Montreuil, periferia di Parigi, la più grande rete di produzione di energie alternative del Paes

A favorirla un'organizzazione non governativa. Un esempio in controtendenza con la generale attività nucleare francese

E' a Montreuil, periferia parigina, che sorge il più grande complessoproduttore di energie rinnovabili del Paese. Gestita dal Cler, unaorganizzazione non governativa promotrice delle fonti energetichealternative, questa rete di produzione specializzata in fotovoltaico si"serve" delle abitazioni popolari che sorgono nella zona, favorendol'installazione di pannelli proprio sulle case dei cittadini di questaperiferia a Nord-est di Parigi. Un'isola felice nell'intero panoramanazionale segnato dal grande protagonismo delle centrali nucleari, checoprono il 40% del fabbisogno energetico totale, mentre solo il 6%viene soddisfatto da fonti rinnovabili. Dati significativamentesfavorevoli alle eco-energie a cui si aggiunge il trend negativo,registratosi negli ultimi anni, della produzione di energia elettricada fonti rinnovabili, anch'essa drasticamente diminuita.

ArnauldBrunel, direttore amministrativo del Cler, fotografa in modo chiaro lacondizione vissuta dalla Francia in materia, specificando gli obiettividella battaglia portata avanti dalla sua associazione: "Oggi non sitratta più di discutere sul ruolo che si deve dare al nucleare rispettoalle fonti rinnovabili - sostiene Brunel-, ma si tratta davvero dipromuovere il controllo dell'energia, l'efficacia energetica, e provarea sviluppare le energie rinnovabili che sono quasi inesistenti inFrancia, soprattutto se si guarda alla produzione di elettricità".

Secondoil Cler, la vera sfida è quella di favorire le energie provenienti dafonti rinnovabili, con la consapevolezza che la Francia non si puòancora liberare del nucleare, ma può comunque incominciare il suocammino sulla terza strada possibile e alternativa rispetto a quellafossile e a quella fissile. Nel Paese, infatti, l'80% dell'energiaelettrica prodotta ha origine dall'attività nucleare, un datoconsistete se si tiene conto della media europea, stabile al 31%.

Nonostantesiano molti i paesi del Vecchio Continente ad aver cominciato apianificare la costruzione di nuove centrali nucleari nel corso degliultimi cinque anni, quando sono aumentate le pressioni sul petrolio,secondo alcuni esperti la strada atomica non ha più molto senso. Comespiega Frauke Thies, di Greenpeace, "sull'energia nucleare abbiamodiversi stati che hanno posizioni differenziate, e non sta allapresidenza decidere in questa materia. Al contrario, per l'energiarinnovabile esistono oggi tecnologie emergenti, sulle quali possonoessere tutti d'accordo".
Alcuni Stati membri, come l'Italia e laDanimarca, non hanno centrali nucleari, mentre la Germania ha avviatoun piano di dismissioni, anche se un'economia rampante spinge a volte arivederne i termini e rallentarne i tempi. La Commissione europea dalconto suo ha stabilito degli obiettivi di riduzione delle emissioni dibiossido di carbonio, oltre ad altre misure che per la gran parte sonoaffidate alla buona volontà degli Stati membri. Rispetto a questo,Santiago San Antonio, del Forum Atomico Europeo, sostiene chel'industria del nucleare abbia un ruolo fondamentale nella lotta alsurriscaldamento globale, anche se la Commissione non lo puòriconoscere apertamente. "Nella proposta della Commissione sullariduzione delle emissioni di CO2 non è dichiarato chiaramente, ma sevogliamo ridurre le emissioni, se vogliamo ridurre la dipendenzadall'estero e se vogliamo garantire le forniture d'elettricità inEuropa, dobbiamo renderci conto che tutto questo dipende dall'uso dienergia nucleare".

Una posizione che è speculare per altro allacrescente richiesta di apertura di nuove centrali che provienesoprattutto dall'est europeo, soprattutto Lituania, Romania e Bulgariaper esempio, ma anche Slovacchia, dove è proprio l'italiana Enel adessersi impegnata per la costruzione di nuovi impianti. Uncomportamento contraddittorio che si ritrova anche nel fatto chel'Italia, un paese de-nuclearizzato, importa energia nucleare dallaFrancia. Eppure, nonostante questa tendenza, ad est sembrano comunqueconvinti che le energie rinnovabili possano essere un ottimoinvestimento e terreno di busness: non a caso Viktor Vekselberg,magnate russo, secondo la stampa sarebbe intenzionato a realizzare inItalia una mega-centrale per l'energia solare e a biomasse.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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