L'Ucraina ritorna di nuova in piazza con i dimostranti arancioni filo-europeisti contro potere russo

Come volevasi dimostrare: l’Ucraina riprende la bandiera della protesta e scende di nuovo in piazza

Come volevasi dimostrare: l’Ucraina riprende la bandiera della protestae scende di nuovo in piazza. Le divisioni sono quelle tradizionalicaratterizzate da una escalation di intimidazioni. Da un lato ilpresidente filo-occidentale Viktor Yushenko e, dall’altro, il premierViktor Janukovic espressione dell’ala filo-russa del paese. Si eranogià scontrati – duramente – nel corso delle elezioni del 2004 quando irisultati andarono a favore di Janukovic, ma lo sfidante Yushenkodenunciò brogli chiedendo ai suoi sostenitori di continuare laprotesta. Poi, in un clima di sfascio delle istituzioni, una sorta ditregua: una guerra fredda patrocinata da Mosca e caratterizzata da unintreccio senza eguali di politica e affari. Ora con l’annuncio chePutin nel 2008 lascerà il suo posto al Cremlino l’Ucraina comincia apreoccuparsi per il futuro. Prevede un disastro politico-diplomatico ela messa in discussione dei risultati raggiunti con Mosca. E cosìcomincia anche a Kiev la transizione che si caratterizza subito conun’atmosfera da golpe. Torna sulla scena quel colore arancione checaratterizzò la rivoluzione ucraina. Ma ecco cosa sta avvenendo inqueste ore che rivelano anche implicazioni drammatiche.

Ilpresidente Yushenko decreta lo scioglimento della “Rada” (il Parlamentolocale) ammettendo di non reggere più la difficile e contrastatacoabitazione con il premier Janukovich e con l’opposizione di JulijaTimoshenko, la “Pasionaria” che fu una delle principali artefici dellarivoluzione arancione. E il documento presidenziale fissa per il 27maggio le elezioni legislative anticipate. Chiara la protesta e lareazione. Ricomincia così, al vertice di Kiev, un pericoloso braccio diferro. Ma c’è subito un tentativo per un compromesso, perché il premierattuale chiede al Presidente di annullare il suo decreto sulloscioglimento ed avviare un tavolo di trattative forte anche del fattoche il Parlamento vota - 262 deputati su 450 - una risoluzione cherespingendo la manovra presidenziale la definisce come un passo versoun colpo di Stato. E, di conseguenza, viene anche vietato lostanziamento dei finanziamenti necessari alla campagna elettorale.

La situazione di Kiev, di conseguenza, allarma anche la vicinissimaRussia sempre sensibile alle pozioni del premier Ianukovich. Tanto cheil ministero degli Esteri del Cremlino invita le forze politicheucraine a trovare una soluzione di compro¬messo avvertendo anche chequella che si è già combattuta e che si continua a combattere è unaguerra tutt’altro che rituale. Ma mentre si parla di un eventualeincontro tra i due personaggi della vita ucraina sono già migliaia emigliaia i sostenitori del Governo Ianukovic e della maggioranzaparlamentare che affluiscono attorno all'edificio della “Rada” peresprimere il loro sostegno all'Esecutivo e protestare contro losciogli¬mento dell’Assemblea.

A Kiev si teme, quindi, una nuova esplosione. E l’atmosfera è, appunto,quella di un golpe. Con la centrale piazza Maidan (che fu teatronell'autunno-inverno del 2004 della “Rivoluzione arancione”) cheripropone una coalizione antirussa e filoccidentale. Tutto questoavviene mentre alcuni fedelissimi dell’ex premier Julia Timoshenko,circondano la sede della Commissione elettorale centrale, per prevenirela sostituzione dei membri: i deputati della maggioranza hanno,infatti, deciso di congelare il lavoro della Commissione, dopo che ildecreto presidenziale di scioglimento delle camere aveva indetto per il27 maggio nuove elezioni. Ma alle forze messe in campo dalla Timoshenkogiunge anche la notizia che su Kiev stanno marciando dalle provinceorientali del paese migliaia e migliaia di sostenitori di Ianukovic.

Il quale, comunque, non molla. Afferma che il Gover¬no e la “Rada”proseguiranno nel loro lavoro fino al pronunciamento della Corte.L’attuale premier punta sulla Corte Costituzionale che dovrebbedecidere sulla legittimità o meno del decreto presidenziale. E si sache i giudici hanno cinque giorni di tempo per emettere una sentenza.Intanto il Premier, forte anche della vecchia guardia filo-russa,definisce come «un tentativo di usurpare il potere» la decisione delrivale Yushenko.


Si tornano così a ripercorrere le tappe della crisi e ad avanzare nuoveprevisioni. Tutto era cominciato quando si era registrato unriavvicinamento fra i due protagonisti dell'incruenta ”Rivoluzionearancione”, Viktor Yushenko e Yulia Tymoshenko, e dopo che undicideputati erano passati dalla parte del Premier filo-russo Ianukovic. Inprecedenza, alla fine dello scorso gennaio, il ministro degli Esteri,Boris Tarassiuk (filo-occidentale come il Presidente), si era dimessoin aperto dissenso con la linea del Premier (filo-russo) sul processodi integrazione dell'Ucraina nell'Alleanza Atlantica.

Ma su tutta la crisi attuale pesa la grande incognita delle forzemilitari. A Kiev circolano con sempre maggiore insistenza voci relativealla fedeltà dell’esercito al Presidente. E in tal senso si pronunciail ministro della Difesa Anatoly Grytsenko, il quale però non tieneconto del fatto che la coalizione guidata da Ianukovic sta preparandoanche la sua sostituzione. Se questo avverrà vorrà dire che potrebbeverificarsi anche una scissione in senso allo Stato Maggiore, senzatener conto che dalla parte di Ianukovic c’ è tutta la forza delcomplesso militare-industriale e di quelle regioni orientalicaratterizzate da una forte presenza operaia. Si delinea, comunque, unanuova e difficile situazione istituzionale. E tutto avviene mentre lostatus economico del paese si fa difficile, complesso. L’ingegneriapolitica dell’Ucraina, tra l’altro, non offre altre soluzioni. Ci sonodue ucraine che concentrano analoghi poteri. Ma sono pur sempre due.Due culture, due tradizioni, due orientamenti.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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