Italia-Cina: non solo commercio, ma un grande traffico illecito di rifiuti e scorie

Che i traffici di merci e rifiuti tra Italia e Cina prosperino, non è certo una novità, né tantomeno la cosa dovrebbe meravigliare

Che i traffici di merci e rifiuti tra Italia e Cina prosperino, non ècerto una novità, né tantomeno la cosa dovrebbe meravigliare: dopol'innalzamento della guardia, avvenuto negli anni '90, nei confrontidelle rotte transfrontaliere illecite verso l'Africa, è l'Asia il nuovoterminale dei traffici marittimi di rifiuti, scorie, veleni. Stavolta,secondo gli agenti della squadra mobile di Roma, quello che è venutoalla luce è un traffico di rifiuti industriali. Con l'interventodell'Ufficio Antifrode centrale dell'Agenzia delle Dogane sono stateeseguite 88 perquisizioni in tutta Italia, e ne è emerso che discretequantità di rifiuti industriali prodotti in Italia, invece di esseresmaltiti, venivano esportati in Cina.Sembrerebbe non esserci nessuna novità, d'altronde si tratta di pochetonnellate di materiali sequestrati, che appaiono ben poca cosarispetto ai 6 milioni di tonnellate smaltite in Campania negli ultimi20 anni, o alla quantità incalcolabile - sempre in milioni ditonnellate - di scorie mandate in tutta l'Africa nell'arco di unsecolo. Eppure, a guardare bene, una novità c'è.

Infatti, mentre l'Africa è considerata la tomba finale discorie chimiche e radioattive e dei rifiuti della produzioneindustriale altamente tossica dell'opulento occidente, la Cina nonsvolge affatto il ruolo di cimitero delle scorie. I materiali esportatidall'organizzazione appena sgominata a Roma, giungevano in Cina, doveprima venivano lavorati e poi reintrodotti in Italia come derivatidegli stessi rifiuti per essere destinati, in particolare, a fabbrichedi materiali plastici. In pratica, uscivano dalla finestra perrientrare regolarmente dalla porta.

L'inchiesta, avviata un anno fa, è stata condotta dalla DirezioneDistrettuale Antimafia. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, iltraffico di rifiuti industriali era possibile soprattutto grazie allacollusione di imprenditori italiani, in particolare del settore dellespedizioni internazionali.
Così, pochi giorni fa, sono scattate perquisizioni a Roma e provincia,a Napoli, Frosinone, Pescara, Milano e Catania. I reati ipotizzati,secondo le diverse posizioni, sono contrabbando, introduzione in Italiadi merci con marchi contraffatti, falso materiale e ideologico;numerosi sono anche i reati doganali contestati. I rifiuti venivanotrasferiti dall'Italia alla Cina in normali container, in partenza dalporto di Napoli, che ancora una volta si è rivelato lo snodo nevralgicodi un traffico internazionale.

I materiali sequestrati sono di diverse categorie merceologiche. Duetonnellate di rifiuti industriali, di tipo plastico, anche tossici, seitonnellate di rame. Sequestrati dieci capannoni tra la zona Prenestinae Guidonia, un negozio nella centrale via Principe Amedeo. Nelle manidegli investigatori è finita anche una gran quantità di documentazionecontabile sul traffico illecito internazionale di rifiuti in uscita dalPaese e del loro rientro, sotto forma di materia prima, dalla Cina.Sono complessivamente una quarantina gli indagati. I proprietari deicapannoni, ma anche alcuni noti spedizionieri doganali di Napoli, oltrea diverse persone di nazionalità cinese.

L'accumulo di rifiuti tossici in Italia e il relativo trasporto versola Cina configurano il reato di inquinamento ambientale. Secondo quantosi è appreso, in Italia venivano stoccati, in specifici capannoni,materiali destinati allo smaltimento secondo particolari procedure,come contatori elettrici, computer, circuiti e materiale elettricogenerico. Tutti spediti illecitamente in Cina via mare, dove venivanotrasformati in plastica, bachelite e policarbonati. Questi, una voltain Italia, venivano rivenduti come materie prime a specifiche fabbricheche le utilizzano per le loro attività produttive. Numerosecampionature di queste “materie prime seconde” sono state trovate esequestrate insieme con circa 10 mila euro in contanti.


Questo è quanto scoperto, ma è una punta d'iceberg. Resta un "sommerso"di cui forse non si immagina neanche la mole. Dopo gli scandali delle"navi dei veleni" nel Mediterraneo, delle vecchie carrette del mareaffondate di proposito con il loro carico di scorie, dopo l'omicidio diIlaria Alpi, che ha portato allo scoperto i traffici di rifiuti chimicie radioattivi verso l'Africa, oggi quantità sempre più ingenti dirifiuti industriali e tossici salpano dai principali porti europei perapprodare al
pericoloso mercato cinese del riciclo di materie prime.
Questo non significa che i traffici transfrontalieri verso l’Africasiano finiti (la recente catastrofe di Abdjan ne è la prova) ma sonosostanzialmente ridotti rispetto a 15 o 20 anni fa, limitati a carichidi sostanze che non hanno più alcun utilizzo o alcun riciclo, sostanzeche pertanto non sono più in grado di generare economia, profitti,vendite. Tutto ciò che invece può essere trattato e immesso ancora nelmercato, anche se con rischio per la salute pubblica, ha trovato la viadell’Asia.

Le ultime stime dell’Ue parlano di 11 milioni di tonnellate annue dirifiuti elettronici da smaltire. E sono i porti asiatici, Hong Kong intesta, le mete privilegiata dei container provenienti dal mondo ricco eindustrializzato dell'Europa, degli Stati Uniti e del Giappone.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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