In Germania emergono e prendono nuovi spazi gli immigrati non religiosi

Gli immigrati non religiosi in Germania stanno trovando la propria voce. Conosciuti anche come 'musulmani culturali' o 'musulmani laici', descrivono se stessi come terribilmente frustrati dall'essere associati continuamente ad una

Colonia, Germania. Arzu Toker ha scoperto recentemente che la suaidentità è cambiata. Quando la donna venne a lavorare e vivere inquesta prosperosa città tedesca da Istanbul, trent'anni fa, chiunque laidentificava come turca, parte di una minoranza crescente in Germania.Arzu ha lottato per essere considerata anche tedesca. Ma ora, questadonna di 54 anni ha scoperto di avere un'identità nuova, una che leimpedisce di essere sia turca sia tedesca. Lei e le sue amiche ed amiciarabi, provenienti dalla Turchia, o provenienti dall'Iran vengono oraclassificati dal governo in base alle loro comunità etniche e dallamaggior parte delle gente comune semplicemente come "musulmani":un'identità religiosa che Arzu, come molti turchi europei, avevaabbandonato ben prima di arrivare a Colonia.

Quando la sua amicaMitra Zainal è giunta nella stessa città due anni or sono, era unarifugiata che fuggiva dal regime islamista dell'Iran con i suoi figli.Mitra ha avuto una sorpresa allarmante: "In Iran, ho passato anni atentare di sottrarmi al potere delle autorità religiose.", mi raccontamentre prendiamo il tè nella cucina di Arzu Toker, "Ora sono inGermania, e non sono obbligata ad essere religiosa, ma ecco che saltafuori che la gente che parla per me sono le autorità musulmane." Le duedonne hanno capito di essere parte di una maggioranza silenziosa, edhanno agito.

"Il governo continua a dire che ci sono tremilioni e mezzo di musulmani in questo paese, e mi includono nel contoquando lo dicono", argomenta la signora Toker, "Non voglio essereinclusa in quella lista. Ma non trovavo modi per farlo sapere." Proprioquesta settimana, insieme, le due donne il modo lo hanno trovato.

Conun gesto che ha suscitato enorme attenzione dai media tedeschi, essehanno dato vita ad un'organizzazione di questo vasto e nonrappresentato gruppo di immigrati. Il gruppo, fondato assiemeall'attivista iraniana per i diritti umani Mina Ahadi, cinquantenne, ead altre quaranta persone, si chiama "Comitato centrale degliex-musulmani". Si tratta di un gioco di parole sul nomedell'organizzazione delle moschee in Germania, il "Comitato centraledei musulmani", il cui quartier generale si situa non distantedall'appartamento di Arzu Toker a Colonia.

Il nuovo gruppo èdiventato una fonte di acceso dibattito sui media tedeschi e nellecomunità di immigrati. L'impatto del comitato, comparato al modestonumero di aderenti che è pero salito a 200 in soli cinque giorni, èstato eclatante. Alcuni membri di essi hanno messo a disposizione leproprie fotografie sul sito web e dichiarato che non si riconoscononell'Islam, un gesto che li mette a rischio, dato che l'abbandonodell'Islam viene considerato un atto punibile con la morte dai"musulmani radicali".


Di colpo, gli immigrati non religiosi inGermania stanno trovando la propria voce. Conosciuti anche come"musulmani culturali" o "musulmani laici", descrivono se stessi cometerribilmente frustrati dall'essere associati continuamente ad unareligione che non è centrale nelle loro vite. Questa stessa settimana,500 persone hanno partecipato ad un incontro molto pubblicizzato inFlorida, chiamato "Summit islamico laico"; organizzazioni simili al"Comitato centrale degli ex-musulmani" stanno nascendo in Gran Bretagnae Danimarca. E Ayyan Hirsi Ali, la politica somala-olandese la cuiveemente protesta contro il maltrattamento delle donne musulmane l'haportata a ricevere minacce di morte e l'ha spinta a fuggire dal suopaese d'origine, è diventata un'autrice di best seller in Europa ed èd'ispirazione a molti di questi gruppi.

A differenza degli ebreinon religiosi (che sono la maggioranza in Israele ed ovunque) o deicristiani non osservanti, i "musulmani culturali" non sono riconosciutidalla religione musulmana e a stento dai governi occidentali. Non si saquanti siano, ma ricerche europee stimano che si tratti dellamaggioranza degli immigrati provenienti da paesi musulmani, la qualenon frequenta le moschee, e che meno del 10% della gioventùidentificata come "musulmana" lo faccia. La maggioranza degli immigratipare considerare se stessa largamente laica.

"Il problema vero èl'identità tedesca.", sostiene la signora Toker, "Quando il governotedesco si rivolge a me o alla mia amica Mitra Zainal dicesemplicemente "musulmane". E se vuol sapere come la pensiamo, lo chiedeai leader religiosi musulmani. Sembrano incapaci di capire che siamoindividui, e molto differenti l'uno dall'altro, e che forse non siamo"musulmani" per niente."

