'ex presidentegli ha reso impossibile la vita in Russia, ma la sua influenza politicae il suo impero economico gli hanno garantito asilo in Gran Bretagnanel 2003, restando però al centro dello scenario moscovita e spessocausa di tensioni e scontri tra le due diplomazie. Ultimo caso è statoquello dell'omicidio Litvinenko, l'ex agente del Kgb morto a Londraavvelenato dal polonio 210, lo scorso novembre, nel cui assassinioBerezovsky aveva a più riprese accusato Putin di essere implicato, eindicando le persone (Andrei Lugovoi e Dmitry Cotvun) che avrebberoportato il veleno a Londra e avrebbero incontrato l'ex spia,contaminando in totale 450 persone in 48 diverse nazioni. Sarebbe statoproprio Litvinenko a fargli i nomi prima di morire. In quel caso furonotrovate tracce della sostanza velenosa anche nel suo ufficio, unaprova, a suo dire, che i servizi segreti russi stavano cercando diincastrarlo, o peggio, di eliminare anche lui.

E proprio neigiorni scorsi, in un'intervista a Sky News, Berezovsky avevasottolineato il coinvolgimento di Putin anche nel susseguirsi dellemorti avvenute nel suo paese ai danni di attivisti politici egiornalisti contrari al regime, tra i quali la giornalista AnnaPolitkovskaya. Un'accusa arrivata dopo altri due attentati sospetti,quello mortale del 2 marzo di Ivan Safronov, ex militare e giornalistacontrario alla politica del Presidente, e quello di Paul Joyal, espertodi intelligence, ferito a Washington lo scorso 1 marzo. Ma se Londrachiede l'estradizione di Lugovoi e Kotvun, Mosca risponde picche e inodi tra Russia e Inghilterra non vengono ancora sciolti, almeno finoal prossimo proclama.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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