Si ritorna a parlare di scudi spaziali: altro indizio di guerra fredda fra Russia e Usa

Torna sulla scena la minaccia di quello “scudo spaziale” che servì a Reagan per piegare l’Urss. La Nato è arrivata alla frontiera con la Russia.

Torna sulla scena la minaccia di quello “scudo spaziale” che servì a Reagan per piegare l’Urss. La Nato è arrivata alla frontiera con la Russia.

Le installazioni radar americane in Polonia e Repubblica Ceka, duramente contestate da Mosca, puntano infatti direttamente sul Cremino. Puntuale quindi arriva, nervosa, la risposta russa.

Sembra appunto di rivedere il film dello scudo spaziale degli anni ’80, quando Washington decise di affondare sul piano tecnologico e militare l’attacco ad una Unione Sovietica già piegata dalla sua crisi economica. Allora il Cremlino reagì nervosamente dando il via ad una corsa al riarmo per inseguire il nemico americano che evidenziava la sua ampiezza planetaria. Per Mosca tutto finì male perché la “potenza” sovietica non era in grado di reggere la concorrenza militare statunitense.

Ma ora si cambia registro perché, sulla base delle nuove tecnologie, i russi si prendono una vera e propria rivincita aprendo una nuova pagina di guerre stellari. Tutto avviene anche in riferimento al fatto che, al tempo della Guerra Fredda, la stabilità nell'arena internazionale era assicurata dalla mutua dissuasione delle due superpotenze, che dirigevano i due campi ideologici avversi. In altri termini, riposava su un confronto dai limiti nettamente segnati. Ma ora – questa la tesi che domina nella strategia militare della nuova Russia - solo attraverso gli sforzi comuni e mirati di tutti i grandi centri del mondo multipolare in formazione, si possono scongiurare le nuove minacce. Si tratta di una lettura che può apparire condivisibile, ma che è pur sempre lontana dall’essere facilmente realizzabile.

Tra l’altro, come ha mostrato l'operazione in Iraq, gli Stati Uniti si sono arrogati il diritto esclusivo di determinare quale paese minacci la sicurezza internazionale decidendo così, da soli, se occorra o no adoperare la forza. Il pericolo – secondo la Mosca di oggi – è appunto quello legato allo “strapotere” americano che si delinea sempre più con la strategia dell’esportazione della democrazia nei paesi il cui regime non è gradito agli Usa. Di qui l’avvio di una nuova politica militare del Cremlino che dal tecnicismo delle formule diplomatiche passa alla realpolitik armata.


Siamo alla “Star wars” in versione Putin e non è una saga fantascientifica alla Lucas. Perché questa volta la risposta all’arroganza americana (radar e missili in Alaska, in California, in Gran Bretagna, in Groenlandia, nella Repubblica Ceca e in Polonia) è pesante: Mosca reagisce costruendo nuovi missili capaci di perforare lo “scudo americano” e non esclude di ritirarsi unilateralmente dal trattato INF che nel 1987 abolì i missili con git¬tata da 500 a 5000 chilometri e cioè quegli ordigni passati alla storia come “euromissili”. Sin qui le note ufficiali, le polemiche, le dichiarazioni relative all’apertura di nuovi fronti. Ma la realtà è ben più dura ed ha come “teatro” una località lontana, quasi ignota. Perché la vicenda “stellare” di questa fase militare - che il Cremlino apre in questo momento - ha come punto-base una regione strategica. Sembra una storia alla 007 con la Spektr in agguato e con i russi malefici che manovrano nell’ombra. Eppure è tutto vero.

Procediamo con ordine. Perché ci sono gli alti comandi militari russi che di fronte alle alzate di testa del Pentagono si affrettano ad annunciare che la Russia dispone di tutte le possibilità per rispondere adeguatamente alla comparsa di sistemi missilistici americani in Europa.

E alle dichiarazioni ufficiali seguono i dettagli tecnici. Lo Stato maggiore del Cremlino precisa di disporre di armamenti in grado di colpire qualsiasi obiettivo - “in qualsiasi parte del mondo” - grazie ad un “sistema” in grado di rilevare tutto ciò che vola nel cosmo: senza alcuna eccezione. Comincia una storia da “Star wars”. E a questo punto è necessario spostarsi nel lontano Tagikistan (paese asiatico, ex sovietico, che confina con Afghanistan, Cina, Kirghisia ed Uzbekistan) in una regione montuosa, inaccessibile, dove la vecchia Urss aveva realizzato – nel massiccio del Pamir - una sua base militare dotata anche di un osservatorio astronomico di grande potenza. Ebbene anche dopo il crollo dell’Unione Sovietica Mosca è riuscita a mantenere il controllo su questa base grazie ad un accordo con la dirigenza tagika. Risulta, quindi, che proprio qui nel Pamir l’osservatorio russo svolge una funzione determinante nel quadro delle nuove guerre stellari firmate Putin.

La zona dove nasce tutta l’operazione è quella della diga di Nurek, situata a duemiladuecento metri al di sopra del livello del mare e dove le condizioni meteorologiche sono ideali per l'osservazione del cosmo 12 mesi l’anno. La disposizione geografica dell’intero complesso - che è sotto la giurisdizione di Mosca - permette inoltre di rilevare qualsiasi oggetto volante alzatosi in cielo da qualsiasi poligono del mondo.

E le apparecchiature di cui è dotato l'osservatorio di "Nurek" sono in grado di trasmettere immediatamente tutti i dati relativi all'orbita, classe e persino nazionalità dell'oggetto volante in questione.
Il complesso d'osservazione "Nurek" è definito "la finestra nel cosmo", dal momento che è in grado di rilevare, sino ad una distanza pari a 40.000 chilometri, qualsiasi oggetto dalle dimensioni di una pallina da tennis che si muove nel cosmo. Tra l'altro per le apparecchiature all'interno dell'osservatorio, la cosa più importante non sono le dimensioni degli oggetti volanti, bensì la loro densità luminosa. Chiari, di conseguenza, gli scopi militari del sistema.

Non si tratta nemmeno di un telescopio, bensì di un “laboratorio” dove i princìpi di funzionamento sono basati sul cosiddetto effetto "baleno". Vuol dire, questo, che anche il più minuscolo oggetto volante nel cosmo è rilevato automaticamente con i relativi dati inviati alla centrale computerizzata. Che vuol dire lo Stato Maggiore di Mosca. Si tratta, quindi, di uno dei pochissimi complessi al mondo in grado di rilevare obiettivi su orbite ritenute inaccessibili a qualsiasi radiolocalizzazione. Ma non è così per i russi.

Originariamente il complesso, ritenuto da subito supersegreto, fu costruito ad usi esclusivamente militari. Ma ha avuto ed ha anche mansioni di pace, una delle quali è il controllo della "spazzatura cosmica". Questo vuol dire che se qualche “relitto” cosmico si avvicina ad un obiettivo pilotato, l'aereo riceve un segnale d'allarme proprio da parte del "Nurek". Ed è chiaro che, se al posto di un “relitto” impazzito ci sarà un missile “intelligente”, i russi saranno pronti a prendere misure di risposta. “Star wars”, appunto…








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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