Molto del dibattito concernente imusulmani immigrati ha toccato la questione dell'integrazione: sonoisolati dal resto della società europea? Ora il dibattito acquista unanuova dimensione. Arzu Toker potrebbe essere definitaun'assimilazionista, giacché desidera essere considerata tedesca, ilpaese in cui ha scelto di vivere; Mitra Zainal, d'altro canto, sidefinisce "iraniana-tedesca" ed è favorevole ad un paesemulticulturale, fatto di molte comunità differenti. Ma entrambe si sonoarrabbiate molto quando il governo tedesco ha detto di voler incontrarele comunità etniche, ma ha invitato principalmente le organizzazionireligiose. Il senso di esclusione le ha portate a formare il "Comitatocentrale degli ex-musulmani" che ha suscitato tanto clamore.

Leorganizzazioni musulmane in Germania hanno avuto uno spettro direazioni che va dal silenzio al rigetto oltraggiato. Ayyub AxelKoehler, un tedesco convertito all'Islam che è il presidente del"Comitato centrale dei musulmani" ha parlato alla radio di stato il 9marzo u.s., esprimendo il suo dispiacere, ma non condannando:"L'apostasia non è materia in cui proviamo alcun diletto.", ha dettoriferendosi al gruppo delle signore Toker e Zainal, "Nessuna religionelo fa. Ma nella nostra carta d'intenti ci siamo ripromessi disalvaguardare la libertà religiosa, in positivo e in negativo, e questoprincipio è per noi inequivocabile, che tale libertà si situiall'esterno o all'interno. Perciò, fenomeni come quello di cui stiamoparlando devono essere accettati."

L'organizzazione di cui è acapo il signor Koehler è una delle più moderate e riformiste in Europa,e si ispira allo studioso islamico Tariq Ramadan, che postula unacompleta integrazione dei musulmani nelle società occidentali. La cartad'intenti di cui Koehler parla, in linea con le opinioni di Ramadan,dichiara che "il messaggio dell'Islam è razionale", propugna "losviluppo di una congruente identità musulmana europea" e abbraccia idiritti umani come vengono concepiti in Europa.

Organizzazionicome questa sono state i principali interlocutori dei governioccidentali dopo i grandi attacchi terroristici di New York,Washington, Madrid e Londra, nel tentativo di far "causa comune" con imusulmani moderati nella lotta contro il terrorismo. Ciò ha offerto unaprospettiva di dialogo ed ha prevenuto la presa delle moscheedall'influenza degli estremisti e dai finanziamenti sauditi che lisostengono. Si tratta quindi di sforzi che hanno avuto un certosuccesso, ma ora appare evidente che essi hanno lasciato in disparte unnumero considerevole di persone, che spesso considerano tali gruppinient'affatto moderati.

Nello stesso tempo, per gli intellettualied i leader politici occidentali è divenuto usuale discutere sullemaniere più appropriate di interagire con gli immigrati provenienti dapaesi musulmani. Hirsi Ali, la donna politica somala-olandese, infiammòil dibattito quando dichiarò nei suoi libri di aver trovato la proprialibertà abbandonando la fede religiosa. Nel suo recente libro "Omicidioad Amsterdam", lo scrittore olandese-statunitense Ian Buruma sostieneche Hirsi Ali avrebbe reso un pessimo servizio agli immigrati musulmanipoveri, come se la donna avesse suggerito che essi sono vittime efallimenti sino a che non abbandonano la religione: il che, egli dice,ha posto una barriera troppo alta di fronte a persone vulnerabili. IanBuruma è stato subito fiancheggiato da Timothy Garton Ash, docente distudi europei all'Università di Oxford, il quale ha suggerito che unatolleranza critica dell'Islam è un approccio migliore della completaripulsa.

Ciò ha provocato appassionate risposte, il mese scorso,da alcuni dei pensatori più prominenti di Francia e Germania (ildibattito è ancora in corso e può essere seguito sul sito berlinesesignandsight.com): Pascal Bruckner sostiene che Buruma ha "capitolato"di fronte all'estremismo islamista; coloro che si definiscono "exmusulmani" sono stati paragonati ai dissidenti del regime sovietico, ecosì via.

Nella cucina di Arzu Toker, ieri, non avevol'impressione di trovarmi al centro di un grande dibattitointellettuale europeo. La questione, per il gruppo di immigrati cheesse rappresentano, è del tutto pratica: "Quando ero una bimba",racconta la signora Toker, "la mia famiglia se ne andò dal villaggio incui vivevamo, perché altre persone volevano imporre alle donne dellafamiglia di coprirsi la testa. Vengo in Germania, comincio una vitanuova, e sono sconcertata dal dovermi trovare di fronte le medesimepressioni. Non voglio essere inclusa nelle persone religiose, e se ilmodo per farlo è stato fondare il Comitato, ben venga."

*per "Globe and Mail" del 10.3.2007, trad. M.G. Di Rienzo








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


Torna su