Fondi comuni in Italia: il denaro investito dagli italiani non aumenta nel 2006

“Non sono aumentati ma nemmeno diminuiti”: questa la conclusione di Plus (inserto settimanale del Sole24Ore) sui costi dei fondi comuni italiani nel 2006

“Non sono aumentati ma nemmeno diminuiti”: questa la conclusione di Plus (inserto settimanale del Sole24Ore) sui costi dei fondi comuni italiani nel 2006.

Nel complesso il quadro delineato dall’inchiesta annuale condotta dal settimanale in collaborazione con Kler’s InvestOnline chiarisce che i fondi comuni italiani (l’inchiesta è stata svolta sui Ter* di tutti i fondi comuni di diritto italiano) sono rimasti sui valori stabili del 2005: 1,44% del patrimonio, tradotto in cifre 4,8 miliardi di euro “che finiscono per lo più a rimpolpare i conti economici dei collocatori”. Banche e reti di promotori, secondo il principale quotidiano economico-finanziario, incasserebbero infatti dal 60% al 90% dei costi di gestione che gravano sui fondi.

In piena crisi d’identità com’è, al gestito italiano non viene nemmeno in mente di far perno sulla leva del costo per scardinare la mancanza di fiducia dei consumatori, “che nel 2006 hanno riscattato dai fondi tricolore circa 40 miliardi, al netto delle nuove sottoscrizioni”.

Per il secondo anno di fila il primato del conto più salato spetta a Mc Paesi Emergenti: nel 2006 il conto presentato ai sottoscrittori è stato del 6,39%.

Tra le società invece, tra le più costose, figurano la lodigiana Bipitalia Gestioni, la modenese Consultinvest, la quotata Azimut e la società di gestione del gruppo assicurativoRas. Tra la parte alta dei fondi meno dispendiosi Gestnord, Vegagest, Caam e Zenit.


Per il quinto anno di fila il prodotto meno caro dell’intera industria dei fondi è Anima Liquidità con un Ter dello 0,19%.

Più cari i fondi azionari (2,37%) e quelli bilanciati (1,87%) mentre il Ter medio dei flessibili scende dal 2,6% del 2003 all’1,8% del 2006. Invariati gli obbligazionari (1,09%) e quelli di liquidità (0,69%) che negli ultimi anni con i tassi d’interesse ai minimi storici hanno registrato rendimenti poco lusinghieri anche in virtù dell’elevata incidenza delle spese di gestione.

Tra gli Etf invece (fondi quotati che replicano indici di mercato) dei 108 prodotti quotati in Italia il più caro risulta Beta1 Nextra, azionario specializzato sui titoli etici che vanta una commissione dello 0,9% (le commissioni di questi strumenti a Piazza Affari oscillano da un minimo di 0,15% ad un massimo di 0,9%) seguito da Lyxor – Société Générale India(0,85%) e iShares – Barclays Globale (0,75%). All’opposto troviamo i tre Etf obbligazionari di Bnp che costano lo 0,15%.

* Ter (Total expense ratio)= è un indicatore sintetico dei costi di gestione che gravano sul patrimonio del fondo con l’esclusione delle commissioni di negoziazioni pagate ai broker per la compravendita dei titoli e degli oneri pagati direttamente dal consumatore per entrare e uscire dall’investimento.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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