Kosovo: sarà dichiarato indipendente dall'Onu? Tante divisioni a poche ore dal voto

A poche ore dal voto al Consiglio di sicurezza dell'Onu sul futuro della provincia serba a maggioranza albanese, cerchiamo di fare il punto fra le profonde divisioni che attraversano l'Europa e non solo

Fonti diplomatiche parlano di "divisioni significative" emerse apertamente in seno all'Ue sull'opportunità di concedere l'indipendenza al Kosovo. A poche ore dal voto al Consiglio di sicurezza dell'Onu sul futuro della provincia serba a maggioranza albanese, la notizia conforta Belgrado. La piccola vittoria per l'ostinata diplomazia serba coincide con l'ultima riunione informale dei ministri europei degli Esteri a Brema lo scorso fine settimana: in quella occasione la Spagna ha preso una netta posizione contro il piano di indipendenza proposto dall'inviato speciale dell'Onu per i negoziati sul futuro status del Kosovo, Marrti Ahtisaari. Mentre l'Italia ha registrato l'apprezzamento in linea di principio per il piano dell'inviato Onu, il ministro degli Affari Esteri, Massimo D'Alema, ha detto che a suo parere ci vorrebbero più garanzie per la sicurezza della minoranza serba in Kosovo.

Poi la Slovacchia, Romania e Grecia, paesi storicamente vicini a Belgrado, assieme alla Slovenia hanno criticato apertamente il piano del diplomatico finlandese. Gli scettici restano una minoranza nell'Europa a 27, ma sono sufficienti a rafforzare la posizione del primo ministro serbo Vojislav Kostunica, che rifiuta di sanzionare l'indipendenza di una provincia considerata dai serbi la culla della propria civiltà.

Il sottosegretario spagnolo per gli Affari europei Alberto Navarro ha parlato di "un'indipendenza imposta senza basi giuridiche" e ha quindi rimarcato la propria preoccupazione poiché"quando si parla di dividere i paesi, la mappa dell'Europa potrebbe cambiare ogni anno". Da parte sua, il ministro degli Esteri di Bratislava, Jan Kubis, ha dichiarato "di aver sottolineato, come già espresso dal parlamento slovacco, che i negoziati futuri devono prendere in considerazione i legittimi interessi di entrambe le parti, Belgrado e Pristina". E se Madrid è preoccupata dell'impatto dell'indipendenza kosovara sui paesi baschi, dove l'Eta, ancora forte, si batte ormai da decenni per l'indipendenza, la Grecia ritiene che il Kosovo indipendente potrebbe legittimare il governo dei turchi nella parte nord di Cipro, mentre Slovacchia e Romania temono l'eventuale richiesta di maggiore autonomia da parte delle rispettive minoranze ungheresi. Senza contare gli analoghi timori di Belgrado rispetto alla minoranza magiara in Vojvodina.

Nei giorni scorsi, il ministro italiano dell'Interno Giuliano Amato ha scritto una lettera all'International Herald Tribune chiedendo ulteriori negoziati tra le parti, in favore di un compromesso. D'altro canto Ahtisaari ha dichiarato che Belgrado e Pristina sono su posizioni così distanti che altre trattative non porterebbero a niente. Sia Roma, sia Bratislava siedono in Consiglio di sicurezza, dove la Serbia spera soprattutto nel veto all'indipendenza kosovara dell'alleata e parimenti ortodossa Mosca; secondo alcuni osservatori, lo scenario fornirebbe poche possibilità al governo di Pristina per dichiarare l'indipendenza unilateralmente, un'opzione che trascinerebbe nella violenza la provincia già travagliata.

Fonti diplomatiche occidentali ritengono inoltre che l'entourage del vicepresidente Usa Dick Cheney comprenderebbe una lobby pro-serba, o quantomeno così definita dai kosovari. I serbi, infine, sperano di rallentare il processo fino a settembre, quando Pechino, che come Mosca è un alleato tradizionale di Belgrado (e che teme di favorire l'indipendentismo tibetano), assumerà la presidenza di turno del Consiglio di sicurezza.


Da parte sua la Germania, presidente di turno dell'Ue, ha spinto fortemente a Brema per l'approvazione del piano dell'inviato speciale. Il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier ha dichiarato: "Gli stati dell'Ue accolgono gli sforzi dell'inviato speciale per il Kosovo Martti Ahtisaari a favore di una soluzione dello status del Kosovo" e i suoi colleghi europei si sono impegnati per favorire la rapida adozione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza sullo status futuro della provincia serba. Steinmeier ha ribadito che la risoluzione dovrà "rispettare i legittimi interessi" di Serbia e Kosovo e ha concluso affermando che "la stabilità e la sicurezza in Kosovo sono vitali per gli interessi europei".





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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