Parcelle e tariffe degli avvocati e legali italiani criticate dalla Commissione Europea

E' di questi giorni infatti la critica ufficiale dalla Commissione Europea ai tariffari dei legali italiani.

Professione poco popolare seppure molto gettonata quella dell'avvocato nel nostro paese. Sono una flotta davvero numerosa che eccede spesso le medie europee ed internazionali (180 mila iscritti all'ordine contro ad esmpio i 30 mila in Francia) e che non esita certo a diminuire, vuoi perché animata da un forte spirito giustizialista vuoi perché incentivata da una domanda pressoché inesauribile, soprattutto nel campo civilista, di rivalse.

A finire sotto accusa però non sono certo gli iscritti all'albo ma un sistema tariffario rigido ed estremamente vincolante che, a detta di Bruxelles, non favorisce certo l'esercizio di colleghi stranieri e penalizza fortemente i malcapitati clienti.
E' di questi giorni infatti la critica ufficiale dalla Commissione Europea ai tariffari dei legali italiani. Le parcelle forensi a detta di McCreevy, il responsabile della procedura di infrazione, violano i principi europei di libera determinazione delle tariffe e di concorrenzialità delle professioni.

Non è la prima volta che i sistemi tariffari italiani vengono messi in discussione dalla Commissione. Era già avvenuto nel 2003, quando era commissario Mario Monti e nel 2005.La legittimità e persino l’utilità del sistema tariffario – insieme alla necessità di una rigida disciplina degli ordini professionali – viene strenuamente difesa sulla base della asserzione che barriere all’ingresso delle professioni e stretta regolamentazione dei prezzi servirebbero a garantire i cittadini da abusi e inettitudini professionali.

I fatti però non sembrano confermare questa convinzione. Un indice del grado di rilevanza della tutela offerta dall’ordine contro comportamenti scorretti tenuti dagli avvocati può essere rappresentato dal numero di procedimenti disciplinari avviati in media ogni anno. Secondo i dati del Consiglio d’Europa , per l’Italia il valore di questo indicatore è particolarmente basso: 2,3 procedimenti ogni mille avvocati contro i 217 della Finlandia, i 193 della Danimarca, ma anche i 44 della Grecia.

Quella che si prospetta è dunque un'evidente carenza di controlli e supervisione da parte dell'Ordine, organo garante della professionalità. Ulteriore effetto distorsivo viene involontariamente generato dalla rigida regolamentazione delle tariffe, che pure viene giustificata come forma di tutela del cliente, produce effetti molto dannosi sull’efficienza della gestione del processo, e di quello civile in particolare. Lo svolgimento del processo civile concede infatti ampia autonomia di gestione alle parti mentre la parcella è strettamente legata al numero di attività svolte nell’ambito del processo e pertanto alla lunghezza della causa portando all'inevitabile conseguenza di processi pluriennali e costosissimi per le parti.


Invece di proporre una tariffa unica fissa per le prestazioni forensi come nel sistema tedesco, che ha recentemente assistito ad un notevole snellimento delle procedure e dei tempi dei processi civili grazie ad un sistema forfetario che ha disincentivato parti e avvocati dall’abusare della lunghezza dei processi, il decreto Bersani n. 223/06, convertito da poco in legge, smantella le tariffe minime lasciando inalterati i massimali non sanando di fatto i problemi di intasamento dei tribunali e iniquità tariffarie.

Quello che sfugge al Ministro è che per tutelare i cittadini non è sufficiente mantenere un obsoleto sistema di massimi di parcella ma sarebbe opportuno potenziare il sistema di controllo dell'Ordine.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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