L’Eni acquista Yukos. Una mossa politica e finanziaria che segna una svolta in Italia e Europa

L’Eni ha vinto la gara per agganciarsi alla russa Yukos

L’Eni ha vinto la gara per agganciarsi alla russa Yukos. E così, conl’acquisizione di quella società in fallimento, il colosso italianoEnineftegaz – dalla sua sede romana dell’Eur - si aggiudica, conl’Enel, una fetta importante del petrolio e del gas russo.Nell’operazione c’è soprattutto lo zampino di Putin, ma ci sono anchela benedizione di Prodi (celebrata nella recente visita italiana delpresidente russo) e il compiacimento del ministro Bersani in questanuova operazione finanziaria che segna una svolta in Italia e inEuropa. Tutto è avvenuto con una serie di mosse-lampo (con gli espertidi Eni ed Enel guidati da Marco Alvera, un manager laureato in“Philosophy and Economics” alla “The London School of Economics andPolitical Science”) che hanno sbaragliato il colosso russo Rosneft chesi era presentato a sorpresa alla gara. Si dice che il prezzodell’intera operazione è stato di 151.536 miliardi di rubli, circa 4.4miliardi di euro. Tutto questo perché il lotto in asta comprendeva il20% delle azioni di Gazpromneft, il braccio petrolifero il cuipacchetto di controllo è in mano al gigante energetico Gazprom(emanazione economica del potere attuale russo), i pacchetti dicontrollo delle filiali di Yukos Arktikgaz e Urengoil e azioni di altre19 aziende del settore energetico.

Alla gara hannopartecipato, oltre al consorzio Enineftegaz – che comprende Eni al 60%ed Enel al 40% - l’Unitex di Novatek, il maggior produttoreindipendente del gas russo, e Neftradegroup, creatura di Rosneft, ilcolosso petrolifero a controllo statale. Ma Eni-Enel e Gazprom avevanoraggiunto, prima dell’asta, un accordo per una ozpione d’acquisto daparte del gigante energetico russo delle azioni di Gazpromneft ora inmano alle compagnie italiane.

I risultati dell’asta concretizzano l’accordo raggiunto il 14 novembrescorso fra Eni e Gazprom, che oltre alle forniture di metano a lungotermine (fino al 2035), prevedeva un ingresso diretto del colosso russonella distribuzione in Italia e un pari ingresso di Eni nel settoredell’estrazione in Russia. Mosca ha additato spesso quell’accordo comeil modello di cooperazione che auspica con le aziende europee delsettore energetico.

Siamo, quindi, ad una tranzasione di ordine mondiale. Praticamenteinedita per la pratica italiana di questi ultimi anni. Con il prezzodell’operazione che è stato di 151,536 miliardi di rubli, circa 4,4miliardi di euro.
L’Eni cerca ora di spiegare il senso generale dell’intera operazionecon tutta una serie di precisazioni. Risulta così che le aziende russeArtic Gas Company, Urengoil e Neftegaztechnologia sono state acquistatedal tandem Eni-Enel. E che le tre società possiedono cinque giacimentidi gas e condensati di gas e parte di altri tre giacimenti nellaregione russa di Yamal Nenets (Ynao), che è quella che produce lemaggiori quantità di gas al mondo. Insieme hanno riserve di gas epetrolio pari a circa 5 miliardi di barili di olio equivalente.

La Gazprom Neft, che era nota in precedenza come Sibneft, è la quintacompagnia petrolifera integrata russa. Produce oltre 900.000 barili diolio equivalente al giorno, con una capacità di raffinazione di 690.000barili al giorno. E con questa acquisizione, spiega ora il gruppo delCane a sei zampe, l’Eni entra nel mercato estrattivo russo e realizzala terza maggior acquisizione da parte di un operatore straniero nellastoria del settore del petrolio e del gas russo.


Gli accordi, afferma sempre il gruppo italiano, rappresentano unulteriore passo nel rafforzamento dell'alleanza strategica annunciatatra Eni e Gazprom nel novembre del 2006 con cui le due società diederovita ad una partnership per il perseguimento di progetti congiuntinell'attività di produzione ed esplorazione di idrocarburi),nell’attività a valle della esplorazione e produzione petrolifera enelle attività dedicate alla costruzione e gestione di infrastruttureper il trasporto idrocarburi. Si è così di fronte ad un’alleanzastrategica con la Gazprom della Russia.

Ma sull’intera vicenda di queste ultime ore pesano anche tutta unaserie di considerazioni geopolitiche. Va, infatti, rilevato che è giàin discussione il futuro della nuova dirigenza russa (che cerca di farvenire allo scoperto una nuova leadership) e che il braccio economicodel Cremlino – e qui entra in ballo il Gazprom – assume sempre più unvalore strategico. E ci sono molti osservatori che ritengono validal’idea di una candidatura di Putin al vertice delle oligarchie delsettore energetico. E nonostante tutti i problemi e le polemiche degliultimi tempi, non ci dimentichiamo che siamo di fronte alla più grandecompagnia russa che è anche leader nell’estrazione mondiale.

Con vendite per 31 miliardi di dollari (stime del 2004) e che contacirca il 93% della produzione russa di gas naturale e con riserve cheammontano a 28,800 km³. E che controlla il 16% delle riserve mondialidi gas. Dopo l'acquisizione della compagnia Sibneft, la Gazprom, conriserve di 119 miliardi di barili, è andato subito ad occupare ilsecondo posto dopo l’Arabia Saudita (263 miliardi di barili) e l’Iran(133 miliardi).

E non dimentichiamo che dal 2004 il Gazprom è il fornitore, in regimedi monopolio, di Bosnia, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania,Moldavia, Slovacchia, Bulgaria (97%), Ungheria (89%), Polonia (86%),Repubblica Ceca, Turchia (67%), Austria (65%), Romania (40%), Germania(36%), Italia (27%), Francia (25%). E ancora: oltre alle sue riserve digas ed alla rete di condutture più lunga al mondo con i suoi 150000 km,Gazprom controlla anche società bancarie, di assicurazioni, mediatiche,di costruzioni ed agricole.

In sintesi si può dire che le mire del Cremlino (perché di questostiamo parlando) sono più che mai chiare. Solo così si spiegano legrandi manovre messe in atto negli ultimi mesi per acquisire piùpartner, nuovi contratti e nuove fonti di approvvigionamento. Affari,tutti, che hanno una rendita evidente non solo di carattere economico,ma anche più strettamente politico.

Con continenti assetati di petrolio e gas la strategia della Russiarivela sempre più una tendenza ad assicurarsi un ruolo di primo pianonei futuri equilibri mondiali, puntando a diventare “l’ottava sorella”delle compagnie petrolifere mondiali. Comincia un nuovo e grande giocoche anticipa già un intreccio senza eguali di politica e di affari.Siamo già al “dopo-Putin”?





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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